VIDEO – Sereno variabile ad Ascoli Satriano, 2 novembre 2013

(function(d, s, id) { var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) return; js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = “//connect.facebook.net/it_IT/all.js#xfbml=1”; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); }(document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’)); post di Il blog del Gargano, Amara terra mia.

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Azioni e tradizioni: La calza dei morti in Capitanata

di Pino Donatacci Chissà quante volte ci siamo chiesti perché la calza dei morti a Foggia si regala a Novembre in occasione della festa della commemorazione dei defunti, mentre in quasi tutto il resto d’Italia si regala il giorno dell’Epifania. Il motivo è questo: l’arco di tempo che trascorre tra la notte di ognissanti e quello della befana è considerato come un tempo in cui i morti ci vengono a far visita. Il primo Novembre entrano nel mondo dei vivi e il giorno dell’Epifania ritornano nel regno dei morti. Questo periodo corrisponde alla lunghezza dell’autunno durante il quale la natura si prepara a morire. Gli antichi erano grandi osservatori dei fenomeni naturali e ritenevano che quello che avveniva alla natura, succedeva anche all’uomo. Come dare loro torto se consideriamo che l’uomo è un elemento della natura? Per cui le foglie che cadono, i colori scuri che si sovrappongono ai colori caldi estivi, l’autunno che succede all’estate erano per gli antichi tutti presagi di morte.In questo contesto e per mezzo del pensiero simpatico, l’uomo antico credeva che questo fosse il tempo dei morti e che, anzi, i morti sarebbero ritornati a trovare i vivi per giustificare la ciclicità delle stagioni. Intorno a queste credenze, che ben presto si trasformarono in convinzioni, si sviluppò una ritualità. Michelina A. una acuta informatrice proveniente da Borgo Croci, così si esprime in un’intervista “Qualche giorno prima dei morti nostra madre ci toglieva dalle orecchie il cerume e ne faceva una candelina. Il giorno dei morti socchiudeva l’uscio della porta e poggiava sull’uscio un catino con dell’acqua dentro. Diceva che quando accendeva la candelina sull’acqua si vedevano le ombre dei morti che passavano in processione”. Questo rito è diffuso in molti paesi della Capitanata come ad esempio Orsara di Puglia dove i morti vengono chiamati “cocce

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La camorra e le discariche di rifiuti tossici in Puglia

L’allarme sulla presenza di rifiuti tossici in Puglia è contenuto nella deposizione che Schiavone fece, il 7 ottobre del 1997, davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Le sue parole sono rimaste segrete fino a ieri; fino a quando, cioè, l’ufficio di presidenza della Camera non ne ha disposto la desecretazione.  «Sulla Puglia cosa sa?». E Schiavone, cugino del famigerato Francesco Schiavone detto “Sandokan”, parla a ruota libera: «Anche sulla Puglia parlavamo; c’erano discariche nelle quali si scaricavano sostanze che venivano da fuori, in base ai discorsi che facevamo negli anni fino al 1990-1991». I componenti della Commissione gli chiedono di essere più preciso. E Schiavone spiega che queste discariche erano «nel Salento, ma sentivo parlare anche delle province di Bari e Foggia». Ma l’ex boss non ricorda in maniera più precisa. Non sa o non vuole dirlo. E si giustifica: «Era un discorso “accademico” interno che facevamo, dicendo: mica siamo solo noi, lo fanno tutti quanti». Cosa arrivasse di preciso qui, è difficile dirlo. Di certo, il traffico riguardava in generale di «sostanze tossiche, fanghi industriali, rifiuti di lavorazione, rifiuti radioattivi». Veleni interrati per venti o trenta metri di profondità, vicino alle falde acquifere. L’affare frutta al clan «dal 1990, 2-3 miliardi (di lire, ndr)». «Così poco?», si meraviglia la Commissione. «Ma nella cassa comune, con la quale si pagava il mensile, non nelle casse private», spiega Schiavone. «C’è qualche latitante che ha ancora le valigie piene di soldi, le ho viste io stesso; sono soldi fatti con i rifiuti e con altre attività, di nascosto».  Leggi tutto qui Grazie a Luigi Placentino per la segnalazione   da qui altre rivelazioni La nave dei veleni. I ricordi di Schiavone, nel 1997, sono tutt’altro che nitidi. Tant’è che, spesso, alle domande più ficcanti dei commissari il pentito si difende

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