La caccia, se la conosci…..la eviti! Parola di un ex cacciatore

Massimo Notarangelo scrive su Facebook: Te la posso commentare per esperienza diretta e personale ( da ex cacciatore) IN ITALIA TUTTE le specie sono a rischio di estinzione dato che tutte vengono sparate anche in condizioni non ottimali per il riconoscimento ( caccia notturna o in scarsa luce ) oltre a fatto che pochissimi ( nessuno ) cacciatori saprebbero riconoscere un volatile che frulla da sotto i piedi ( il riconoscimento spesso è postumo all’abbattimento); IN ITALIA la caccia è “consentita” nel periodo riproduttivo, perchè molte specie precoci, seppur “protette” dalle date dei calendari, di fatto vengono cacciate regolarmente; IN ITALIA la caccia è permessa per almeno 270 giorni all’anno, senza limiti di carniere…altrimenti mi dite uno come fa a vantarsi di aver ucciso 150 allodole?   IN ITALIA la caccia è consentita a tutti, posso portarvi esempi di gente che è stata in carcere e ha subito ottenuto il permesso per dedicarsi all’attività venatoria;   IN ITALIA la caccia è permessa su tutto il territorio nazionale, compresi parchi nazionali, riserve e aree protette, terreni coltivati e privati;   IN ITALIA la caccia diventa particolarmente proficua quando le condizioni meteo sono avverse, vedi nevicate, gelate, alluvioni…;  IN ITALIA ogni anno i cacciatori prestano il loro lavoro gratuito a distruggere il patrimonio faunistio che è di tutti;   IN ITALIA la caccia ha una funzione di controllo per le specie selvatiche, nel senso che ne limita il numero, spesso inducendo alcune ad estinguersi. LA CACCIA SE LA CONOSCI LA EVITI. IN ITALIA LA CACCIA SELVAGGIA NON ESISTE, ESISTE SOLO QUELLA ILLEGALE!!! E se mi trovate, uno, dico almeno un cacciatore che nella sua “carriera” non ha mai trasgredito le regole, allora prometto che inizio a credere alla madonna!!! Vedi anche il reportage sul bracconaggio pubblicato da La Repubblica

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La biblioteca del convento di San Matteo diffonde la cultura anche su Youtube

Grazie a Ludovico Centola, de www.lavalledeglieremi.it, sono venuto a conoscenza dell’interessantissimo canale video della biblioteca del Convento di San Matteo, a San Marco in Lamis, una delle biblioteche più fornite della Capitanata. Bella e da ammirare l’idea di “aprirsi” al web e far conoscere la biblioteca a tutti tramite internet. Il link al canale è questo: www.youtube.com/user/bibliotecasanmatteo Alcuni dei video più interessanti: La storia di Zazzano, un antico villaggio agricolo nel cuore del Gargano   Le carte geografiche all’interno della biblioteca

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Le bonifiche del Tavoliere delle Puglie in un proverbio popolare (+ approfondimento)

Atlante geografico del Regno di Napoli, Rizzi Zannoni, 1808 In realtà la Puglia fu la ricchezza e la tomba di molti pastori, principalmente abruzzesi, che stimati in circa cinquemila ogni anno, trascorrevano in questa pianura otto mesi su dodici, andando spesso incontro a morte certa per via della malaria che regnava sovrana nei luoghi frequentati da loro come le mezzane e le marane. Il nome marana, per ironia del destino, viene proprio da un termine greco che significa appassire, spegnersi, ma che la piana fosse la tomba dei pastori e non solo, lo sapevano bene alcuni locati che hanno sempre saputo che, ad esempio, nella locazione di Salpi, tra Manfredonia e Cerignola, in una contrada  chiamata Alma dannata, le condizioni di vita erano impossibili e c’era il detto: ”Chi va all’Alma dannata e no more, vol di’ ca la morte gli è sore”.  Fonte Clicca qui e approfondisci con una interessante lettura sulle bonifiche delle paludi di Salpi / Salso / Verzentino: Considerazioni su i mezzi da restituire il valore proprio a’ doni che ha la natura largamente conceduto al Regno delle Due Sicilie del commendatore Carlo Afan de Rivera, 1832 Variazioni climatico-ambientali e impatto sull’uomo nell’area mediterranea durante l’olocene Se ti interessa conoscere meglio il Lago Salso con la sua oasi naturalistica cerca “salso” nel form della ricerca google qui nella colonna a destra.

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L’arcobaleno dal dialetto garganico ai racconti fondativi degli indiani d’America

  di Domenico S. Antonacci Come apprendiamo dal Vocabolario dei dialetti garganici di Francesco Granatiero in molti paesi del Gargano l’arcobaleno si chiama arche Nuè, Arcanuwé, Arcanuwéle (Mattinata e Monte Sant’Angelo), dd’arke de Nwè (Vico del Gargano) e così via. In sostanza si traduce con Arco di Noè (l’arcobaleno appare dopo il diluvio nei racconti). L’arcobaleno è, infatti, il “segno dell’alleanza” stabilito tra Dio e gli uomini e tutti gli esseri viventi (Genesi, 9,12). Da qui il riferimento dell’ “arcanuè” (arca di Noè). Siamo alle primissime pagine della Bibbia. Nel Gargano la parola arriva probabilmente dall’omelia della Chiesa. Genesi 7:11–24; 8; 9:8–17. Piove per quaranta giorni e quaranta notti (7:11–12). Tutte le persone e le creature che non si trovano nell’arca muoiono, e le acque ricoprono la terra per centocinquanta giorni (7:13–24). Quando le acque si ritirano, Noè, la sua famiglia e gli animali lasciano l’arca (8:1–19), e Noè offre un sacrificio al Signore (8:20–22). Il Signore stabilisce un’alleanza con Noè e mette in cielo l’arcobaleno come pegno di alleanza (9:8–17). Ma c’è da notare che anche per i nativi americani e altre popolazioni l’arcobaleno ha (o aveva) un significato simile (ed infatti sono i discendenti dei popoli euroasiatici che migrarono, forse, attraverso l’Alaska nel caso degli indiani d’America). In questo senso, l’arcobaleno costituisce un ponte, una linea continua tra la terra e gli spazi celesti propri ed abitati dalla divinità. Apprendiamo che tra la terra e il cielo esiste un ponte, il “Ponte dell’arcobaleno”, ai cui piedi è collocato un luogo speciale in cui tutti gli animali che abbiamo amato in vita (cani, gatti, coniglietti) riacquistano, come per magia, la loro forma fisica perfetta se morti per malattia o la giovinezza se deceduti per vecchiaia. E per quelli abbandonati? Beh, anche loro hanno la possibilità di riscattarsi dalle crudeltà

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