Consigli per il trekking e fotogallery: Abbazia della SS. Trinità di Monte Sacro, Mattinata

di Domenico S. Antonacci Tra le abbazie garganiche quella della SS. Trinità è sicuramente la più suggestiva. Non che Pulsano, Kàlena, Santa Maria a Mare etc siano meno “belle” ma sicuramente il fascino di un luogo raggiungibile solamente a piedi le dona qualcosa di particolare così come il suo trovarsi immersa nel bosco in una commistione tra naturale e antropico davvero unica. La sua storia è lunga, sembrerebbe costruita nel VI secolo, ma probabilmente il luogo era già adibito per altri culti, forse pagani (a Giove Dodoneo); Nel IV secolo d.C. il monte era ancora conosciuto come Monte Dodoneo, consacrato al culto pagano di Giove. Secondo una antichissima tradizione, dopo l’apparizione dell’Arcangelo Michele nella grotta di Monte Sant’Angelo, il vescovo e i prelati della zona si recarono sul Monte Dodoneo, allora sede del culto pagano di Giove e ne distrussero i simulacri dedicando il tempio alla SS.Trinità. Da allora il monte assunse la denominazione di Sacro. Poi l’Abbazia di Monte Sacro fu sede del Convento Benedettino dal VI al XIII secolo d.C. Grazie all’impulso dell’Abate e letterato Gregorio si costituì una vasta biblioteca ,che contribuì a far diventare l’Abbazia uno dei più importanti centri culturali della Puglia del Medioevo. da wikipedia Raggiungere l’abbazia è semplice (indicazioni per chi arriva da Mattinata – indicazioni per chi arriva dalla strada della Foresta Umbra). Una volta raggiunta l’area parcheggio bisogna imboccare il sentiero (segnalato in rosso su rocce e tronchi) per poco più di 1km; si sale di quota per circa 200mt e i tempi di percorrenza possono oscillare dai 30 ai 50min, a seconda del ritmo che si tiene nella camminata. In definitiva si tratta di un sentiero davvero per tutti. Poco più di 1km. Negli ultimi 200mt si può fare una deviazione fuori percorso verso la cima del monte e da

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A Mattejë

Come ogni anno, in occasione dell’anniversario della sua morte, dedichiamo un post alla memoria di Matteo Salvatore. Sono passati 8 anni e questo articolo è stato scritto nel 2005, anno della scomparsa del cantore popolare apricenese. di Alessio Lega da anarca-bolo.ch Un po’ di chiarezza Se l’Italia avesse un minimo di dignità e d’onore l’alta Puglia non sarebbe il luogo del culto di Padre Pio ma di Matteo Salvatore. Matteo Salvatore è stato un miracolo vivente degli ultimi cinquant’anni, un grande poeta popolare, un cantante sopraffino di ineguagliabile musicalità, un ottimo chitarrista con una tecnica autodidatta ma di audace raffinatezza. Le origini della sua arte affondavano nella leggenda: le biografie lo vogliono, pressoché bambino, ad accompagnare un violinista cieco, tale Pizzicoli, portatore di serenate a pagamento. Sembra esserci una sorta di reincarnazione del mito d’Omero alla base della cultura profonda di questo aedo del ’900. La miseria nera che fa compagnia alla quasi totalità degli abitanti del paesino d’Apricena (in provincia di Foggia, dove Matteo era nato nel 1925) è il basso continuo che accompagna tutte le sue opere, il motivo che lo spinge ben presto, come tanti suoi conterranei, a spostarsi a nord. Roma (ma anche Milano, Torino…tutta la via crucis del poer crist emigrante) lo troverà a esercitare il nobile mestiere del posteggio nelle trattorie, dove attira l’attenzione di alcuni intellettuali. Sono gli anni che preludono la riscoperta del patrimonio popolare (quello che avrà la sua eclatante rivelazione nello spettacolo Bella Ciao del Nuovo Canzoniere, presentato al Festival dei due mondi di Spoleto nel ’64). Sono anni in cui Ernesto De Martino, Diego Carpitella e Alan Lomax battono la penisola nel timore (fondatissimo) che presto la televisione di lascia o raddoppia fagociti la cultura contadina. Gli spiriti più sensibili se ne sono già accorti. Matteo canta nelle trattorie

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#apuliaslowcoast Conclusa la prima tappa dei laghi del #Gargano

Si è conclusa la prima tappa di Apulia Slow Coast, il giro della Puglia in pedalò. Il viaggio è cominciato nella mattinata di domenica 25 con Guido Pietroluongo e Antonio Dembech che hanno accompagnato il pedalatore Michele Guarino lungo la costa dell’istmo di Lesina. Nel pomeriggio, dopo una pausa dovuta al maltempo, il viaggio è ripreso con Domenico Antonacci all’interno del Lago di Varano. È stata sicuramente un’esperienza unica. Michele è rimasto affascinato e sorpreso da questa parte poco conosciuta del Gargano; il paesaggio, il suono dell’acqua, la pineta immensa e le colline circostanti non hanno fatto altro che aumentare l’entusiasmo di Michele; davvero determinato e con al fianco un team che lo supporta minuto per minuto, siamo sicuri che arriverà fino alla fine del suo viaggio, a Ginosa Marina. Buon viaggio Michele! Tutte le informazioni su www.apuliaslowcoast.it   Leggi anche qui  

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Apulia Slow Coast: il viaggio della #Puglia in pedalò parte con Domenico Antonacci

Una costa  …lunga 423 miglia. Un litorale caratterizzato da struggenti bellezze naturali, insediamenti urbani, vite e culture che si affacciano al mare. Un lungo lembo di terra protagonista di tante storie. Un viaggio  …in pedalò, per percorrere la costa pugliese e osservarla da un punto di vista nuovo e inedito. Un’occasione per riflettere sulle ricchezze e sulle criticità del territorio costiero pugliese.   Un film  …per raccontare il viaggio in pedalò lungo la costa pugliese. Un documentario che restituisce allo spettatore lo sguardo che dal mare si volge alla costa.  Per la prima tappa di domenica 25 agosto, la Marina di Lesina – Foce Varano, ad accompagnare il pedalatore Michele Guardino ci saranno Domenico Sergio Antonacci, blogger di Amaraterra.com, Guido Pietroluongo, esperto di cetacei, e Tony Dembech che racconteranno la costa del Gargano vista dal mare. Nella serata l’evento di presentazione presso il Pizzicato Bar di Vico del Gargano. L’iniziativa è sostenuta da: Diventa un partner del progetto Apulia Slow Coast è un progetto dell’associazione no profit Apulia Slow. Per informazioni, scrivere all’indirizzo mail info@apuliaslowcoast.it 

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