Monte Civita, un esempio di quanto può essere importante la cartografia (e sopratutto saperla leggere!)

I.G.M. 1:25000 Monte Civita è una spoglia collina (a causa del prelievo indiscriminato di legname nel XIX secolo e dei pascoli successivamente) alta quasi 500 metri facente parte del semicerchio di rilievi che circonda il lago di Varano; si trova nel territorio di Ischitella, presso il confine con Carpino, zona caratterizzata da una modesta presenza di grotte e sorgenti. Monte Civita è senza dubbio uno dei siti archeologici più interessanti ed intriganti del Gargano nord. Appena ci si reca sul sito non si fa a meno di notare le decine di “fosse” nel terreno, si tratta di un complesso di centinaia di tombe databili tra il VI ed il IV secolo a.C. I primi scavi iniziarono negli anni ’60 per poi lasciare piede libero ai tombaroli che depredarono gran parte delle tombe visibili in superficie; da un paio di anni alcune campagne di scavo, a più riprese, hanno riportato alla luce interessante materiale…e gli enigmi non mancano…speriamo al più presto di ricevere informazioni ufficiali a riguardo. Il sito fu frequentato fino all’alto medioevo insieme a quello adiacente di Niuzi (Niv’z nel dialetto locale) Una tomba di Monte Civita Comincio ora a collegarmi al titolo dell’articolo, questa breve introduzione era d’obbligo.

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Quando gli slavi erano di casa sul Gargano

Armando Petrucci, nell’introduzione al “Codice diplomatico di Tremiti”, afferma che fra il X e XI secolo il mare Adriatico fu un elemento unificante, una sorta di ponte per le opposte sponde del Gargano e della Dalmazia: i contatti e gli scambi commerciali delle popolazioni che le abitavano erano frequentissimi. E’ certa l’esistenza, fin dal VII secolo, di una via marittima avaro-sklavena dalla Dalmazia al Gargano, trafficata ancora nel X sec.; al 962 risale la presa di Siponto da parte del rex sclavorum Michele Visevic. Una conquista pacifica perché gli Slavi dalmati avevano stabilito sul Promontorio delle vere e proprie colonie a Peschici e a Devia (tra i laghi di Lesina e Varano). Il nome di Peschici del resto significa “sabbia fine”; il toponimo slavo Pjeskusa indica un suolo sabbioso (sulla costa dalmata la lunga penisola di Pelisac era chiamata in italiano Sabbioncello). Il dialetto ha conservato vocaboli illirici, individuati già nel 1956 dal glottologo tedesco Gerhard Rohlfs. La colonia di Devia era costituita da un gruppo di piccoli proprietari guidati da uno «iuppano» (ancora negli anni Cinquanta lo “zupan” era il capo- villaggio in molte regioni della ex Iugoslavia); di fatto indipendente dall’imperatore bizantino. Questa comunità prosperò fino alla dominazione

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Prodotti di Puglia, un marchio per identificare le nostre tipicità alimentari fuori regione

AGGIORNAMENTO 18 GENNAIO 2012 A FINE POST AGGIORNAMENTO LUGLIO 2012 A FINE POST Il marchio d’area “Prodotti di Puglia” è un marchio collettivo comunitario con indicazione territoriale. Il marchio garantisce la provenienza del prodotto (materia prima e trasformazione) dalla regione Puglia. La garanzia di tale provenienza viene fornita attraverso il sistema di tracciabilità informatizzato che le aziende devono adottare e che consente di risalire con certezza dal prodotto al produttore iniziale. La Regione Puglia con la registrazione del marchio “Prodotti di Puglia” intende: promuovere e sostenere la produzione, la valorizzazione e la diffusione dei prodotti agro-alimentari che sono realizzati in Puglia; garantire la qualità delle produzioni; sostenere ed incentivare le PMI del settore agricolo ed alimentare nell’uso del marchio “Prodotti di Puglia” per differenziarne i propri prodotti; consentire ai consumatori un’immediata identificazione dei prodotti che sono propri della Puglia, garantire la provenienza e i vari passaggi lungo la filiera; incentivare la costruzione di un sistema di qualità dei prodotti agro-alimentari immediatamente trasferibile al territorio nel suo complesso, basato su comportamenti virtuosi degli operatori del settore agro-alimentare; promuovere tecniche rispettose dell’ambiente per favorire: l’eco-compatibilità del processo; il risparmio energetico; l’applicazione di tecniche innovative.  I soggetti licenziatari del marchio possono essere:  imprese agricole

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Giuseppe Bramante, anarchico garganico

di Antonio Basile … son di medicina pure io, come Malatesta e Carmelo Palladino, naturalista e materialista convinto che l’uomo giusto ha la “missione” inderogabile di cambiare le cose e controbilanciare l’arroganza dei furbi, dei forti e dei potenti. Tempo fa, cercando notizie e i testi di Giuseppe D’addetta, mi sono imbattutto su un testo di Mario Simone che racconta di quando Tommaso di Fiore venne sul Gargano alla ricerca del prossimo di Giannone e di Celestino Galiani, di Carmelo Palladino e di Giuseppe Bramante, fantasmi implacabili della Rivoluzione alienata…. Immagine la curiosità che scattenarono in me queste righe quanto poi, approfondita, la ricerca scoprii che Giuseppe Bramante e suo fratello erano di Carpino. In particolare sempre Mario Simone, in “Ricordi e frammenti”, ci informa che: Nella pagina pubblicata da «Rassegna pugliese», fascicolo in onore di Tommaso Fiore, nomino gli anarchici garganici Bramante e Palladino, che da tempo mi avevano incuriosito, fino a farmi cercare le loro tracce nei paesi di origine: Carpino e Cagnano Varano. Qui mi fu propizio il commissario al Comune, dott. Antonio Papagno, manfredoniano, che riuscì a farmene ottenere il ritratto, del quale volle copia Antonio Lucarelli, per il suo scritto biografico apparso con l’immagine «Umanità

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Concorso “1° International SpeleoMovie Web Festiva”l: vince il Team ARGOD

Il Team Archeo – Speleologico ARGOD vince al 1° International SpeleoMovie Web Festival del documentario speleologico, organizzato dal portale di Speleologia Napoli Underground (tra i più noti e seguiti d’Italia), dalla Federazione Nazionale Cavità Artificiali e dall’Associazione Speleologica Cavità Artificiali di Milano. Il documentario denominato Grotte delle Colonne d’Ercole, si riferisce all’ultima scoperta speleologica  effettuata dallo stesso Team ARGOD in agro di San Nicandro Garganico (FG). Nel filmato, oltre a poter vedere le esclusive immagini della grotta, bella e concrezionata, è anche possibile seguire l’appassionante storia, lunga decenni, che ha portato alla sua effettiva scoperta e conseguente esplorazione. A partecipare al concorso 19 video di grande pregio, provenienti da varie regioni italiane e dall’estero. Il risultato finale è il seguente: 1° classificato: Grotta delle Colonne d’Ercole – Team Archeo- Speleologico ARGOD con 232 voti. 2° classificato: Underground Rome – Roma Sotterranea con 70 voti. 3° classificato: Otter Hole Cave – Redhouse Production – Paul Taylor con 38 voti. Ecco uno stralcio dal sito napoliunderground: “Il torneo si è concluso: 19 magnifici contendenti si sono disputati i favori degli astanti. E’ stato emozionante come la più classica delle corse di cavalli che, sino all’ultimo metro, tiene con il fiato sospeso. Se

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Vi sono popoli che hanno un talento istintivo…

“Vi sono popoli che hanno un talento istintivo e storico per l’architettura.E si capisce per quelli che hanno da celebrare una potenza e da attestare una forza. Ma s’immagina difficilmente un gruppo di pastori e di contadini che porti una preoccupazione architettonica nella sua abitazione, nel suo forno, nel suo rifugio di montagna. Da Manfredonia a Monte Sant’Angelo, si va prima per un pendio sul mare, di poche case sparse tra i campi di olivi e di mandorli, di olivi e di pini d’aleppo…Si capisce d’essere capitati dentro un’opera tra le piu’ ingegnose degli uomini e, come succede, si pensa alla natura di questi uomini” Corrado Alvaro, 1941 ringrazio Pasquale Gatta per avermi messo a conoscenza del testo

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Quando sulle rive del Lago di Varano c’erano “alberi strani, con radici nell’acqua”

Leonarda Crisetti Grimaldi  nel volume “La Laguna di Varano. Una risorsa da valorizzare”  pone all’attenzione del lettore l’ecosistema complesso e fragile del lago costiero più esteso d’Italia, una zona umida che occupa una posizione strategica sulle rotte migratorie degli uccelli acquatici tra l’Africa e l’Europa, importante area di sosta e di svernamento. La monografia, dedicata a tutti i pescatori e a coloro che hanno a cuore le sorti del lago, divulga conoscenze fondanti che l’autrice, vissuta da sempre sul lago, si porta dentro, con passione. Documenti archivistici inediti, preziosi per ricostruire l’identità, il mondo e la cultura dei popoli rivieraschi, dagli Angioini a tutto l’Ottocento, passando per le usurpazioni degli usi civici dei feudatari, sono integrati da un’interessante ricerca sul campo. I vecchi pescatori diventano una fonte orale privilegiata, una memoria storica imprescindibile  per conoscere modi e mezzi della pesca di un tempo, ormai scomparsi, il significato dei toponimi dei luoghi e delle sorgenti, legato ai nomi, ai cognomi ed ai soprannomi di coloro che si insediarono nella zona. Un lavoro, quello del pescatore, di antica nobiltà, faticoso ed incerto. Il libro della Crisetti, con la visione di un ricco apparato iconografico, ci riporta al tempo in cui sul Varano

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Nuovo parco eolico a San Marco in Lamis

Fonte foto Un nuovo parco eolico sarà costruito a San Marco in Lamis da Alerion Clean Power che avvierà nelle prossime settimane la realizzazione del progetto, per una potenza installata di circa 44 MW (produzione media per MW installato di circa 1,95 GWh con una produzione complessiva prevista a regime di circa 86 GWh). Il progetto è differente da quello presentato alcuni mesi fa a causa di alcune originarie incompatibilità dell’impianto aereo con lo spazio aereo dell’aereoporto militare Amendola (lo stesso che intralcerebbe alcune ipotesi di ampliamento del Gino Lisa di Foggia……). Non siamo riusciti a capire la zona dell’impianto, pensiamo che però sarà sicuramente visibile dal Tavoliere dato a San Marco in Lamis la zona esposta ai venti è fondamentalmente quella esposta a sud.

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