Orientamenti astronomici dei Dolmen di La Masecca, by Team ARGOD

Quando iniziai ad esplorare il Gargano, ormai diversi anni fa, e ancor prima, quando mi barcamenavo tra pubblicazioni garganiche di stampo archeologico e naturalistico in varie biblioteche d’Italia (dall’antichissimo Archiginnasio di Bologna alla biblioteca di San Nicandro Garganico), ebbi l’impressione che il mio amato Promontorio celasse gran parte delle sue meraviglie lontano dalla fragile carta di una documentazione storica scarna e difficilmente reperibile. Sentivo che la vera identità della mia terra era da ricercare tra le sue profonde pieghe fatte di roccia e millenni, e protetta da una selva ispida e robusta, a volte invalicabile. La presenza di strutture megalitiche su territorio garganico ne è una conferma. Ho già esplicitato in un articolo precedente (Dolmen di Ripe Rosse, sezione Archeoastronomia di questo Blog) l’approccio scientifico con cui sto affrontando lo studio di tali strutture litiche , insieme ai miei colleghi del Team Archeo- Speleologico ARGOD (di cui sono co-fondatore e Direttore), ed il Direttore del Museo Paglicci, Enzo Pazienza, di Rignano Garganico, il primo ad aver iniziato un percorso di studi più approfonditi sulle strutture dolmeniche presenti su territorio rignanese (Dolmen di “Madonna di Cristo” e Dolmen di “La Masecca”). In quest’articolo esporrò alcuni dati e considerazioni in base ai

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La zampogna di Panni (FG)

Foto di Ezum – Festival della zampogna di Scapoli (Isernia) – 2000 – Fonte foto Ignoravo fino a pochi giorni fa l’esistenza di una zampogna “tradizionale” in Provincia di Foggia; è la zampogna di Panni, un piccolo paese al confine con la Campania. Ho trovato qualche informazione ai seguenti link: La zampogna di Panni – 1 La zampogna di Panni – 2 La zampogna di Panni – 3

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San Nicola Imbuti, la città fantasma

Volete saperne di più su San Nicola Imbuti di Varano? Un sito ameno e ricco di storia, rivestito di macchia mediterranea, di olivi e olivastri, puntellato di sorgenti, che lungo la riva occidentale della laguna di Varano nel punto in cui la lingua di terra ai piedi del bosco San Nicola si getta nelle acque, bagnandosi e traendone probabilmente la denominazione, si presenta ricco di manufatti e incuriosisce il viaggiatore. Sito che vanta una lunga memoria, come si evince dalle fonti scritte, orali, materiali, iconiche e audiovisive di cui disponiamo. Le stesse che presenterò , cercando di rendere interessante l’incontro, le medesime volte a dimostrare l’ipotesi che le istituzioni allora mostrano interesse verso un territorio quando lo richiede la “Ragion di stato”, della Chiesa prima, in epoca medievale intorno all’anno Mille, del Regno d’Italia poi, negli anni dei due conflitti mondiali. […] Ai curiosi, appuntamento al 6 novembre 2010 ore 17.30 Auditorium Palazzo “Domenico Fioritto” San Nicandro Garganico.

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Le feste dei Morti: antiche tradizioni di Monte sant’Angelo e Peschici

Giovanni Tancredi, nel volume “Folclore garganico”, pubblicato nel 1938, dedica una bella pagina alla festa di Ognissanti e al giorno dei Morti. Esordisce dicendo che sulla sommità del Monte Gargano, tutta la natura sembrava partecipare all’evento: un sole smorto e le prime nebbie avvolgevano i monti e la città di Montesant’Angelo, mentre le foglie gialle e rossicce si staccavano dai tronchi e frusciavano sulla terra brulla ai primi soffi di vento gelido. Un quadro d’insieme completato dal volo di uno stormo nero di cornacchie, che si alzavano pigramente e si disperdevano nell’aria, emettendo un rauco funebre grido. Le donne del popolo “montanaro” il 1 novembre, giorno di Ognissanti, per devozione alle anime dei morti, lessavano nel latte delle piccole quantità di grano e granturco, condendone i chicchi con il vincotto di fichi. La festa si connotava per l’attesa dei doni dei morti. Nella notte che precedeva il due novembre, i bambini di sette, otto anni appendevano una calza nella cappa del camino oppure dietro la porta dell’ uscio, le imposte dei balconi e delle finestre. Credevano che i morti, tornati dall’oltretomba, dopo aver vagato qualche ora per il mondo, scoccata la mezzanotte, si sarebbero fermati anche nella loro casa per

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Somme dei risparmi nelle banche italiane nel 1891

Prima dell’Unità (1861) circa il 70% della ricchezza dell’attuale Italia era nel Regno delle due Sicilie; ma la venuta di Garibaldi avvia un trasferimento di ingenti somme di denaro a Nord … è storia (quella scomoda, fatta di massoneria e mafia, non scritta nei libri). Quest’immagine (di bassa qualità ma sufficientemente leggibile, spero). vi fa rendere conto dell’immenso divario che si era creato tra Nord e Sud già a fine ‘800. Spunti di riflessione: http://www.youtube.com/watch?v=ZxhOzPZL2yU http://www.youtube.com/watch?v=aIFzaKrd-pI

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La criminalità garganica, secondo Lombroso era dovuta anche alle grotte

Riparliamo di Cesare Lombroso, il “noto” criminologo al centro di contestazioni nei mesi scorsi (vedi anche il nostro post); trattando dell’eventuale collegamento tra povertà, geologia dei terreni, mefitismo e tendenza al delitto cita più volte il Gargano e la Capitanata; riporto di seguito uno dei passaggi del libro “L’uomo delinquente in rapporto all’antropologia, alla giurisprudenza ed alla psichiatria”; vengono citati Carpino, Lesina e Monte Sant’Angelo come paesi dove facilmente si innescavano ribellioni popolari. Perchè permettiamo che il contadino dell’Alta Italia continui a mangiare un pane avvelenato che produce la pellagra,  quando le  leggi che applichiamo sì bene in città ci darebbero il modo di vietarlo? Perchè permettiamo  che  il miasma  febbrigeno  dei  campi  lo  uccida,  quando  una  spesa leggiera  in  opportuni  ricoveri  e  una  facile  rivendita  del  chinino  lo  salverebbero?  Perchè permettiamo, nel Gargano e nella Sardegna, che popolazioni  intere dimorino  in caverne sotto terra come ai primi tempi dell’umanità, e si dilaniino per la rivendicazione delle terre comunali? Testè  il  procuratore  del  Re  a  Lucera  diceva:  «A  far  diminuire  i  reati  sul  Gargano,  ad impedire gli ammutinamenti popolari in Montesantangelo, ove il popolo in più migliaia corse le vie gridando:    Abbasso  il Municipio!  a  prevenire  novelle  invasioni  popolari  sul 

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Il ritorno del lupo sul Gargano, un’altra conferma

Dopo il ritrovamento di qualche mese fa ecco un’altra conferma che il lupo è tornato. Sul Gargano si ritorna a gridare “al lupo al lupo”. Con l’arrivo dei primi freddi tornano sul Promontorio i lupi, e fanno danni. Un branco è stato avvistato sulle alture di Valle Carbonara, vicino Monte Sant’Angelo dove nella notte hanno ucciso alcune pecore di proprietà dell’allevatore Pasquale Santoro. Non è la prima volta che l’agricoltore montanaro subisce danni da fauna selvatica, soprattutto dai lupi che tra Monte Sant’Angelo e Carpino trovano il loro habitat naturale E se lo spirito ecologista potrebbe esultare per la presenza di questi animali, non è così per gli allevatori che preoccupati si sono rivolti alle associazioni di categoria per richiamare l’attenzione delle istituzioni, finora assenti sul problema. Sempre a Monte Sant’Angelo alcuni cittadini ieri mattina hanno rinvenuto una carcassa di lupo nei pressi del cimitero. Il lupo è stato trasportato presso gli uffici dell’ente Parco e da qui all’Istituto Zooprofilattico dove verranno stabilite le cause del decesso. I vari enti territoriali come Parco del Gargano e Regione Puglia stanno verificando la possibilità di attuare un apposito progetto che, oltre «a voler acquisire conoscenze dettagliate sullo status e la dinamica ecologica

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