Nuove foto del Gargano dallo spazio!!

Ricordate la foto che l’astronauta Paolo Nespoli scattò su richiesta? Come mi fu promesso tempo fa, qualche giorno fa ho ricevuto le restanti foto del Gargano dallo spazio da un addetto agli archivi fotografici ESA/NASA; quasi non ci speravo più, eppure hanno mantenuto la parola (ed anzi ha detto che me ne invierà altre!). p.s. per i siti che vogliono pubblicare la notizia: vi prego di citare la fonte, non costa nulla ed è segno di correttezza ed educazione. Cliccate sulle foto per vederle ad alta risoluzione, buona visione. CREDIT ESA/NASA – Lago di Varano e Foresta Umbra, si scorge in alto a destra la grande faglia di Valle Carbonara e vari paesi CREDIT ESA/NASA – Golfo di Manfredonia CREDIT ESA/NASA – Forestra Umbra e la Testa del Gargano CREDIT ESA/NASA CREDIT ESA/NASA Domenico Sergio Antonacci Seguici su facebook, aggiornamenti dal Gargano in tempo reale

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Quando Foggia era l’ombelico del mondo….

Fonte foto […]In quel momento Foggia rappresentava l’ombelico del mondo Nel 1223 diede quindi ordine alle sue maestranze di realizzare quivi la reggia per gli affari di Stato. La reggia di Foggia del grande imperatore è stata per parecchi decenni non solo uno dei punti centrali degli avvenimenti politici dell’Europa (paragonabile alla Roma dei Cesari e dei Papi e alla Costantinopoli bizantina), ma contemporaneamente anche un centro intellettuale di particolare dimensione di tutto il mondo allora conosciuto. Riassumendo – e facendo proprie – notizie frammentarie dei cronisti dell’epoca, il Kantorowicz così riferisce del Palatium di Foggia: «…nel vasto Castello di Foggia descritto come un palazzo ricco di statue, colonne di marmo verde antico, con leoni e fontane pure di marmo, devono essersi svolte quelle leggendarie e fragorose feste, il cui splendore ha circondato fino ad oggi l’immagine degli Svevi del sud. Ogni tipo di gioia festosa ed ogni delizia avevano qui il loro sito, e gai ed allegri non si stentava certo a diventare con l’alternanza dei cori e dei costumi purpurei dei giocolieri e musicanti. Alcuni di questi erano fatti Cavalieri, altri ornati ed insigniti di onoreficenze di particolare dignità. Tutto il giorno veniva trascorso e, quando stava per volgere al termine, alla luce delle fiaccole fiammeggianti, che quà e là sfavillavano, fra le gare dei giocolieri, la notte diventava giorno. Così racconta un cronista, mentre un’altro sa anche riferire delle meraviglie delle sale interne della Corte, che il figlio del Re d’Inghilterra, il Duca Riccardo di Cornovaglia potè vedere. Dapprima, con bagni, salassi e tonici medicinali, si sarebbero fatte dimenticare al principe inglese, proprio allora reduce dalla crociata, gli strapazzi della guerra e del viaggio per mare nella calura estiva; poi questi sarebbe stato allietato da ogni specie di giochi. Con stupore il Duce avrebbe ascoltato rare melodie

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Quando Lucera era “delli pagani”, 2° parte

Lastra esposta nella nicchia di Porta Troia, Lucera Enzo Olivieri ci ha inviato un’altra foto che testimonia la presenza dei musulmani a Lucera nel XIII secolo, direi questa volta una testimonianza lampante… Ne avevamo parlato qui Walter di Pierro ci dice: Questa è l’epigrafe funeraria (un calco in foto) del capitano Yahya al-Busas, morto il 5 aprile 1348, dunque a metà ‘300 c’erano ancora dei saraceni a Lucera che praticavano la religione islamica e che militavano nell’esercito angioino (questo era addirittura un ufficiale). La scritta dice così: “Nel Nome di Allah, il Misericordioso, il Compassionevole. Allahumma, salli ‘ala Mohammad wa Ale Mohammad  (cioè= O Dio, possa Tu essere buono con Mohammad e con la Famiglia di Mohammad). Questa è la tomba del capitano Yahya al-Busas, possa Dio essere Misericordioso con lui. E’ spirato verso il mezzodì di sabato del giorno 5 del mese di Moharram dell’anno (dell’Egira) 745 (5 aprile 1348). Possa Allah mostrarsi misericordioso con colui che legge”. Aggiornamento 17/10 di Walter di Pierro: L’iscrizione araba, di cui ti ha fornito la foto Enzo Olivieri, fu rinvenuta nei pressi di Foggia, e faceva parte delle collezioni museali di mons. Filippo Antonio Lombardi, discendente di un’illustre famiglia lucerina di studiosi ed antiquari, molto nota dal ‘700 in poi. Il canonico Lombardi inviò a Roma una copia in gesso della lapide, tramite suo nipote Onofrio Bonghi, presso un illustre filologo ed orientalista dell’800, l’abate Michelangelo Lanci (Fano, 1779 – Palestrina, 1867). Costui studiò l’iscrizione in lettere nischie della suddetta stele dandone la seguente traduzione: “In nome di Dio misericordevole e misericordioso. Che Iddio sia propizio a Maometto e alla sua famiglia degnandola dei suoi favori. Questo è il sepolcro del duce Jachia Albosasso, che Iddio gli usi misericordia. Egli fece transito nel giorno di sabato sul mezzodì nei cinque giorni del

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