Carabinieri Forestali multano imprenditori turistici a Peschici: Gusmay, Madonna di Loreto, Baia Zaiana e Torrente Ulso

Il turismo sul Gargano ha spesso problemi a relazionarsi con la legalità, un’entità astratta, scomoda e brutta che molti identificano con la burocrazia, famosa “causa di tutti i mali italiani”. Siamo in un paese dove tendiamo a banalizzare tutto e trarre il massimo profitto da ogni situazione senza il rispetto degli altri e di quello che ci circonda. Comunicato: In vista dell’imminente stagione estiva, il Reparto Carabinieri Parco Gargano di Monte S. Angelo (FG) intensifica l’attività di controllo sul litorale di Peschici al fine di prevenire e reprimere ogni fattispecie in danno al delicato contesto ambientale e paesaggistico in area protetta. I militari delle Stazioni CC Parco di Umbra e Peschici hanno accertato nell’ultimo periodo illeciti penali e amministrativi lungo tutta la costa peschiciana, in particolar modo tra Sfinale e Baia Zaiana. Notevole lo scempio ambientale fermato presso la Palude Gusmay, dove un noto imprenditore è stato deferito all’Autorità Giudiziaria per la distruzione di mezzo ettaro di vegetazione palustre con conseguente danno all’habitat presente. Proprio in questo periodo viene segnalata la presenza e la nidificazione di alcuni esemplari di airone. Sempre in area Parco sono stati denunciati altri 2 soggetti di Peschici per occupazione di suolo demaniale e abusivismo edilizio (Madonna di Loreto e Baia Zaiana). Elevate sanzioni per violazioni ambientali per una somma totale che si aggira intorno ai 15 mila euro; i soggetti multati si rendevano responsabili di scarichi non autorizzati di acque reflue nell’alveo del Torrente Ulso, abbandono di rifiuti e abbruciamenti non consentiti. Dette infrazioni comportano un elevato allarme sociale considerata l’importanza del decoro e della qualità dell’ambiente in una zona a forte vocazione turistica e di grande pregio naturale quale è la costa di Peschici e non dimenticando infine la volontà di non rivivere i tragici incendi degli ultimi anni. Rimane quindi alta l’attività investigativa

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A Vieste nasce il Museo Civico Archeologico Petrone

Giovedì 27 giugno 2019 la cerimonia di inaugurazione. Era il 2012 quando amaraterra.com segnalava il paradosso dell’immensa ricchezza archeologica di Vieste lasciata in abbandono. Dopo la recente riapertura della necropoli della Salata e la possibilità di visitare il castello, domani si inaugura il museo archeologico, un evento atteso da anni che segna un altro passo importante verso la fruizione del patrimonio culturale di Vieste e del Gargano. Ricche collezioni archeologiche, corredi funerari, iscrizioni e molti reperti esposti per la prima volta al pubblico. La città di Vieste presenta l’atteso Museo civico archeologico “Michele Petrone”, che diventa testimone della floridezza del centro garganico con l’esposizione delle ricche collezioni archeologiche rivenuti sul territorio. La cerimonia di inaugurazione si terrà giovedì 27 giugno, alle ore 21, presso il Sagrato della Parrocchia Santissimo Sacramento, sul Lungomare Amerigo Vespucci. Sarà un evento di grande valore per il patrimonio culturale italiano, frutto di importanti lavori di ricerca e musealizzazione. Il museo è stato realizzato dal Comune di Vieste con il contributo della Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia e della Regione Puglia, sostenuto dai finanziamenti del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale. Un progetto che parte da lontano, nei primi anni duemila con l’allora sindaco, Domenico Spina Diana e con il presidente del Parco Nazionale del Gargano di quel periodo, Matteo Fusilli. All’inaugurazione porteranno i saluti Giuseppe Nobiletti Sindaco del Comune di Vieste, Mariella Pecorelli Assessore ai Lavori Pubblici, Graziamaria Starace Assessore alla Cultura, Antonio Chionchio Dirigente del Settore Lavori Pubblici, Luigi La Rocca Soprintendente Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia, Italo M. Muntoni e Donatella Pian Soprintendenza Archeologia, Belle arti e Paesaggio per le provincie di Barletta-Andria-Trani e Foggia, Alfredo De Biase del Polo Museale della Puglia, Aldo Patruno Dirigente del Dipartimento Turismo,

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Gargano assediato e deturpato. “A Vieste scogliera invasa con prepotenza dai campeggiatori”

da L’immediato La costa di Vieste sarebbe assediata. E le segnalazioni alla nostra testata si sprecano. Dopo quella del cittadino che lamentava i costi del “Battiti Live”, organizzato mentre i residenti sarebbero “spremuti dalle tasse come limoni”, ecco un’altra lettera a l’Immediato, con immagini allegate. “Queste foto le mando a voi – si legge – per segnalare le deturpazioni che si fanno su zone considerate Parco del Gargano, terreno demanio comunale. L’anno scorso alcuni miei clienti fecero una petizione e credo la inviarono agli ambientalisti senza nessun esito, ora ci provo io tramite il vostro giornale. A Vieste penso basti essere amici del sindaco per far sì che la giunta comunale diventi cieca. […] Chi scrive parla di rocce distrutte e cementificazione selvaggia. “E continua imperterrito ad avanzare – prosegue il cittadino nella lettera –. Non paga ovviamente canoni anche perché sono terreni non alienabili. La mia speranza è che voi riusciate con questa segnalazione a fare qualcosa. Avrei piacere di rimanere nell’anonimato considerando i malavitosi in circolazione a Vieste, non mi sembra conveniente espormi”. Posizione Google Maps (ben visibili i camper)

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Coltivando il sogno di ridare vita all’abbazia di Sant’Agata a Serracapriola

Sono Paolo Rossi, da poco mi sono laureato in architettura e sto creando una rete che coinvolga ragazze e ragazzi con ogni tipo di esperienza. Oggi vorrei parlarvi di un sogno: quello di restituire un’antica abbazia intitolata a Sant’Agata, immersa nei campi di grano, al suo antico splendore. Ad erigere e custodire quelle mura furono i padri cistercensi, succeduti dai lateranensi ed i celestini, che insieme a pastori, contadini ed artigiani, sin dai primi anni del XIV secolo impregnarono quelle mura di storia, di vita. La strada è lunga, ma sarà meno difficile se la percorreremo insieme ed un gesto simbolico possiamo farlo subito, restaurando l’ultima opera recuperata dall’antica abbazia: una piccola statua in cartapesta della santa. Se riusciremo in questa prima piccola impresa sarò orgogliosissimo di mostrarvi il risultato del nostro e del vostro sforzo il 13 Luglio in una conferenza che sarà utile per chi volesse approfondire il tema e per chi volesse cimentarsi in questa avventura al nostro fianco”. DONALeggi altro window.fbAsyncInit = function() { FB.init({ xfbml : true, version : ‘v2.3’ }); }; (function(d, s, id){ var js, fjs = d.getElementsByTagName(s)[0]; if (d.getElementById(id)) {return;} js = d.createElement(s); js.id = id; js.src = “//connect.facebook.net/en_US/sdk.js”; fjs.parentNode.insertBefore(js, fjs); } (document, ‘script’, ‘facebook-jssdk’));

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“Ti mangio il cuore”, la mafia del Gargano raccontata in un libro

da ilmanifesto.it (di Vincenzo Scalia) Il legame tra la produzione letterario-mediatica e la presa di coscienza dell’esistenza di una specifica organizzazione criminale, rappresenta una costante che si riproduce nel tempo. È iniziato tutto coi romanzi di Sciascia e le serie televisive della Piovra nel caso di Cosa Nostra. Negli anni recenti, i lavori e le comparsate mediatiche di Gratteri e Saviano, hanno puntato i riflettori su camorra e ‘ndrangheta. Un fenomeno criminale viene posto di fronte all’opinione pubblica, spettacolarizzandone gli aspetti più efferati, in modo da definirlo allo stesso tempo come un’emergenza nazionale, un residuo di primordialità che sfida le moderne istituzioni statuali. Dall’altra parte, a sfidarlo, esponenti delle forze dell’ordine e della magistratura competenti, efficienti, dotati di senso dello Stato, spesso incompresi dalle autorità. Se questo schema riscuote successo relativamente alla presa di coscienza, risulta detrimentale rispetto all’approccio analitico e alle complessità dei fenomeni.IL LIBRO di Carlo Bonini e Giuliano Foschini, Ti Mangio il Cuore (Feltrinelli, pp. 220, euro 16), il primo lavoro ad ampia diffusione sulla criminalità organizzata foggiana si colloca nello stesso solco. A metà tra un noir e un’inchiesta, mette in scena la cosiddetta «quarta mafia» : i Li Bergolis, i Romito, i Tarantino e i loro sodali, vengono dipinti a tinte quasi lombrosiane. L’origine agro-pastorale, l’organizzazione su base familiare, i codici ancestrali, sembrano quasi presupporre la crudeltà con cui vengono regolate le controversie tra i gruppi rivali che operano sia sul versante garganico che nel capoluogo. Dall’altra parte della barricata, si staglia la solita lacuna atavica dell’indifferenza dello Stato, che lascia impotenti quei pochi poliziotti e magistrati consapevoli del pericolo. Alcuni spunti validi vengono messi in ombra dallo schema sopracitato. Per esempio, gli autori notano la mancanza di riti di affiliazione all’interno dei clan della Capitanata, mettendo così in risalto la natura funzionale delle alleanze e

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