L’Italia dei paesi che deve rinascere

di F. Arminio Gli italiani di oggi sono carcerati della bellezza. Trovo demenziale che uno debba fare sette ore di fila per andare a trascorrere la domenica a Sorrento, o a Milano Marittima, quando ci sono dei posti che hanno bellezze diverse e che vanno scoperti. Il problema è l’impianto culturale complessivo. In Italia c’è un conflitto fra conservatori e innovatori. I conservatori sono di più e più coalizzati. Gli innovatori perdono, perché non sono sostenuti. Non è vero che i paesi sono morti o sono destinati a morire. Tornerà la montagna, torneranno i paesi. Gli italiani devono aggiornare la loro percezione dei luoghi. Ci sono luoghi che erano belli, che ora non lo sono più. E viceversa. Leggi tutto

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La prima guerra, il Gargano e l’idroscalo Ivo Monti. Il tema del nuovo libro della prof.ssa Crisetti.

Giovedì 9 agosto 2018 alle ore 20,00 a Cagnano Varano in Piazza “P. Giannone” (ex Coppa) sarà presentato il libro “L’impatto della guerra 1915-18 a Cagnano Varano e l’idroscalo del Gargano” di Leonarda Crisetti Grimaldi, Levante editori. La pubblicazione è il frutto di una ricerca lunga anni condotta sia consultando materiali di archivio che riscoprendo le memorie degli abitanti delle comunità locali che circondano il Lago di Varano. Un ricordo indelebile quello dell’idroscalo, forse il primo impatto, su questa zona del Gargano, di un mondo nuovo che avanzava.

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La storia della Foresta Umbra dagli scrittori classici ai giorni nostri

OsseArea UNESCO di Falascone e Umbra AGGIORNAMENTO: Il dott. Maurizio Marrese segnala che il gufo reale non è presente in Foresta Umbra; la sua segnalazione risale a una errata interpretazione di un avvistamento di anni fa (probabilmente confusione con l’allocco). Il prof. Saverio Russo segnala che già nel ‘700 integrità dei boschi del Gargano era stata compromessa da operazioni di taglio, sopratutto a seguito della carestia del 1764. a cura del Col. Claudio Angeloro La Foresta Umbra, oggi estesa per quasi 10.500 ettari, insieme ad altri ridotti comprensori boschivi di proprietà comunale, è quanto rimane della primigenia selva che in passato, e verosimilmente fino alla fine del 1700, ammantava l’intero promontorio Garganico Il Nemus garganicum viene menzionato infatti da Marco Anneo Lucano, da Silio Italico e da Orazio che lo evocano, rispettivamente, per i fuochi destinati al rinnovo dei pascoli, per le fitte boscaglie, per la maestosità dei lecci e dei frassini o, piuttosto, per il cupo e forte stormire delle foglie al vento (1) Il Di Bérenger non cita la foresta garganica tra quelle primeve. Annota però come gli “esculeti” del Gargano (le leccete) risultassero tra le selve amministrate dal Fisco, che le concedeva in uso, a titolo oneroso, per il pascolo o per altre utilizzazioni. L’origine del nome “Umbra”, che genera a volte qualche confusione circa l’effettiva localizzazione regionale della Foresta, non è del tutto assodato ed alcuni degli ètimi proposti – bosco abitato da popoli Umbri o rifugio di genti sfuggite ad alluvioni (ab imbre), appaiono insufficientemente comprovabili o gratuitamente costruiti. Molto più semplicemente, e verosimilmente, il nome è derivato alla foresta dalla densa ombra tipicamente prodotta dalle chiome dei faggi che ha indotto i primi viaggiatori e descrittori della stessa ad appellarla più spesso e naturalmente come foresta “ombrosa”, da cui: Umbra. La Foresta garganica, infatti,

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