Torna a splendere la basilica di Santa Maria Maggiore di Siponto con l’opera di Edoardo Tresoldi

di Domenico S. Antonacci – 11/03/2016 Devo dire che sono rimasto positivamente stupito dalla leggerezza della struttura; un modo diverso di interpretare un sito archeologico che regala al visitatore un’esperienza diversa ma che, tutto sommato, rispetta il “bene”.  Una scelta sicuramente coraggiosa. Adesso Manfredonia potrebbe davvero avere slancio nuovo verso un turismo culturale (non a chiacchiere); castello con museo nazionale (a breve), ipogei Capparelli, le due chiese di Siponto..tutti questi “soldi” ora facciamoli fruttare, non lasciamo tutto all’abbandono (come al solito, fatemelo dire).

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Indagini su popolazioni selvatiche di Vitis vinifera L. rinvenute nel Parco Nazionale del Gargano

Le ricerche condotte sulla vegetazione forestale del Promontorio del Gargano hanno portato al rinvenimento di 10 siti in cui è presente la forma selvatica di Vitis vinifera L. per un totale di 33 esemplari che si vanno a sommare agli 814 attualmente conosciuti in Italia. L’accertamento della presenza della vite europea è stata eseguita mediante analisi ampelografiche che vengono documentate nel presente articolo. Dal punto di vista ecologico i siti rinvenuti si localizzano dalle pinete a Pinus halepensis alle faggete, testimoniando la grande diffusione della pianta in quest’area. Due siti, tra quelli rinvenuti, assumono una particolare importanza in quanto sono localizzati in monumentali boschi di faggio, a circa 600 m di altitudine, in una riserva naturale della Foresta Umbra. I siti scoperti permettono di confermare la presenza sul Gargano della vite selvatica, che viene per la prima volta segnalata anche per l’intero territorio della Puglia. Le stazioni garganiche colmano quindi una lacuna fitogeografica che interessava diverse regione viciniore (Abruzzo, Molise, Puglia, Campania) dell’Italia centro-meridionale. Download qui

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REFERENDUM 17 APRILE #NOTRIV per un futuro sostenibile, PERCHÉ’ VOTARE SI ?

Il 17 Aprile saremo chiamati a disegnare una X su un foglio di carta con la speranza di cambiare le sorti del nostro Paese. Ma ricordiamoci che ogni giorno siamo chiamati ad essere responsabili delle nostre azioni, anche con altrettanti piccoli gesti, per tutelare e conservare le risorse inestimabili che il Pianeta che ci ospita ci offre quotidianamente per vivere. Sono le scelte e i gesti quotidiani che cambiano realmente le sorti del Pianeta! _______ 6 PUNTI PER FARE CHIAREZZA SUL REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016. Un cittadino informato è un cittadino responsabile per il proprio futuro. Invitiamo ad impiegare 5 minuti del proprio tempo per leggere con attenzione quanto segue. 1) Perché un REFERENDUM? La Costituzione Italiana prevede, tra le varie opzioni, che un Referendum possa essere indetto su richiesta di almeno 5 Consigli Regionali. Per la prima volta nella storia del nostro Paese questa possibilità è stata messa in atto. Infatti 9 Regioni italiane, sostenute da esperti del tema, hanno avanzato la richiesta: Basilicata (capofila), Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. La decima Regione, l’Abruzzo, si è tirata indietro. I quesiti referendari proposti erano 6 al principio, alcuni sono stati già soddisfatti altri meno. Il

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Storia di un epigrafe marmorea in viaggio tra il Gargano e Cava de’ Tirreni

All’ingresso del Palazzo Vescovile di Cava de’ Tirreni è situata questa epigrafe in marmo con un’iscrizione in lingua latina. Nulla di particolare se non fosse che la provenienza è la Chiesa di San Pascasio, un tempo situata a Monte Sant’Angelo (qualcuno sa dove?). La prima testimonianza dell’esistenza dell’epigrafe è un’agiografia, composta non prima del XII sec., che fissa l’esperienza del santo abate e la sua morte nei pressi del Monte Gargano; in essa è infatti riportata una versione dell’epitaffio ‘più lunga’, che probabilmente l’agiografo costruì proprio partendo dal testo dell’iscrizione. È possibile poi che la lastra si trovasse in una chiesa dedicata proprio a S. Pascasio, da situare nelle prossimità di Monte Sant’Angelo; donata nel 1086 alla chiesa di S.Egidio di Pantano, sita in San Giovanni Rotondo e dipendente a sua volta dall’abbazia cavense, scompare completamente dalla documentazione poco dopo, forse per abbandono. La permanenza di San Pascasio a Monte Sant’Angelo è  attestata ne “Il regno di Napoli diviso in dodici provincie”, di Enrico Bacco, scritto nella seconda metà del ‘600 In questo modo possono comprendersi forse anche le vie che portarono il marmo nella cittadina campana. La lastra fu infine ‘riscoperta’ a Cava de’ Tirreni nel 1646 , come

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Un altro lupo ucciso sul Gargano

Macabra scoperta, stamattina lungo la Strada provinciale 43 che collega Cagnano Varano al comune di San Giovanni Rotondo. Rinvenuto un lupo privo di vita appeso a testa in giù al chilometro 5 in località Coste di Manfredonia. Sul posto personale della Guardia Forestale, dell’Asl, e del servizio veterinario provinciale. In fase di accertamento la dinamica del fatto e le cause del decesso dell’animale. (A cura di Ines Macchiarola – inesmacchiarola1977@gmail.com) da statoquotidiano Questo é il lupo fatto ritrovare vicino San Giovanni Rotondo. Esaminando questa foto (il lupo non é stato sparato), la zampa anteriore sinistra mostra una ferita come se l’animale fosse finito mel morso di una trappola (tagliola). Una volta catturato probabilmente sarà stato massacrato a bastonate sul muso e impiccato dal collo (notare il collare sul pelo intorno al collo) e il sangue sul pelo pettorale e laterale del collo, sotto la testa. Dopo tale brutalità, il lupo é stato trasportato per essere impiccato a testa in giù, per esibire il massimo dell’ imbecillità e della crudeltà umana. Legambiente Circolo San Giovanni Rotondo Vedi la fotogallery dei lupi avvistati sul Gargano negli ultimi anni Il lupo appenninico, Canis lupus italicus, è un mammifero carnivoro della famiglia dei Canidi.

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Zio Antonio compie 100 anni

di Domenico Antonacci Antonio Piccininno, classe 1916, il cantore più longevo della tradizione musicale del Gargano e del sud Italia, il 18 febbraio compie 100 anni.  Un “fossile vivente”, se volessimo utilizzare la locuzione coniata da Darwin, che ha vissuto a cavallo di due periodi storici radicalmente diversi, nel bene e nel male. Dell’inizio del secolo scorso ci tramanda un patrimonio immateriale inestimabile per il valore antropologico intrinseco prima che per quello estetico/emozionale proprio dell’arte del canto. Li guardava sempre da lontano quei 100 anni, e il conto alla rovescia era preciso, giorno per giorno. Ora ce l’ha fatta e, come ha detto il mio amico Luciano Castelluccia, nn’avte e ccend! Au’rj Ze ‘Ndò!

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La ricostruzione virtuale del Santuario della Grotta di San Michele (Monte Sant’Angelo) al tempo dei longobardi

Ne “Il Santuario di San Michele sul Gargano dal tardoantico all’alto medioevo” (del prof.re Marco Trotta) è possibile apprezzare una ricostruzione virtuale del Santuario grotta di San Michele di Monte Sant’Angelo al tempo dei longobardi, ovvero prima che il complesso fosse monumentalizzato dagli angioini assumendo pressoché la struttura attuale. L’ingresso del “santuario antico” era rivolto a nord, così come la grotta (ancora oggi), quindi affacciato sulla Valle Carbonara, quella che, semplificando, costituisce la “famosa” faglia che taglia in due il Gargano. Oggi la sezione contiene il museo lapidario da poco reinaugurato con un nuovo allestimento; un motivo in più per visitare l’area antica del santuario quindi. Fonte

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Il tallone per colazione dei contadini dello Sperone

di Antonio Monte Il grano è stato l’alimento indispensabile per le famiglie contadine, oltre ai legumi e alle patate. Ogni contadino lo conservava, in luogo asciutto, dentro un grande sacco di juta chiamato balla o balletta( a seconda della dimensione), ventilato spesso durante l’anno. Di volta in volta si portava al mulino la quantità necessaria al fabbisogno famigliare per essere macinato e trasformato in farina, in cruschetta e in crusca. Prima di fare il pane, la farina veniva ancora setacciata per fare meglio ossigenare e arricchire il glutine contenente un complesso elevato proteico. Il lievito, invece, veniva custodito e conservato in luogo fresco dentro un pezzo di stoffa di lino. Si conservava una quantità superiore a quella da utilizzare per assicurarsi di averne anche per il vicino nel caso ne fosse rimasto sprovvisto o si fosse alterato. L’acqua aveva un ruolo importante per facilitare la lievitazione. Doveva essere limpida, di cisterna o di fonte, e portata a temperatura dai 6 ai 9 gradi. Anche il sale doveva essere proporzionato alla quantità dell’acqua e della farina. L’impasto veniva schiacciato e arrotolato per consentire con poca acqua di assorbire la farina. Si portava alla giusta temperatura il forno a legna e, quando il

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Il complesso della valle dei dolmen di Monte Sant’Angelo mostra nuovi elementi interessanti da approfondire

Arch. Raffaele Renzulli Segnalazione di un dolmen e altre strutture, nelle vicinanze del sito dolmenico di Monte Sant’Angelo (FG), zona Valle Spadella, nella “Valle dei Dolmen”. Penso sia interessante segnalare quanto segue: giorni fa ho visitato una zona più a monte e distante un centinaio di metri dal sito dolmenico di Valle Spadella, zona Galluccio, nel Comune di Monte Sant’Angelo con l’amico Franco Vaira; avevo già visitato la zona qualche anno prima in compagnia del prof. Giuseppe De Padova, notando delle coppelle, qualche probabile ipogeo e solchi per la raccolta delle acque. Questa volta, con Vaira, abbiamo notato dei frammenti di vasi di argilla probabilmente databili dal periodo neolitico ed eneolitico fino all’età del bronzo, nonchè selce lavorata. Continuando la nostra escursione, abbiamo notato ancora alcuni ipogei, rigonfiamenti e depressioni del terreno, coppelle, canalizzazioni che finivano in vasche di raccolta e cerchi formati da massi affioranti dal suolo. Quasi al termine dell’escursione abbiamo visto un tumulo appena affiorante dal piano di campagna, coperto da terreno e vegetazione e con due rotture, una sul colmo e l’altra all’estremità opposta dell’ingresso. Ipotizzo, con una certa probabilità, che si tratti di un dolmen a tumulo che presenta un ingresso molto piccolo, di circa

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Comunicato congiunto in difesa dell’Adriatico e delle Isole Tremiti

Lunedì 18 gennaio 2016, presso l’Aula consiliare della Città di Manfredonia, si è tenuto il previsto incontro, promosso dalla Rete NoTriv, per ribadire il NO alla ricerca del petrolio nel mare Adriatico al largo delle Isole Tremiti, autorizzata il 22 dicembre scorso dal Ministero dello Sviluppo economico alla Petroceltic Italia srl. L’Adriatico, mare chiuso e dagli equilibri ambientali fragili, già gravato da 78 concessioni funzionanti per l’estrazione di gas e di petrolio, 17 permessi di ricerca già rilasciati nell’area italiana e 29 in fase di rilascio in quella croata, cui si aggiungono 24 ulteriori richieste, non può sopportare altri carichi. Ribadiamo, ancora una volta, la nostra ferma contrarietà alla ricerca di idrocarburi nell’Adriatico poiché rappresenta un’offesa alla bellezza e alla biodiversità del mare, un danno per altri settori strategici della nostra economia, come il turismo, la pesca e la blu economy. La scelta petrolifera è un rischio senza benefici per le comunità costiere e per tutto il Paese: il greggio presente nel sottosuolo marino italiano, stimato in circa 10 milioni di tonnellate, di scarsa qualità, soddisferebbe il fabbisogno energetico nazionale per appena due mesi con scarsi effetti sull’indipendenza energetica dell’Italia. In cambio, alla scarsità dei vantaggi corrisponde la grande preoccupazione

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