Memoria della Festa. Volti segni simboli della ritualità popolare in Puglia. 1978-1982

Sarà presentata giovedì, 27 febbraio, alle 18, nella Sala “Rosa del Vento” della Fondazione Banca del Monte di Foggia, la mostra fotografica di Giovanni Rinaldi intitolata “Memoria della Festa. Volti segni simboli della ritualità popolare in Puglia. 1978-1982”.    In esposizione, gli “scatti” che Rinaldi ha realizzato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 per documentare i più suggestivi riti religiosi che vengono celebrati in alcuni centri pugliesi. Come scrive lo stesso autore nella brochure di presentazione: «Ho scelto le sole fotografie in bianconero. Il corpus di base è costituito da migliaia di scatti che documentano ogni singola occasione festiva con sequenze di tipo analitico e prese da diverse prospettive spaziali e cronologiche. La scelta oggi è stata quella di cogliere le immagini ‘a campione’, tralasciando il ‘racconto’ di ogni singola occasione. Una scelta fatta con lo sguardo del presente e con la memoria visiva personale, privilegiando i momenti costitutivi e simbolici delle feste e dei rituali, con un’attenzione particolare alla dimensione estetica e rappresentativa, piuttosto che didascalica e documentaria. Un percorso che si snoda e distende sul territorio pugliese partendo dal Gargano, attraverso il Tavoliere, il Subappennino Dauno, la Terra di Bari, fino a raggiungere Brindisi

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VIDEO: I ruderi del Convento di Santa Barnabea a Monte Sant’Angelo

A pochi km da Pulsano, nel territorio di Monte Sant’Angelo, è situato il convento di Santa Barnabea, o meglio ciò che ne resta. Era un convento molto particolare, almeno del XII secolo, perchè ospitava una comunità femminile, protagonista anche di una insurrezione contro il papa Innocenzo II (di cui potete leggere qui). Purtroppo non ho altre informazioni e, anzi, prego chi avesse qualche altro riferimento di comunicarmelo.

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Animali preistorici e fossili: quando il Gargano era un’isola: il gigantismo insulare e “il cervo con i denti a sciabola”

di Domenico Sergio Antonacci – 17/02/2014 Se con una macchina del tempo fossimo capaci di tornare indietro di almeno 5 milioni e mezzo di anni sicuramente non riconosceremmo il Gargano.  A quell’epoca il nostro promontorio non era altro che un’isola, o meglio un arcipelago di piccole isole. Questa conformazione fu una delle conseguenze che portò al gigantismo insulare, ovvero (semplificando) quel fenomeno per cui le specie viventi diventano più grandi del normale (le tartarughe giganti delle Galapagos, avete presente?). E bene, nei decenni scorsi in molte località del Gargano, e in particolar modo nell’area dalle cave di Apricena sino alle pendici del promontorio, sono stati trovati tantissimi fossili (oltre a diverse impronte di dinosauri) tra cui proprio i resti di diverse specie giganti endemiche (ovvero viventi solo in questa zona) del Gargano. I nomi delle contrade citate nelle pubblicazioni sicuramente suoneranno a qualcuno: Biancone, Cantatore, Chirò, Falcone, Fina, Gervaisio, San Giovannino, Monte Granata, Nazario, Pirro, Pizzioli, Posticchia e Rinascita. Approfondendo ancora le letture sono arrivato ad un elenco (credo completo) delle varie specie endemiche ritrovate (alcune a dire il vero vivevano anche in Abruzzo, vicino Scontrone, e gli studiosi mettono in relazione i due siti, sicuramente collegati anche all’epoca tramite

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Ecco il software che segnalerà le alluvioni. Inizia il test sul Gargano

Partirà in Puglia la sperimentazione per la prevenzione del rischio idrogeologico. Su iniziativa del Consorzio di bonifica montana del Gargano, nell’ambito del progetto comunitario Living Lab, sarà realizzato un software che, analizzando più parametri e non solo l’andamento pluviometrico, avviserà le autorità competenti sul pericolo di un’emergenza alluvionale; l’area test sarà quella limitrofa al lago di Vieste (Foggia). Continua qui

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I dannati nei ghetti del Tavoliere

A sera si scatena la movida. Gli italiani arrivano in macchina. Nel ghetto ci sono almeno quindici «ristoranti», tra cui uno gestito da un italiano. C’è un patio dove si mangia. Le tariffe per la cena sono inavvicinabili per i braccianti che cucinano altrove. Con le nigeriane una prestazione sessuale costa tra i 5 e i 10 euro. Quest’anno ci sono anche ragazze sudamericane. Sesso a pagamento e commercio delle braccia, questi sono i cardini di una zona franca dove i desideri proibiti hanno libera cittadinanza. Qui si vive così da vent’anni.  Continua qui 

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