#Ischitella lavori in corso…ma “forse” era meglio di no

Riquadri a confronto. Storia e non storia. Il restauro conservativo è tutt’altra cosa…..Foto di Gianni De Maso Il grande disastro dei “restauratori” è voler mettere ordine là dove l’ordine non era mai esistito, è voler raddrizzare ciò che era imperfetto (ossia “u-mano”) raddrizzando linee e forme. L’umanità, ovvero, la disposizione del materiale faticosamente raccolto non rispondeva a schemi rigidamente ripetuti, poiché ogni pietra di qualsiasi forma e misura veniva utilizzata nell’architettura popolare. Anche le schegge venivano inzeppate. IL dramma è che queste cose umili continuano ad essere disprezzate. Per rispettare un opus della tradizione contadina, andrebbero ridisegnate quelle pietre una ad una, come a voler accarezzare ogni cosa che i nostri nonni avevano costruito. Per capire le mie parole bisogna provare a ridisegnare questa pavimentazione e poi anche il rifacimento attuale.Gianni De Maso Foto di Antonio De Cristofaro, didascalia di Raffaella Cannarozzi Foto Gianni De Maso Foto di Antonio De Cristofaro, didascalia di Raffaella Cannarozzi Foto di Antonio De Cristofaro, didascalia di Raffaella Cannarozzi Foto di Gianni De Maso e Antonio De Cristofaro  Vedi anche: Gianni de Maso su Flickr  Centri storici del Gargano alla distruzione

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Marina Militare e INGV sul Gargano con la nave scuola Palinuro

Si è da poco conclusa la Campagna di ricerca RICAMAR nel Golfo di Pozzuoli con l’Unità Idro-oceanografica d’altura della Marina Militare, Nave Ammiraglio Magnaghi, e subito parte una nuova missione scientifica che vede ancora una volta la Marina Militare e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) insieme nel monitoraggio dei mari italiani. Questa volta l’area operativa è quella del promontorio del Gargano. La prestigiosa nave scuola Palinuro ospiterà 7 giovani ricercatori dell’INGV appartenenti all’unità ‘Geofisica e Tecnologie Marine’ di Porto Venere. Si tratta di giovani destinatari di Assegno di Ricerca, laureati in varie discipline (fra loro ingegneri, fisici, astrofisici, geologi, ecc.), finanziato dal Fondo Sociale Europeo a seguito di un Bando della Regione Liguria. Questi giovani ricercatori partecipano a diversi progetti di ricerca e innovazione tecnologica con aziende del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine che hanno sede nella città di La Spezia. Il programma di ricerca che sarà svolto a bordo  dello storico veliero si concentrerà principalmente sul campionamento e sulla misura di alcuni parametri fisici della colonna d’acqua al fine di censire possibili risalite di sorgenti di acqua dolce presenti nell’areale marino e costiero là dove sono presenti effetti carsici. Contestualmente, saranno effettuate a bordo di nave Palinuro

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Celestino V e il Gargano: ancora una prova del suo passaggio sulla montagna sacra

di Domenico Sergio Antonacci alla memoria di Gabriele Tardio Che Celestino V passò dal Gargano è ormai assodato, oltre che dai documenti, da testimonianze pratiche come un’incisione ritrovata nella Valle di Stignano che lo cita ed una grotta a Vieste chiamata Grotta del Papa. Ena Servedio ci invia questo prezioso testo che parla della Chiesa di Sant’Antonio nella Foresta Umbra, chiesa di cui oggi resta soltanto il campanile (vedi foto). Vi sarete sempre chiesti cosa fosse… […]Inoltre, nel cuore della selva, si scopre un’ampia piazza da villaggio coronata di conifere e cinta di alte e ben curate siepi ornamentali ove si eleva al cielo il campanile di una linda Chiesetta dedicata al gran Santo di Padova. Ma qui, come parentesi, teniamo ad osservare che il taumaturgo patavino è fuori d’ogni  rapporto storico col nostro Promontorio. Il titolo della nostra piccola Chiesa spettava logicamente a S. Pier Celestino, il venerando veglio di Morrone, il quale, dopo la sua rinunzia al Papato, andò errando per le contrade nostre più solitarie e nascoste per sfuggire ai suoi persecutori. Ond’è che i garganici lo tennero come protettore delle nostre selve e lo rievocarono nei noti versi popolari: Uomini del comune, il bosco è santo:

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Addio Gabriele

di Domenico Sergio Antonacci Era il 29 dicembre 2010 e per la prima volta, dopo tanti scambi di mail, ci incontravamo. Avevi organizzato una perlustrazione, l’ennesima di tante, all’eremo della Trinità, vicino San Marco in Lamis. Una bella scarpinata che non ti faceva paura, nonostante il tuo fisico a volte faticava a superare gli ostacoli della fitta macchia. Quel territorio, la valle di Stignano con i suoi eremi, tu lo conoscevi in ogni suo centimetro ma ancora riuscivi a trovarvi nuovi elementi, tracce, testimonianze; eri uno dei pochi studiosi che metteva davvero i piedi sulla terra che studiava, palmo a palmo, e da qualche anno ci portavi i giovani, i giovani in cui forse non avevi mai creduto fino a quando Ludovico non è diventato il tuo allievo. Appena scendi dall’auto, quel giorno, davanti alla chiesa di Stignano, ti vedo, col barbone e i sandali. Tra una chiacchiera e l’altra dopo un quarto d’ora ci avviamo sul sentiero e….tu avevi i sandali ai piedi! Quella cosa mi sconvolse! Non solo perchè non avevo mai visto fare un trekking con dei sandali ma perchè era il 29 dicembre, diavolo! Avevo portato Rocco, un mio amico, per la prima volta con me

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VIDEO: Vladimir Luxuria e il confino dimenticato delle Isole Tremiti, “l’isola degli omosessuali”

Del confino dei gay sulle Tremiti durante il Fascismo e della targa di commemorazione la TV di Stato e le altre se ne sono altamente fregate, meno male che c’era la BBC Non erano reclusi perché non avevano commesso alcun delitto. La loro colpa era di appartenere ad una categoria dai confini incerti, quella di individui potenzialmente pericolosi per l’ordine pubblico, da allontanare dal tessuto sociale. Fu così che prostitute, persone con disabilità fisica e mentale, esponenti di minoranze etniche e religiose ed altri soggetti – non potendo essere imprigionati per alcuna violazione di legge – vennero esiliati dal regime fascista. Quella stessa sorte toccò in primis agli omosessuali, gli invertiti, gli arrusi: si calcola che furono trecento i condannati al confino in Italia; alle Isole Tremiti la loro concentrazione fu straordinaria, intorno ai 56 individui, una comunità che man mano si integrava col territorio e trovava il coraggio di sopravvivere con dignità e speranza. Solo personaggi politici come Pertini confinati sulle Tremiti? No. Fare memoria, un esercizio che serve a riattivare nuova memoria. Non può esistere un presente sostenibile, men che meno un futuro, senza la memoria del proprio passato. Per questo pedaliamo nella storia del nostro Paese oltre

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