Da qualche anno, durante le estati più calde e siccitose, nel paesaggio del Gargano si nota un fenomeno sempre più evidente: il disseccamento precoce delle chiome degli alberi.
Non serve addentrarsi nel cuore della foresta per rendersene conto. È sufficiente percorrere in auto la strada che attraversa Bosco Quarto, da Cagnano Varano a San Giovanni Rotondo: all’orizzonte compaiono vere e proprie chiazze marroni visibili a chilometri di distanza, che nelle ultime settimane si stanno allargando a vista d’occhio, con cambiamenti marcati anche nel giro di pochissimi giorni.



Si tratta di una dinamica recente per proporzioni e diffusione territoriale:
– 2024: annata critica, con ampie zone colpite soprattutto nel versante sud di Bosco Quarto e nell’area di Monte Spigno (in prevalenza roverelle e lecci).
– 2025: impatto più contenuto, favorito da una stagione estiva relativamente più mite.
– Quest’anno: il fenomeno si è ripresentato con forza, interessando in particolare i boschi della fascia centrale del promontorio (dai margini di Bosco Quarto alle aree boscate tra Monte Spigno e Carpino).
Perché succede: la fisiologia dello stress termico e idrico
Quello del disseccamento fogliare non è un semplice “colpo di calore”, ma una risposta difensiva estrema dell’albero alla combinazione tra siccità prolungata e temperature elevate:
- Chiusura stomatica: per limitare la traspirazione e non disperdere le riserve d’acqua residue, la pianta chiude gli stomi.
- Fame di carbonio (carbon starvation): il blocco prolungato degli scambi gassosi arresta l’attività fotosintetica. La pianta smette di produrre zuccheri e inizia a consumare le proprie riserve interne di carbonio.
- Cavitazione ed embolia xilematica: per evitare che la forte tensione nei vasi conduttori provochi bolle d’aria interrompendo il flusso linfatico dal suolo, l’albero sacrifica l’apparato fogliare disseccandolo o lasciandolo cadere precocemente.


Se queste ondate di calore e siccità si ripetono per più stagioni consecutive, l’indebolimento progressivo può portare al deperimento e alla morte dell’esemplare. Tuttavia, specie tipiche della macchia mediterranea come il leccio (Quercus ilex) mostrano una notevole capacità di recupero, tornando spesso a vegetare con le prime piogge autunnali.
I contesti e gli alberi più vulnerabili
Le querce (lecci e roverelle in primis) sono tra le specie più esposte. Il fenomeno colpisce con intensità variabile a seconda del microclima e della geomorfologia:
- Aree critiche: pietraie soleggiate, creste ventose e versanti acclivi, in particolare dove la copertura arborea è rada e il suolo è sottile.
- Aree resilienti: il disseccamento si attenua o scompare del tutto nei fondovalle carsici o dove lo strato di terreno è profondo e la copertura forestale è densa, preservando una maggiore umidità residua.


Le domande aperte sul futuro delle nostre foreste
– Di fronte a un trend climatico che vede estati sempre più lunghe e torride, emergono interrogativi urgenti per l’intero promontorio:
– Come muterà nel medio-lungo termine l’assetto forestale del Gargano?
– Come reagiranno le faggete di bassa quota, tra i patrimoni di biodiversità più singolari d’Europa?
– Quale sarà l’impatto complessivo sugli ecosistemi e sul rischio incendi, vista la grande quantità di biomassa secca presente nei boschi già a inizio agosto?
Coordinare la ricerca, raccogliere dati e definire piani di adattamento climatico dovrebbe essere uno dei compiti prioritari di un Ente Parco Nazionale.



Per approfondire: la ricerca scientifica e SilvaCuore
Il fenomeno è oggetto di studio da parte della comunità scientifica forestale. Un punto di riferimento fondamentale è la pubblicazione della SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale): Vulnerabilità delle foreste mediterranee a eventi climatici estremi di ondate di calore e siccità: il caso del disseccamento del leccio (Quercus ilex L.) in Italia, che analizza il problema dedicando spazio anche ai rilievi effettuati sul Gargano.
Lo studio evidenzia l’importanza di un monitoraggio costante e partecipato, anche attraverso progetti di citizen science come SilvaCuore, strumento utile per mappare le aree colpite e supportare strategie gestionali capaci di rafforzare la resilienza delle foreste.
Nota: Le considerazioni qui riportate nascono da osservazioni dirette sul campo e da letture divulgative. Spunti, approfondimenti tecnici e riflessioni da parte di esperti del settore (forestali, botanici, agronomi) sono sempre benvenuti nello spazio commenti.
