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Il Castello di Vieste e Il progetto mai realizzato del 1573

Chiunque abbia passeggiato per i vicoli di Vieste conosce l’imponente mole del suo castello, un guardiano di pietra che da secoli domina la costa. Ma la storia del nostro promontorio è fatta anche di capitoli mai scritti e di architetture rimaste unicamente su carta.

Oggi voglio condividere con voi una scoperta affascinante tratta dal volume Defensive Architecture of the Mediterranean, curato da Ornella Zerlenga e Vincenzo Cirillo. Nello studio di Ciro Birra in esso contenuto, vengono analizzati due grandi disegni di fortificazioni pugliesi. Il primo di questi documenti svela un progetto di restauro del castello di Vieste che, di fatto, non fu mai realizzato.

Se parliamo nella storia del castello, tutto ebbe inizio nell’XI secolo, quando il conte normanno Roberto Drengot avviò le prime fortificazioni della città, erigendo mura, un corpo quadrato e torri cilindriche sul punto più alto del roccione. Già in una pergamena del Concilio di Melfi del 1059 si parlava di un “castellum quod dicitur Besti”.

Fu nel 1242, dopo i gravi danni inflitti dai Veneziani durante le lotte tra il Papato e l’Impero (1240), che Federico II decise di ricostruire il castello. L’Imperatore lo inserì in una vasta e strategica rete di difesa costiera adriatica. Sappiamo dai Regesta Federiciani che vi soggiornò per circa un mese nel 1239 e1 che, nel 1285, un’inchiesta angioina lo descriveva come un importante arsenale e sede di Protontino.

Fasi medievali

Tra queste mura si consumarono anche drammi epocali: il 10 maggio 1295 vi fu tenuto prigioniero il dimissionario Papa Celestino V, in attesa di essere prelevato dai militari di Bonifacio VIII.

Dopo i lavori aragonesi del 1442, decisi in occasione della venuta nella città del re Alfonso I di Aragona, il castello fu pesantemente ristrutturato dagli Spagnoli tra il 1543 e il 1544 (lavori promossi da Don Pedro da Toledo). Le tecniche di artiglieria stavano cambiando rapidamente e le difese costiere andavano necessariamente adeguate. Furono fortificate anche le mura basse della città rivolte a nord.

Pedro da Toledo, nella sua relazione al Re del 10 febbraio 1540, scrive: Ne resto da dire che non solamente bisogna pensare alla fortificazione di Tarante et Brindise, le quali doi piazze stano meglio provviste che tutte le altre terre de la Marina di Puglia, ma a tutte le altre ancora di detta Marina come Gallipoli, Otranto, Monopoli, Trano, Barlecta, Manfredonia, Vesti e tutta la Montagna di Sancto Angelo le quali tutte stanno in grandissimo pericolo e sono della medesima importantia di Taranto et Brindesi.


Si trattò come succederà anche successivamente, di un intervento governativo su questa città, ma si sottolinea la leggerezza dell’intervento stesso e, al tempo stesso, la incapacità da parte del governo centrale di leggere il pericolo turco
Questa impresa, infatti, si mostrerà vana nel giro di dieci anni: nel 1554 Vieste sarà un ammasso di rovine a causa dell’assalto dei pirati di Dragut.

Vieste era considerata geograficamente isolata dalle grandi arterie del Regno di Napoli. Pertanto, a differenza dei porti commerciali di Manfredonia o Brindisi, una sua eventuale caduta non veniva ritenuta un danno logistico irreparabile dal punto di vista militare. Questo spiega perché gli interventi di fortificazione furono spesso tardivi o insufficienti.

Unoa testimonianza della fine del ‘500 (autore incerto, forse un console veneziano a Napoli) ci trasmette l’idea della considerazione di Vieste e del Gargano.
«Però è da sapere che quattro sono le parti principali, per le quali si dubita, che il Turco possa mettere piede nel Regno, cioè Taranto, Brindisi, trani et il Monte Sant’Angelo … Resta il Monte Sant’Angelo il quale stände cavalliero di tutta la Puglia circonda sessanta miglia … né ha fortezza di sorta alcuna lo spalleggi, se non Vestice, et Manfredonia deboli, et in sito di potersi poco migliore, restando esposto senza potervi per hora far altro rimedio».
Insomma, in quegli anni Monte Sant’Angelo veniva vista come il centro da proteggere, Manfredonia e Vieste come parte (debole) della cortina difensiva.

Graffito esterno del castello che riporta la data 1553 o 1559

Nel 1559, per far fronte alle devastanti incursioni della flotta ottomana, il viceré don Perafan de Ribera (o de Alcalà) potenziò ulteriormente la fortezza costruendo il massiccio baluardo Ovest.


E arriviamo al 1573: dopo una campagna di sopralluoghi in Puglia, fu Gabrio Serbelloni ad auspicare un ammodernamento in una relazione indirizzata alla Regia Corte, oggi conservata a Simancas.

È a questo punto che interviene la recente “scoperta”. Nella Biblioteca Nazionale di Napoli è custodita una mappa, analizzata in recenti studi di architettura difensiva, che mostra un progetto di restauro datato 1573 e attribuito all’architetto senese Lorenzo Pomarelli, in collaborazione con l’ingegnere Pedro de Treviño.
Nel disegno, i tratti in inchiostro nero delineano lo stato di fatto dell’epoca, mentre le sezioni “di cholorito giallo e verde” illustrano un’ambiziosa espansione: tre nuovi enormi baluardi progettati per adeguare la roccaforte alle nuove tecniche di artiglieria.
Questo grandioso progetto, però, non fu mai realizzato.

La conformazione del castello successivamente subì ulteriori modifiche. Il terribile terremoto del 31 maggio 1646 fu talmente violento da far crollare in mare un intero bastione adibito a dormitorio per i soldati. Più tardi, sotto il regno di Carlo II (1665-1700), il capitano Loyso Poderico fece innalzare un nuovo baluardo verso Est, in direzione della zona detta “la Pulciara”, dove era situata una torretta (probabilmente l’attuale zona della Ripa).

Foto Google

L’assetto ha continuato a stratificarsi con la costruzione della cappella interna nel 1677, fino alla disattivazione militare del 1840.

Eppure, il castello non è mai stato un corpo estraneo per Vieste. Oltre alle funzioni difensive, ha avuto un ruolo sociale vitale: era il “Semaforo”. Prima di prendere il mare, i pescatori guardavano il pennone della fortezza dove, tramite simboli convenzionali, venivano segnalate le minacce di burrasca.

Oggi, pur essendo sede di una stazione radar della Marina Militare, il castello triangolare continua a vegliare su di noi.

Si ringrazia Michela Papagni e Domenico Luciano Moretti per la lettura critica e le correzioni all’articolo.

Fonti:
Defensive Architecture of the Mediterranean, Zerlenga e Cirillo
La fortificazione di Vieste nel 1543-1544, di Vincenzo Ruggieri

  1. Notizia riportata dallo Spinelli il cui scritto è ormai accettato come falso ↩︎

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