Alle origini della “mitologica” Grande Traversata Garganica (GTG), un percorso ad anello di circa 200 km che si snoda tra la costa e l’entroterra del Gargano.
Oggi parliamo di sentieri, cammini e turismo lento come concetti familiari e ampiamente condivisi. Ma com’era immaginare il futuro del promontorio garganico quarant’anni fa, prima ancora dell’istituzione del Parco Nazionale?
Rendere accessibile la memoria documentaria del territorio è da sempre uno degli obiettivi primari di questo spazio. Per questo motivo pubblichiamo in formato PDF un testo fondamentale del 1985, stampato a Firenze: Il Gargano. Sintesi di un modello per l’escursionismo e la pianificazione ecologica, a firma del professor Orazio La Marca.

Un piano lungimirante prima dell’istituzione del Parco
Pubblicato nel pieno degli anni Ottanta, questo studio non è una semplice guida o un inventario paesaggistico. Rappresenta, al contrario, un vero e proprio manifesto metodologico redatto in un’epoca in cui il Gargano si trovava a un bivio cruciale: da un lato la rapida e spesso disordinata espansione turistica balneare, dall’altro la necessità impellente di tutelare un entroterra straordinariamente ricco e fragile.
Il lavoro affronta l’analisi territoriale partendo da tre presupposti cardine:
- – L’inquadramento biogeografico e selvicolturale: una lettura rigorosa delle fasce vegetazionali, dalla macchia mediterranea costiera fino alle faggete depresse della Foresta Umbra, analizzate nei loro complessi equilibri ecologici e nella vulnerabilità al disturbo umano.
- – L’escursionismo come infrastruttura di tutela: il camminare a piedi non viene inteso come mero svago sportivo, ma come strumento scientifico di fruizione compatibile, capace di distribuire i flussi e generare consapevolezza ambientale.
- – La pianificazione ecologica integrata: una visione d’insieme che anticipava di quasi un decennio i principi zonali e gestionali che avrebbero poi guidato l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano nei primi anni Novanta.

Quarant’anni dopo: la lucidità della visione e il ritardo della realtà
Rileggere queste pagine a distanza di decenni permette di comprendere quanto il dibattito contemporaneo sulle aree interne, sulla sentieristica e sul turismo sostenibile affondi le radici in analisi serie, tecniche e appassionate. Molte delle riflessioni contenute nel testo rimangono sorprendentemente attuali per chiunque si occupi di tutela, pianificazione del paesaggio o valorizzazione del patrimonio naturale garganico.
Ma rileggere il documento lascia un sentimento ambivalente: da un lato l’ammirazione per la straordinaria lucidità di chi già allora indicava la strada, dall’altro l’amarezza per un’evidenza difficile da ignorare.
Sono passati quarant’anni. Quattro decenni in cui quei concetti — pianificazione integrata, manutenzione sistematica dei percorsi, integrazione tra costa e aree interne, ecologia applicata alla governance — avrebbero dovuto diventare prassi ordinaria, patrimonio condiviso degli amministratori e ossatura dei piani regolatori. Invece, ancora oggi, fanno un’enorme fatica a entrare nella pianificazione reale, negli interventi operativi sul terreno e nelle strategie di sviluppo a lungo termine.
Ci ritroviamo spesso a rincorrere bandi a singhiozzo, a inaugurare cartellonistiche che si degradano in pochi mesi o a subire interventi privi di visione ecosistemica. Il documento del 1985 ci dimostra che non siamo all’anno zero per mancanza di idee o studi, ma per una cronica difficoltà nel trasformare la consapevolezza scientifica in scelte politiche concrete, continue e coraggiose.
Riscoprire e studiare questo testo significa quindi fare memoria critica: capire che gli strumenti esistevano già ieri e che colmare questo ritardo è ormai un dovere non più rimandabile.
Il documento completo è ora consultabile e scaricabile liberamente sul nostro archivio:
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di O. La Marca; P. Corona; P. Mori; R. Zanuttini; E. La Posta. G. P. Cantiani; M. Marchetti; R. Vecchia; A. Vidulich, estratto da L’UNIVERSO, 1985, Volume LXV

