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Giuseppe Bramante, anarchico garganico

di Antonio Basile

… son di medicina pure io, come Malatesta e Carmelo Palladino, naturalista e materialista convinto che l’uomo giusto ha la “missione” inderogabile di cambiare le cose e controbilanciare l’arroganza dei furbi, dei forti e dei potenti.
Tempo fa, cercando notizie e i testi di Giuseppe D’addetta, mi sono imbattutto su un testo di Mario Simone che racconta di quando Tommaso di Fiore venne sul Gargano alla ricerca del prossimo di Giannone e di Celestino Galiani, di Carmelo Palladino e di Giuseppe Bramante, fantasmi implacabili della Rivoluzione alienata….
Immagine la curiosità che scattenarono in me queste righe quanto poi, approfondita, la ricerca scoprii che Giuseppe Bramante e suo fratello erano di Carpino.
In particolare sempre Mario Simone, in “Ricordi e frammenti”, ci informa che:
Nella pagina pubblicata da «Rassegna pugliese», fascicolo in onore di Tommaso Fiore, nomino gli anarchici garganici Bramante e Palladino, che da tempo mi avevano incuriosito, fino a farmi cercare le loro tracce nei paesi di origine: Carpino e Cagnano Varano.
Qui mi fu propizio il commissario al Comune, dott. Antonio Papagno, manfredoniano, che riuscì a farmene ottenere il ritratto, del quale volle copia Antonio Lucarelli, per il suo scritto biografico apparso con l’immagine «Umanità Nova» e poi in quaderno.
Infruttuoso fu, invece l’incontro con le sorelle superstiti del Palladino, mostratesi ingenerose verso la sua memoria, non perdonandogli la tresca adulterina, per la quale una notte del 1896 fu spento dall’uomo tradito.
Dei fratelli Bramante, promotori col Palladino della prima internazionale (anarchica) non si serbano molte notizie a Carpino. Lo storico locale, Giuseppe D’Addetta, non mi ha potuto fornire elementi di dettaglio
.

Successivamente equivocando il testo di Simone riuscii a trovare notizie sullo scritto di Lucarelli: Patrioti ed internazionalisti: Carmelo Palladino, in “Umanità nova” (Roma) XXIX (1949), nn. 36-39 (4-25 settembre); e in “Gazzetta del Mezzogiorno”, 1949, n. 101

Di recente infine, incuriosito della nascita della sezione Sel di Cagnano Varano intitolata a Carmelo Palladino, trovai in “Cagnano Varano” di Leonarda Crisetti, una riga che riporto: “A Cagnano all’epoca c’era una sezione di anarchici, composta da diversi elementi. Con lui collaboravano gli intellettuali Antonio Fini, nostro concittadino, Luigi Della Monica da Sannicandro e Giuseppe Bramante da Carpino.”

Purtroppo la mia curiosità dovete fermarsi qui perchè altro non riuscii a trovare.

Qualche settimana fa, miracolosamente, sulla pagina Facebook “Carpino e le sue notizie (Benvenuti in Piazza del Popolo)”, è apparso un post di “Giuseppe Bramante da Carpino” che recita: “Già nel 1886 con Carmelo Palladino di Cagnano Varano e Luigi Della Monica di S. Nicandro Garganico aspiravamo alla creazione di una nuova società.”

Non finisco neanche di leggerlo e mi precipito sul profilo di Bramante.
Ora, è ovvio che chi ha aperto quel profilo non è lo stesso Bramante, ma le notizie riportate aprono sicuramente un nuovo filone di ricerca sulla Carpino della seconda metà del dicianovessimo secolo.
Lascio a voi giudicare.

Chi dovesse entrare in possesso di notizie che possono approfondire gli aspetti citati è pregato di renderli pubblici prima che ritornino nell’oblio.

Continuo a riportare il testo scritto nella pagina facebook:

Nato nel 1842 a Carpino, avevo appena compiuto 18 anni quando 1401 elettori carpinesi votarono SI al Plebiscito “Il popolo vuole l’Italia una ed indivisibile con Vittorio Emanuele Re Costituzionale, e Suoi legittimi discendenti” del 1860.

Nel 1861 era già tempo di briganti. Ricordo a Carpino lo scontro a fuoco del 14/15/16 giugno tra il plotone dell’8° Fanteria, comandato dal sottotenente Minghetti, e una comitiva di cinquanta briganti comandata da Caruso e da Angelo Maria del Sambro, capo della banda del Gargano e terrore del circondano di S. Severo.

L’anno successivo metteva a ferro e fuoco Carpino il brigante Luigi Palumbo alia Principe e venivano “giustiziati” gli insorgenti carpinesi mai ricordati:
– D’Amico Giuseppe: fucilato ad ischitella il 22 aprile 1862
– Gallo Antonio: fucilato a Carpino il 18 luglio 1863
– Grosso Michelantonio: fucilato il 16 luglio 1863 in Monte Sant’Angelo
– Pizzarelli Michelangelo: fucilato nell’agosto del 1863 in Cagnano
– Rivellino Michele: fucilato l’8 novembre 1863 in Sannicandro

Studente in medicina con La Gioventù Studiosa di Napoli partecipo col mio maestro Giuseppe Ferrari all’Anticoncilio del gennaio 1869 convocato da Giuseppe Ricciardi in opposizione al Concilio ecumenico convocato a Roma da Pio IX per l’8 dicembre 1968.

Già componente del’Associazione segreta di Bakunin, insieme a mio fratello e con Cafiero, Palladino e Malatesta fummò i promotori della prima internazionale anarchica del 1871.

Il 2 settembre del 1877 con altri 35 compagni fondai la Società Operai di Mutuo Soccorso di Carpino, un embrione da cui si svilupperà l’Inps.

Nel novembre del 1878 eccitai i contadini all’aperta ribellione contro il malgoverno dell’amministrazione comunale.

Fui promotore di tutti i disordini avvenuti in Carpino nel mese di gennaio e febbraio del 1879, per avere spinto la popolazione ad invadere le terre volute demaniali, insieme a:
– Bramante, Domenico
– Bramante, Pietro
– Giangualano, Domenico
– Di Monte, Raffaele
– Caputo, Giambattista
– Mennillo, Nicola
– Mennillo, Luigi
– Mennillo francesco
La questione della spartizione delle terre demaniali a Carpino si trascinava da oltre un settantennio. Furono i Francesi, durante l’occupazione d’inizio secolo, a volere la grande riforma nel Regno di Napoli. Con una legge varata da Giuseppe Buonaparte il 2 agosto 1806 erano stati aboliti i diritti feudali in tutto il Mezzogiorno d’Italia. Con essa era stato sferrato un duro colpo al patrimonio degli ex feudatari. I baroni avevano visto il loro titolo perdere il carattere pubblicistico, per assumere una valenza meramente onorifica. Con altra legge, varata il successivo 1° settembre, era stata imposta la ripartizione dei demani ex-feudali tra Baroni e Comuni, “secondo i diritti e le ragioni di ciascuno” , e la divisione dei demani in “proprietà libera” a favore dei cittadini. Con queste norme i francesi avevano posto delle pietre miliari lungo la strada che portava all’emancipazione e al riscatto morale delle popolazioni meridionali. Fino ad allora i baroni avevano goduto dei privilegi personali propri della nobiltà (esenzioni fiscali, esenzione da pene infamanti con relativa commutazione, precedenze, diritto a particolari onori…), e di una serie di privilegi reali che avevano fatto diventare lo stesso titolo di barone sinonimo di oppressione. Tra questi ultimi, il diritto di sottoporre a tributi tutti gli abitanti del feudo (decime, terraggi, fida, erbatica, carnatica …) e di amministrarvi la giustizia, che si concretizzavano di fatto in un potere di vita e di morte.

Nel 1883 collaborai finanziariamente con Palladino, nonostante una forte carestia del grano, alla fondazione del Periodico Anarchico L’Internazionale.

Nel mese di settembre del 1886 a Carpino fondai la “Nuova Società”.

Nel 1893 vengo accussato di omicidio insieme a Matteo Fusillo.

Sono tornato nella mia Carpino per cambiare le cose e controbilanciare l’arroganza dei furbi, dei forti e dei potenti mediante la rivolta permanente della parola e dello scritto.

Saluti Libertari
Giuseppe Bramante

“Le leggi dell’equilibrio, della combinazione e dell’azione reciproca delle forze e del movimento meccanico; le leggi del peso, del calore, della vibrazione dei corpi, della luce, dell’elettricità, come quelle della composizione e scomposizione chimica dei corpi, sono assolutamente inerenti a tutte le cose che esistono, comprese le diverse manifestazioni del sentimento, della volontà e dello spirito. Queste tre cose, costituenti propriamente il mondo ideale dell’uomo, non sono che funzioni totalmente materiali della materia organizzata e viva, nel corpo dell’animale in generale e in quello dell’animale umano in particolare. Di conseguenza, tutte queste leggi sono leggi generali, a cui sono sottomessi tutti gli ordini conosciuti e ignoti dell’esistenza reale del mondo”.

Nella relazione semestrale del 3 luglio 1878 il sottoprefetto di San Severo denunciava il ruolo fondamentale degli internazionalisti inseriti nelle locali società di Sannicandro, Apricena e San Paolo di Civitate; il delegato del Governo indicava in Cagnano Varano, in Carpino e in Vico Garganico i paesi più turbolenti del suo circondario.

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