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“La mafia innominabile”, le mie impressioni sul libro che racconta la mafia del Gargano

Per un fazzoletto di terra c’era qualcuno anche pronto ad ammazzare.
Proprio in Puglia, in quel Gargano ribattezzato “Promontorio della
paura”. Una sanguinosa scia di decine e decine di efferati omicidi, di
tentati delitti e di vari casi di lupara bianca. Storia antica, ma non
troppo. Se il tuo mestiere è quello di fare il magistrato, occuparsi di
mafia è come respirare sott’acqua. Non puoi farlo perché non hai le
branchie, ma devi trovare il modo per emergere, per affrontarla, per non
morire sottofocato.” – scrive Seccia nel suo libro. E ancora… “C’era
un tempo in cui la mafia garganica non esisteva. Bisognava vincere la
credenza che fosse una magia, popolata dal potente di turno che impone
il suo comando, la sua forza e la sua violenza. Non esisteva perché
tutti la negavano. Anche i Magistrati che se ne occupavano. Una faida
come le altre. La mafia garganica, però, esisteva, eccome. Ammazzava ed
ammazza.

Il testo evidenzia la violenza e l’efferatezza con cui si sono commessi gli omicidi: cadaveri gettati nelle grotte del Gargano, famiglie intere date in pasto ai maiali, bambini uccisi, sfigurando in volto a colpi di fucile le vittime, in un gioco perverso di botta e risposta tra le famiglie avversarie. No, non è un film, è un sistema tutt’ora vivo tra di noi.
Emerge il ruolo determinante delle donne nella lotta al sistema mafioso, Rosa Di Fiore e la signora Alfieri, stufe di vedere massacrate le proprie famiglie, spinte dall’amore per i propri figli che cercano di proteggere a tutti i costi fino a collaborare con lo Stato.

Due critiche negative:
sembra un lavoro incompleto, mancante in molte parti (non sono citati molti omicidi che fecero scalpore) ed inoltre a volte la lettura può diventare quasi snervante a causa dei periodi cortissimi e delle punteggiature che si susseguono a breve distanza, quasi in un’elencazione pura dei delitti (comunque il libro è di sole 160 pagine e si riesce a leggere anche tutto d’un fiato).
D’altra parte penso che l’obiettivo centrale sia stato raggiunto:
creare una consapevolezza del fenomeno nel lettore; io stesso non conoscevo le varie dinamiche degli scontri tra le famiglie ma sono riuscito a capire molte cose e aumentato, al tempo stesso, la mia percezione del fenomeno, molto più vivo e presente..e vicino a noi..di quanto pensassi.

Il libro è diviso in 11 capitoli, eccone una breve descrizione:
La faida e la mafia,
tratta della difficoltà degli scorsi 30 anni di chiamare “mafia” in
fenomeno detto impropriamente faida, quasi a sminuirne la gravità.
L’origine della mafia garganica: la prima mattanza,
il secondo capito, una sequenza di omicidi dal principio, negli anni
’70; i primi contrasti tra la famiglia Li Bergolis e Primosa.
La seconda mattanza,
racconta la seconda fase, fino al 2000, con la definitiva “vittoria”
dei Li Bergolis sull’altro clan di Monte Sant’Angelo dei
Primula-Alfieri.
Orti Frenti e La guerra dei maggiorenti,
sull’inaugurazione del nuovo scontro dei Li Bergolis con i Romito di
Manfredonia; i primi cercano di dominare sul mercato di droga ed
estorsioni della città sipontina cercando un’alleanza con i Romito, i
secondi, attraverso la collaborazione con i carabinieri incastrano i Li
Bergolis; avviene l’omicidio del capostipite Ciccillo Li Bergolis nella
sua Masseria di Monte Sant’Angelo.
La Mafia di San Nicandro Garganico,
capitolo che apre la seconda parte del libro con lo scontro efferato
tra i Ciavarrella ed i Tarantino che si contendono il dominio sul
narcotraffico.
Nasce una speranza: una donna coraggiosa,
forse il mio capitolo preferito; il libro assume un linguaggio più
narrativo (in precedenza a tratti si trasforma quasi in un semplice elenco di omicidi, uno schedario) e racconta la figura chiave di Rosa Lidia Di Fiore, non
anticipo altro!
La narrazione si sposta sulle persone, sugli
esempi positivi di chi non si arrende e non soccombe alla mafia,  nei
due capitoli successivi, I gesti della mafia e I volti.
Vieste, un capitolo “deludente” per me…si sarebbe potuto parlare di tante altre cose cose...approfondire rapporti tra turismo e mafia..ma forse ci sono indagini in corso e ci si è limitati ai meri fatti.

L’epilogo è fiero ed orgoglioso, Dobbiamo farcela…

Testo di Domenico S. Antonacci

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