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Inceneritori di Capitanata, documenti pieni di anomalie e mancanze

E’ stato depositato presso le Procure di Foggia e Lucera, un nuovo
esposto contro l’inceneritore di proprietà E.T.A. spa (Gruppo
Marcegaglia) situato in località Paglia – Manfredonia, sottoscritto da
cittadini e associazioni della Capitanata. Nei prossimi giorni verrà
depositato anche alla Procura di Bari e alla Commissione Ambiente
Europea. Di seguito vengono sinteticamente elencati gli argomenti
trattati.

Si comincia con un Accordo di Programma, per il cambio di destinazione
urbanistica del sito in questione, scritto sulla base di un impianto
diverso da quello attuale. La data di stipula risale al 2003, mentre lo
Studio di Impatto Ambientale è stato presentato per la prima volta nel
2007. Tra i principali cambiamenti si individua una potenza termica
superiore; l’illecita identificazione di impianto “da fonti rinnovabili”
in quanto per l’80-100% funzionerà a CDR, ormai riconosciuto rifiuto
speciale sin dal 2008; l’impianto, a conclusione dell’Accordo di
Programma, non doveva essere sottoposto a Valutazione di Impatto
Ambientale, mentre con la presentazione dello Studio di Impatto
Ambientale è chiaro che l’inceneritore è assoggettato a VIA,
autorizzazione che ottiene nel 2009;

E.T.A. chiede il cambio di destinazione urbanistica riguardo a territori
non ancora in suo possesso. Nel precedente esposto è stato evidenziato
il mancato coinvolgimento nel procedimento autorizzativo di tutti quei
Comuni (sei) che sono interessati dagli effetti di questo impianto. Ma
si è fatto di peggio. Il Comune di Foggia, territorialmente confinante
con il sito in argomento, non è stato chiamato in causa ad esprimere la
propria posizione nelle fasi di autorizzazione VIA. Non si è tenuta
nella giusta considerazione l’impatto che un progetto simile avrà
sull’agricoltura locale, fatta di prodotti di alto pregio e tipicità.
Nessuno studio di compatibilità con questi territori agricoli è stato
redatto, in spregio delle leggi a tutela dell’agricoltura di qualità
(dlgs 387/2003; dlgs 228/2001; legge 57/2001).
Nel settembre 2002,
all’atto della richiesta del cambio di destinazione urbanistica, trenta
(30) aziende agricole dell’area del sito, comprese nella distanza dagli
0,800km ai 5,00km, scrivono una lettera di dissenso al Comune di
Manfredonia, che si accingeva a deliberare al riguardo, ed invitano il
Sindaco e l’intero Consiglio ad esprimere parere sfavorevole. Non solo,
nello stesso giorno l’Ordine dei dottori agronomi e forestali della
provincia di Foggia, invia un fax ancora al Comune di Manfredonia, in
cui manifesta viva preoccupazione per “il forte inquinamento ambientale”
che un impianto del genere (allora si parlava di sole biomasse, a
conferma della diversità del progetto) comporterebbe in una zona dalle
molteplici caratterizzazioni agricole e dalla scarsità idrica. Allarmi,
questi, che saranno completamente ignorati dall’Amministrazione di
Manfredonia nella prima e seconda delibera in favore dell’Accordo di
Programma.

Queste due lettere sono state allegate all’Esposto.

Nonostante la carenza di acqua nell’area in oggetto, l’impianto preleva
dal sottosuolo 55.100m³/anno. Acqua che si prevede di riutilizzare, ove
possibile, nel ciclo della centrale. Ma che in realtà è quasi tutta
asportata tramite autobotti in impianti di depurazione esterni
all’impianto. Non dimenticando che all’atto della stesura del “Contratto
d’Area” per accedere ai finanziamenti europei riguardo a questo
impianto, si prescrive che l’approvvigionamento idrico avvenga
“attraverso il collegamento alle pubbliche condotte d’acqua”. Anche in
questo caso non viene rispettato né quanto si promette e nemmeno quanto
prescritto dai regolamenti.

Caricando la zona di ulteriore traffico di mezzi di trasporto.

Ci sono contrasti anche nella previsione di controlli sul materiale in
ingresso alla centrale.

Le Migliori Tecniche Disponibili vorrebbero un dispositivo fisso di
grandi dimensioni per il controllo della radioattività di tutti i mezzi
che conferiscono il CDR all’impianto, mentre la società farà questi
controlli a campione e con un rilevatore mobile. È evidente che un
controllo sistematico sul materiale in ingresso, è a tutela in primis
della salute dei lavoratori dell’impianto, oltre che di tutto il resto.

Altro capitolo sono le ceneri. Da valutare la quantità percentuale di
produzione rispetto al CDR bruciato, a nostro avviso troppo bassa in
riferimento a quanto dichiarato dalla società (meno del 15%). A detta
della stessa, parte delle ceneri può essere riutilizzabile da aziende di
laterizi e simili. Ma ancora nulla si sa sulla stipula dei contratti,
né della collocazione di queste aziende disposte ad accettare le ceneri
prodotte. Non potendo così valutare l’ulteriore impatto inquinante del
traffico dei mezzi di trasporto.

A nostro avviso queste ceneri sono completamente tossiche e andrebbero
depositate in discariche speciali, del tutto assenti sul territorio
italiano. A tale proposito, si ricorda che fra le accuse del rinvio a
giudizio (2 luglio prossimo) nell’ambito dell’inchiesta
sull’inceneritore di Modugno, c’è proprio la “errata” valutazione delle
ceneri prodotte dalla centrale come rifiuti non pericolosi.

Da http://noinceneritoretressanti.blogspot.it/

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