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L’anëmë dë li mortë, dolcetto o scherzetto

Per i nostalgici…li cachillë
di Antonio Monte da Milano

La leggenda narra che la
notte del 2 novembre le anime dei defunti escono in libertà per far
ritorno il 6 gennaio, controvoglia, ai loro cimiteri.
Per l’occasione
s’illuminano le strade ponendo il lumino dentro la zucca svuotata
che ripara la fiammella dal vento, e si procura il cibo per
imbandire le tavole e nutrire i parenti defunti al loro passaggio.
L’ultima notte di
libertà, il 6 Gennaio, per evitare perdita di tempo, la più vecchia
dei morti, definita comunemente befana, a cavallo di una scopa
s’incarica di radunare le anime e procedere, personalmente, alla
distribuzione dei doni.
I defunti, arrivati nei
pressi dei camini dei parenti, destinano ai piccini buoni la
calzetta piena di dolci e a quelli cattivi la calzetta piena di
cenere e carbone.

Questa tradizione in
Italia viene ancora attuata, a secondo delle località, in periodi
diversi:
-La notte del 2 Novembre
Festa dei Morti (uscita in libertà dai loro cimiteri)
-La notte dell’ 8
Dicembre Immacolata Concezione
-La notte del 13 Dicembre
Santa Lucia
-La notte del 25 Dicembre
Natale
-La notte del 1 Gennaio
Capodanno
-La notte del 6 Gennaio
La befana (rientro nei loro cimiteri).

Lo scopo di questa
tradizione è di rinnovare ai piccini il legame di affetti con i
parenti scomparsi.

“I morti appartengono a
un’altra realtà, il nostro pensiero ridona loro vitalità.
Essi non gradiscono
pianti, lamenti e cuori affranti.
Da mattina a sera si
nutrono di sola preghiera.
Nel ricordare
l’espressione dei loro volti li facciamo partecipare
alla nostra vita, come una volta”.

La festa di Halloween
“notte delle streghe, dolcetto scherzetto” è stata portata in
Irlanda da un nostro emigrante che a undici anni è stato costretto a
lasciare l’Italia per aver assistito, involontariamente, ad un
omicidio politico.
Per salvarsi la vita,
perché testimone scomodo, s’imbarcò su un veliero irlandese.

2 Novembre “La
Calzetta dei Morti”


Tempo fa per questa ricorrenza

si portava rispetto e riverenza

alle persone a lutto

e ai morti innanzitutto.

Ognuno provvedeva ai fiori e
al cero

per ornare a festa il
cimitero

tornavano i contadini dagli
orti

per far visita ai loro
morti.

Curvi e stanchi rientravano i cafoni

guidando le bestie coi bastoni

muli cavalli ed asinelli

carichi di legna e carbonella.

Con lo sguardo sincero

e la dentiera disastrata

davano la buona sera

con mezza risata.

Le famiglie li accoglievano unite e composte

ognuno al proprio posto

col camino acceso il lumino sulla finestra

il lardo appeso per condir la minestra.

In un sol piatto si
consumavano fave e pancotto

ed era il braciere a far da
salotto

fatto di stagno su un tondo
tavolato

si appoggiavano i piedi per
essere riscaldati.

Teneva unita la famiglia

s’impartivano i consigli

il culto del rispetto

riscaldava il morale e l’affetto.

Intorno a quel fuoco

tutte le donne erano operose

con aghi telai e fusi

preparavano il corredo per le
spose.


All’imbrunire si andava in comitiva

a bussare all’uscio del vicino e del
parente

a chiedere con voce prepotente


‘’Dammi dammi il pane dei morti se no ti
sfascio la porta’’.

Apriva la vecchierella che si
privava della scorta

offrendo frutta secca di ogni
sorta

e qualche caramella

fatta in casa anche quella.

A letto presto quella sera

per dire tanta preghiera

si diventava umili e buoni

per ricevere ricchi doni.

Ci raccontavano che a portarli

erano i parenti morti

che tornavano puntuali a
mezzanotte

tutti liberi e risorti.

Pare che siano stati visti davvero

uscire dal cimitero in fila e in corteo

davanti i piccini dietro i grandicelli

gli adulti e poi i vecchierelli.

Al mattino si andava in fretta

dietro la porta a ritirar la
calzetta

tempo fa non c’era la
televisione ma tanta ingenuità

la calzetta piena metteva
felicità.


Dante Alighieri e il maestro Saggio, dalla “ Divina Commedia “ hanno lasciato il messaggio: “Il comportamento della vita terrena destina le nostre sorti nel regno dei morti, così suddiviso: Inferno, Purgatorio e Paradiso ”.

Antonio De Curtis, in arte Totò, dalla “A Livella” ha lasciato il messaggio ai vivi, attaccati al successo, alla ricchezza e alla vanità, che a nulla servono nell’Aldilà, giacché i morti fanno parte di un’altra realtà.

Appartengono al mondo vero della livellata serietà.

La descrizione della vecchia tradizione garganica “ La Calzetta ”, serve a rinnovare ai più piccini, colmi d’ ingenuità, che ricordare i parenti morti si dona Loro vitalità.

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