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Quando gli abruzzesi mietevano nel Tavoliere

Gabriele Tardio, studioso locale di San Marco in Lamis, ha da poco finito di studiare e presentare un testo ottocentesco in francese e in inglese di Émile Bertaux, Sur les chemins des pèlerins et des émigrans,
(che ha tradotto in Sulle strade dei pellegrini, dei briganti e degli emigranti nell’Italia meridionale del XIX).
Nel suo testo, tra le altre cose, descrive il lavoro stagionale degli operai abruzzesi che venivano a mietere il grano nel Tavoliere: “Bertaux descrive lo scambio che si ha tra la montagna e la pianura fissato dalle stagioni. La differenza di altitudine e la temperatura che ci sono tra la costa della Puglia e gli alti villaggi dell’Abruzzo è tale che i montanari possono abbandonare i propri campi prima della loro raccolta o dopo la rifinitura dei loro seminativi, e andare a lavorare in pianura. La neve, per diversi mesi, copre gli altipiani e riempie valli, e, per non rimanere inattivo e imprigionato nella sua casa, l’agricoltore viene assunto dai proprietari, lontano.
Durante parte dell’anno si possono attraversare alcuni villaggi Abruzzesi senza incontrare un uomo. In febbraio, lavorano tutti nella campagna romana o nei terreni pontini e nel mese di luglio fanno il raccolto in Puglia. Lungo la strada, quando hanno finito la giornata, dormono agli incroci nelle campagne o nella città. La mattina e la sera d’estate questi montanari sono seduti a centinaia nelle strade di Foggia, e difficilmente vi può attraversare in mezzo la folla silenziosa, perchè invadono i marciapiedi, le porte di casa.. Poi, quando la pianura viene mietuta, la gente ritornano in Abruzzo cantando canzoni tristi, e questo si ripete tutti gli anni”

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