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L’inventore della Lambretta…..era di Vieste!

Un viestano da esportazione, di quelli che meriterebbero almeno una
strada o una piazza, visto che il loro lavoro è stato conosciuto e
osannato in tutto il mondo.

Lo sapevate ad esempio che il creatore della moto più famosa del mondo assieme alla Vespa è nato tra il porto e la Cattedrale di Vieste?
Eppure la vicenda di questo geniale creatore meccanico, che ha
attraversato come meteora la storia della meccanica italiana a cavallo
di un secolo, è rimasta in sordina.
Forse perchè la sua Lambretta non ha conosciuto il successo
cinematografico con Audrey Hepburn (ve la ricordate in Vacanze Romane?) o
forse perchè ha avuto negli anni un minor successo commerciale, a
distanza di decenni.
Eppure i suoi modelli continuano a essere costruiti in India dove circolano in milioni di esemplari.
Ma andiamo con ordine.
A ricordare la figura dell’ingegner Pier Luigi Torre, nato a Vieste
il 6 febbraio 1902, ci ha pensato Maurizio De Tullio sulla rivista
‘Diomede’, giornalista e scrittore foggiano, che da una vita sta
mettendo insieme le storie dimenticate di tanti figli illustri di
Capitanata.
E’ stato così ostinato, in vent’anni e passa di lavoro, da mettere insieme un libro con centinaia di biografie.

Così, quando ha ritrovato le tracce del creatore della Lambretta,
ha voluto seguire la sua vita e conoscere gli eredi, la figlia Mariella
che è un pò la custode morale di una storia esemplare, tipica del Made
in Italy.

Il padre del piccolo Pier Luigi, Ettore,  è militare di carriera e
arriva a Vieste con la  moglie Eugenia Martellani giusto in tempo per
far nascere il bambino.
Il piccolo cresce con il mare negli occhi ma la sua passione sono i
primi macchinari che a Vieste a quell’epoca funzionavano a pieno ritmo:
la prima centrale elettrica, i macchinari legati all’oleificio
industriale, le segherie e la ferrovia decauville che portava i tronchi
dalla Foresta Umbra alla banchina e alla spiaggia di Marina Piccola.
Quando finisce gli studi la sua strada è segnata. Per fare
l’università si allontana dal Gargano e va a Milano dove supera a pieni
voti l’esame di ammissione per il Politecnico; già questo è un segno del
destino, visto che si laurea poco più che ventenne e a pieni voti in
Ingegneria Meccanica ed Elettrotecnica, una disciplina ai primi passi
nel 1923-24.
Ma non gli basta e per questo corre a Torino dove si laurea, anche
lì a pieni voti, in Ingegneria Aeronautica, una disciplina più elitaria
di quello che sia oggi la specializzazione nel settore astronautico.
Quel genietto giovane e cordiale incontra e poi sposa nel 1934
Maria Albertina Andreotto che sarà la sua musa, un’ottima madre oltre
che una dama di ferro, nel senso più alto del termine.
Anche se avrà la gamba amputata per un embolo resterà sempre a
fianco del marito. “Papà era schivo – ricorda la figlia Mariella
nell’intervista di De Tullio – mia madre lo compensava”.
In effetti il viestano da esportazione faceva furore ai tavoli di progettazione.
E’ lui ad esempio che assieme all’ingegner Marchetti mette a punto
l’aereo dei record, l’idrovolante Savoia Marchetti, il simbolo
dell’aeronautica militare durante il fascismo.
Non basta: è lui la mente e il regista silenzioso della crociera
aerea Roma –  New York, che arrivano tutti in formazione vicino alla
Statua della Libertà, dove una folla enorme ne corona il successo
italiano;  nessuno intervista quel capitano che è il mago che tiene
insieme i 24 velivoli, ma è meglio così. Torre è più a suo agio
coi motori e lo dimostra anche in piena guerra quando con una carriera
razzo diventa prima colonnello e poi generale, a 45 anni, grazie al
lavoro nella Direzione Superiore Studi della regia Aeronautica, a
Guidonia.
Finita la guerra, nell’Italia in macerie, un altro sodalizio
decisivo, con l’ingegnere Ferdinando Innocenti, che aveva creato dal
nulla un impero grazie ai tubi per l’edilizia che ancora oggi portano il
suo nome.
L’industriale milanese, dopo il mancato accordo con D’Ascanio (il
creatore della Vespa) passa subito a un accordo con quel viestano
metodico ma dotato di grande fantasia progettuale.
Lui sa solo che è un esperto di aeronatica e per creare una due ruote leggera lo chiama. Un’intuizione che gli porterà fortuna.
Nel 1946 a Parigi viene presentata la Lambretta (dal nome del fiume
Lambro che scorreva vicino alla fabbrica) e dopo il modello del 1948 è
quello del 1949 a fare furore.
I motori da 125 cc. mettono in sella centinaia di migliaia di
italiani che scoprono nuovi orizzonti, i viaggi e il turismo quando la
macchina era un lusso per pochissimi.
Il successo è travolgente, il Venezuela chiede e ottiene di creare
uno stabilimento per inondare il Sudamerica delle moto italiane, che nel
frattempo girano sulle strade di tutto il mondo.
Dal 1972 le Lambretta vengono costruite ancora in India e solo in
India dove hanno permesso la motorizzazione di massa nel paese asiatico.
L’onda del successo con vari modelli dura un decennio, poi la
diffusione delle Fiat 500 e 600 regalano agli automobilisti tricolori
l’auto per tutti: quattro ruote sono meglio di due, visto che le
cambiali e stipendi da boom economico permettono qualche spesa in più.
L’ingegner Torre resterà sempre a Milano con il Gruppo Innocenti,
insegnando all’università e brevettando tra l’altro il primo esemplare
della “scatola nera” degli aerei, il sistema automatizzato di raccolta
dei dati di volo da decenni installato sugli aerei.
Tornerà a Vieste qualche volta in estate, per le vacanze con moglie
e figlia, turista solitario ed elitario che passeggia sulle spiagge
quando i villeggianti si contavano sulle dita.
Chissà quali progetti avrà schizzato sulla sabbia mentre giocava
con la figlia! Magari il mitico “Siluro”, la Lambretta da corsa che
 battè il record del mondo di velocità sul chilometro lanciato.
Tutto questo e tanto altro ancora lo potete trovare sulla rivista Diomede in vendita presso la Libreria Disanti, nell’edizione
che è attualmente in distribuzione.

www.vocedivieste.org

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