Scoperto il progetto di una base militare sotterranea nel Lago di Varano

Il Gargano e il suo ruolo strategico per il controllo del medio Adriatico ai principi della Guerra Fredda

di Domenico Sergio Antonacci e Andrea A. Giuliano (23 aprile 2020)

Quella che state per leggere è una storia complessa, dalle mille sfaccettature, una storia di segreti, intrecci, la storia di un paese, l’Italia, al principio del secondo dopoguerra.

Al di là del sensazionalismo che questa nuova scoperta potrà suscitare a livello locale, non la si può comprendere appieno senza inquadrare i fatti tra gli anni 1946 e 1948 di cui pubblicheremo un estratto dalla ricerca completa scaricabile a fine post.

Prendetevi il vostro tempo, dunque. Buona lettura.

Siamo nel 1946, l’Italia sconfitta dalla Seconda Guerra Mondiale diventa Repubblica ma sta per subire l’ennesimo duro colpo dal Trattato di Pace di Parigi: la perdita delle colonie, lo stallo su Trieste ma sopratutto la rinuncia al riarmo con la consegna di parte della flotta navale.

I paesi vincitori, USA e Unione Sovietica in testa, si dividono le navi rimaste a galla dopo il conflitto lasciando all’Italia un totale di 46 imbarcazioni da guerra. Gli umori italiani si colgono bene in questo video dell’Istituto Luce relativo alla cessione di due corazzate:

Nel frattempo gli equilibri diplomatici tra Washington e Mosca cominciano a scricchiolare, complice la politica aggressiva degli Stati Uniti che cercano di stringere il cerchio sul controllo delle armi nucleari degli Stati vincitori.
L’11 marzo del 1947 il Presidente Truman enuncia la sua dottrina contro l’espansionismo sovietico nel mondo e contro la partecipazione dei comunisti nei governi occidentali, il cosiddetto “containment”: gli Stati Uniti decidono di spendere 400 milioni di dollari per “contenere” il comunismo.
Scende sul mondo la cosiddetta Guerra Fredda, destinata a durare mezzo secolo.

Una guerra disastrosa è appena finita ma sembra che ne stia per cominciare un’altra ancora peggiore. Le tensioni salgono subito sulle linee di confine e le potenze occidentali capiscono che uno dei teatri più delicati è il Mediterraneo e più precisamente la fascia adriatica che separa l’Italia dai Balcani: la Jugoslavia comunista di Tito e l’Albania satellite dell’URSS.
I primi episodi militari vedono le navi britanniche danneggiate vicino Corfù, intanto navi russe si avvicinano allo stretto dei Dardanelli.

In questo scenario difficilissimo in Italia nasce il Governo De Gasperi IV, il primo governo della Repubblica formato senza la partecipazione del Partito Comunista Italiano.
La mano degli Stati Uniti è evidente: l’Italia è un paese alleato e, nonostante le iniziali resistenze del Regno Unito, si decide di rafforzare la Marina Militare del nostro paese autorizzando l’acquisto di navi MAS, Motoscafi Armati Siluranti, in deroga al Trattato di Pace di Parigi e il loro collocamento a Taranto e Brindisi.
I MAS sono piccole navi veloci, maneggevoli e bene armate, con la capacità di avvicinarsi furtivamente alle navi nemiche per il lancio di siluri; sono prive di ogni protezione contro il fuoco nemico ma è difficile individuarne la sagoma, soprattutto di notte o nella nebbia.
Con queste navi l’Italia poteva svolgere un attivo ruolo di sorveglianza in Adriatico, dal Veneto fino al canale d’Otranto, mentre le grandi navi americane e britanniche avrebbero presidiato il Mediterraneo fino alla Turchia.

Il progetto della base militare sotterranea nel Lago di Varano

Ed eccoci giunti al punto che riguarda il Gargano e il Lago di Varano.

Qualche mese fa, con il prezioso contributo dell’Ing. Maria Graziano, troviamo qualcosa di sorprendente e inedito nell’Archivio dell’Ufficio storico della Marina Militare del Comando m.m. di Brindisi: due piante e una serie di corrispondenze datate tra il dicembre del ’47 e il gennaio del ’48, comunicazioni tra il Direttore Generale del Genio Militare Mario Tirelli e il Maggiore Pasquale Morello ad oggetto “Relazione illustrativa dello studio di massima di un progetto per la sistemazione in caverna di una squadriglia di otto motosiluranti”.
Una scoperta emozionante che sembra ricollegarsi, almeno in parte, alle voci popolari e inverosimili diffuse a Cagnano Varano (Comune cui appartiene la zona) della presenza di sottomarini nel lago, forse nate dalla diffusione, al tempo, della notizia del progetto che stiamo per conoscere (si pensi agli avvenuti sopralluoghi sul posto di cui si fa menzione nella documentazione ed eventuali interlocuzioni con gli amministratori comunali del tempo).

La zona era stata già protagonista degli avvenimenti bellici sin dal 1915, anno in cui cominciava la costruzione dell’idroscalo di San Nicola Imbuti, successivamente intitolato all’aviere caduto Ivo Monti (ne abbiamo numerose volte).
Un complesso militare, quello di Varano, di strategica importanza durante la Prima Guerra Mondiale, sia come scuola di pilotaggio dei “neonati” idrovolanti, sia per il ruolo strategico delle ricognizioni aeree sull’Adriatico e fino alle coste jugoslave.
La Seconda Guerra Mondiale, con la nuova tecnologia aerea, vide la progressiva perdita di peso degli idrovolanti nelle tattiche militari fino ad arrivare alla dismissione degli idroscali militari.
Il ritrovamento della documentazione inedita, tuttavia, riconferma la strategicità militare delle coste di Varano e in particolare la zona sud-ovest, agevolmente collegata alle arterie principali adriatiche tramite la SS89 e la ferrovia elettrificata.

Le quattro pagine di relazione descrivono bene le linee guida del progetto:

La zona individuata dai militari è quella a sud-ovest del lago (località nota con il toponimo “la Fascia”), a poca distanza dal già presente ma ormai inutilizzato idroscalo militare Ivo Monti, una zona dove il profilo orografico è caratterizzato da un’elevata pendenza fino alla quota di 200mt, pendenza che offriva la possibilità di scavare una grande base sotterranea cui avrebbero avuto accesso le motosiluranti dal lago tramite due gallerie. Analizzando linea di costa e curve di livello della vecchia mappa siamo riusciti a individuare con esattezza la posizione.

Le due gallerie, con banchine ai lati, sarebbero state larghe 6.5 metri in confronto alla larghezza di 4.2 metri delle motosiluranti e si sarebbero raccordate a una galleria principale di 15 metri di larghezza e ben 300mt di lunghezza.
Il piano degli accessi alle gallerie dal lago sarebbe stato inclinato rispetto all’asse delle gallerie stesse per smorzare eventuali esplosioni, già attutite dalle paratie metalliche poste all’ingresso.
In fondo alle gallerie, con 100 metri di roccia al di sopra, si sarebbe scavata e costruita la base dove avrebbero trovato posto 200 unità e gli spazi per alloggi, infermerie, officine, cucine, magazzini, deposito munizioni e uffici; e ancora si riporta “data la vastità della zona montuosa è possibile eventualmente provvedere a ricavare altri locali qualora le necessità lo richiedessero”.
La base sarebbe stata alimentata da motori a combustibile posti lungo i canali di uscita per consentire la rapida fuoriuscita dei gas di scarico.

Nel progetto si evidenzia l’importanza del dragaggio delle foci di Capojale e Varano e la necessita di scavare canali sottomarini dalle foci alla base per permettere ai MAS di navigare in sicurezza nei bassi fondali del lago di Varano (che in media si aggirano tra i 3 mt e i 5 mt con profondità massime di 7 mt).
Sarebbero state necessarie, infine, le opere di costruzione di una strada camionabile di collegamento fino al vicino incrocio di San Nicola e il prolungamento delle tubazioni per il rifornimento idrico dall’idroscalo Ivo Monti.
Nella relazione non viene esaminato l’aspetto dei costi, successivamente richiesto in forma di prospetto di massima in una lettera del Direttore del Genio Militare.

La documentazione rinvenuta, purtroppo, si ferma qui ma le domande a cui bisognava rispondere erano, e in parte lo sono ancora, due:

1) Al netto della nota perdita di importanza tattico-strategica degli idrovolanti e dell’idroscalo del Lago di Varano nella Seconda Guerra Mondiale, perché si scelse questo luogo per costruire una base sotterranea per motosiluranti?

La risposta è da ricercare nel contesto geopolitico dell’epoca.
Il 16 aprile del ’47 la Marina Militare inoltrò al governo una valutazione della situazione nel Mediterraneo nella quale si riconoscevano delle criticità nello Jonio e Adriatico a causa delle situazioni jugoslave, albanesi e greche. Si richiedeva, quindi, che le navi maggiori pattugliassero questo settore, mentre il naviglio leggero sarebbe stato usato per assicurare i collegamenti marittimi. La Marina chiamava in causa il supporto aereo ma l’Aeronautica all’epoca non disponeva di mezzi utili alla causa.
L’idea del progetto del Lago di Varano potrebbe essere stata dettata proprio dalla necessità di rafforzare la presenza militare in medio Adriatico (con il benestare americano, di certo), anche alla luce della disponibilità delle “nuove” motosiluranti ex alleate (l’acquisto risale al ’47 infatti, la corrispondenza rinvenuta è di dicembre dello stesso anno ma doveva essere preceduta da altre lettere dei mesi precedenti).
La presenza di una base “garganica” avrebbe compensato la mancanza di un presidio militare stabile nel lungo tratto di mare tra Ancona e Brindisi prospiciente alla Jugoslavia e situato a una distanza minore per via dell’esposizione in mare della penisola del Promontorio del Gargano e la presenza dell’isola di Pelagosa, avamposto militare strategico posto al centro dell’Adriatico (non dimentichiamo il casus del sommergibile italiano Nereide , silurato dagli austriaci nel 1915 vicino Pelagosa).

Come sottolinea lo studioso di storia militare foggiano Tommaso Palermo, con il Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 venne data alla Jugoslavia la “piena sovranità sull’isola di Pelagosa e sugli isolotti adiacenti”. Brindisi (che ospitò in passato la III Squadriglia Sommergibili) all’epoca della contesa di Pelagosa con la Jugoslavia poteva avere interesse a dotarsi di una postazione non molto distante dall’isola. Non a caso la documentazione ritrovata è custodita a Brindisi.
Osiamo avventurarci in congetture di tattica militare pensando alla caratteristica più peculiare del progetto ovvero l’invisibilità della base sotterranea, oltretutto in un bacino interno, presenza che forse sarebbe dovuta passare inosservata agli jugoslavi i quali, chissà, guardavano al Gargano come anello debole della difesa navale italiana.

2) L’altra domanda che ci siamo posti è stata: perché tale progetto non fu mai realizzato?

Il 1948 per l’URSS è un anno piuttosto travagliato sul versante occidentale.
Nel giugno del 1948 c’è la rottura tra Stalin e Tito che obbligò l’espulsione della Jugoslavia dal Cominform e, sebbene il Paese rimase a matrice comunista, adottò una posizione non allineata.
A fronte di questa defezione di Tito dal campo comunista, dunque, l’Occidente intravide la possibilità di integrare la Jugoslavia nel sistema militare di difesa della NATO (di cui si iniziava a parlare proprio nel ’48), in modo tale da costituire un unico fronte territoriale, collegando gli alleati dell’Europa Occidentale con il settore egeo, costituito da Grecia e Turchia.
Insomma, se la Jugoslavia non era più un problema la “nuova” base di Varano in medio Adriatico non aveva più un ruolo importante tale da giustificarne gli importanti sforzi economici.
Unico ostacolo all’egemonia adriatica anglo-americana restava l’Albania che però si trovò completamente accerchiata da potenze ostili, visto che anche la guerra civile greca si era ormai conclusa con il saldo inserimento del paese ellenico nel campo occidentale. Da allora per il Paese delle aquile ebbe inizio un periodo di isolamento totale durato quasi mezzo secolo, con conseguenze devastanti sulla società e sulla economia del Paese.

Intanto in Italia, nel 1948, si elesse il nuovo Governo De Gasperi V e nel 1949 si giunse a una trattativa segreta con gli USA: basi USA permanenti in cambio di protezione da un attacco esterno.
Nel frattempo vennero meno le restrizioni del Trattato di Pace di Parigi con la firma dell’adesione alla nascita del nuovo organismo (NATO) del 4 aprile 1949. Con l’adesione alla NATO, alla Marina fu assegnato il controllo del mare Adriatico e del canale d’Otranto, nonché la difesa delle linee di comunicazione marittime nel mar Tirreno. Infine l’Italia fu inserita nel programma di aiuti militari MDAP (acronimo di Mutual Defense Assistance Programme).
Il Ministro della Difesa Randolfo Pacciardi diede vita al primo programma navale della nuova Repubblica annunciato a ottobre del 49 e formalizzato nel 50. Ebbe inizio il nuovo corso di rinnovamento con lo “Studio sul potenziamento della Marina italiana in relazione al Patto Atlantico”. Se possiamo ipotizzare un’archiviazione definitiva del progetto sicuramente questa ne potrebbe essere stata l’occasione perfetta.

La crescente attenzione rivolta dall’Unione Sovietica verso i paesi del Mar Mediterraneo ed i conseguenti tentativi da parte degli Stati Uniti di contrastare l’aumento dell’influenza sovietica nell’area, trasformò i mari italiani in uno dei principali luoghi di confronto tra le grandi potenze internazionali, contribuendo alla riaffermazione dell’importanza dell’Italia e dei suoi porti, grazie alla loro posizione geografica strategica.
In tale contesto il Gargano, in primis per la sua posizione geografica e probabilmente anche per la bassa densità demografica, continuerà ad essere visto con attenzione dai vertici militari della NATO: basti pensare alle basi aeronautiche dell’Amendola e di Jacotenente in Foresta Umbra…ma questa è un’altra storia.

PS
Il Generale dell’Aereonautica in congedo, Piero Pesaresi, ci scrive:
La cosa mi ha fatto ricordare un’analoga iniziativa immaginata durante l’ultima guerra alla Spezia. Si voleva portare in caverna l’intero Arsenale e l’aeroporto di Cadimare, con l’entrata nel Golfo e l’uscita in mare aperto in località Monesteroli. Una cosa pensata veramente in grande, come può verificare dal disegno allegato.
Non se ne fece nulla, ovviamente. Furono realizzati invece dei grandi ricoveri in caverna per la protezione degli operai dell’Arsenale dagli attacchi aerei, che furono numerosi e micidiali.
Negli anni successivi, durante la guerra fredda, quei seimila mc scavati nella roccia furono portati ad oltre 31.000 mc: vi furono ricoverate le officine dell’Arsenale, che furono mantenute in perfetta efficienza fino alla caduta del muro di Berlino.
La planimetria che le ho invio è custodita nell’archivio disegni della Direzione del Genio per la Marina (Marigenimil) della Spezia. L’ho riprodotta nel volume “Il Genio Militare alla Spezia. A 150 anni dall’istituzione della Marigenimil (1861 – 2011)”.

P.p.s.
Tommaso Palermo scrive: In un progetto del Dipartimento di Stato dell’epoca di Truman, gli aeroporti di Foggia erano un punto di riferimento anche in caso di scenari di contrasto al comunismo in territorio italiano in caso di creazione di un blocco comunista nel Nord Italia): “There is no doubt in our minds but thnt if the Russians knew that the establishment of a communist government in Greece would mean the establishment of U.S. air bases in Libya and Crete, or that a communist uprising in northern Italy would lead to the renewed occupation by this country of the Foggia field, a conflict would be produced in the Kremlin councils between the interests of the Third Internationale, on the one hand, and those of the sheer military security of the Soviet Union, on the other”.
Non dimentichiamo che il Generale Nathan Farragut Twining, già al comando della 15th Air Force a Bari durante la Seconda Guerra Mondiale, fu Chief of Staff dell’aviazione statunitense sotto la presidenza Eisenhower, venne diverse volte anche a Foggia e conobbe anche Padre Pio.

P.p.p.s
Matteo Di Nauta scrive su Facebook:
“Non è leggenda ma vecchie testimonianze confermano una lunga caverna naturale adibita a ricovero dei MAS in prossimità di Calarossa (siamo a poca distanza dalla foce Capojale del Lago di Varano).
Alcuni anni addietro ex militari con mappe della Regia Marina fecero un sopralluogo della zona alla ricerca della predetta caverna dove sembra ci siano ancora residuati bellici”
.
La testimonianza è interessante seppur di tale caverna non abbiamo conoscenza e neppure le verifiche tramite persone del luogo ne hanno confermato l’esistenza.

P.p.p.p.s.
Una curiosità: basi militari in caverna e accessibili dal mare furono scavate e costruite nelle isole della Dalmazia Meridionale, in particolare nell’isola di Lagosta/Lastovo.

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1 commento su “Scoperto il progetto di una base militare sotterranea nel Lago di Varano”

  1. Tommaso Palermo

    Mi complimento con l’amico Domenico per l’importante scoperta e provo a formulare un amia ipotesi sulle ragione del progetto e della sua mancata realizzazione. Brindisi (che ospitò in passato la III Squadriglia Sommergibili) all’epoca della contesa di Pelagosa con la Jugoslavia, aveva interesse a dotarsi di una postazione non molto distante dall’isola e forse questa base si sarebbe dotata di un accesso al mare. Non a caso le mappe ritrovate sono custodite a Brindisi. Non dimentichiamo il casus del sommergibile italiano Nereide, silurato dagli austriaci nel 1915 vicino Pelagosa. Penso che il motivo per cui la base non sia stata realizzata sta nel fatto che il 10 febbraio 1947, col Trattato di Parigi, venne sancita la “piena sovranità sull’isola di Pelagosa e sugli isolotti adiacenti” alla Jugoslavia, con successiva smilitarizzazione (art. 11, comma 2). Il progetto era all’interno di interessi territoriali con l’isola, quindi, più che per scenari legati alla Guerra Fredda (che interessavano comunque Foggia, come attestato da fonti americane della presidenza Truman e Eisenhower), che vedevano nel complesso aeroportuale foggiano un punto di riferimento al contrasto del comunismo in Italia (in caso di creazione di un blocco comunista nel Nord Italia) e verso Est (come attestato da mappe dell’epoca che riprongono gli studi sul raggio d’azione verso la Russia). Parlando del rapporto Foggia/Guerra Fredda non dimentichiamo che il Generale Nathan Farragut Twining, già al comando della 15th Air Force a Bari durante la Seconda Guerra Mondiale, fu Chief of Staff dell’aviazione statunitense sotto la presidenza Eisenhower, venne diverse volte anche a Foggia e conobbe anche Padre Pio. Tommaso Palermo

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