La storia negata: Grotta dell’Acqua sul gargano, tra iscrizioni romane e graffiti preistorici

La storia negata è quella che appartiene a tutti noi come comunità garganiche ma che qualcuno decide di chiudere in un cassetto, o peggio di cancellare.
E storie di storie negate, scusate il gioco di parole, ne trovate spesso su questo blog, ma ce n’è una che ho tenuto per anni nelle bozze di Amara Terra Mia, perchè non è che non ci abbia provato a “liberarla” questa storia…ma ogni tentativo è stato vano e quando ho ricevuto delle nuove foto, poche settimane fa, non ci ho visto più.

Grotta dell’Acqua, foto estate 2021 inviate da un lettore. Si nota l’accesso alla galleria profonda 70 metri.

E allora ve la racconto questa “favola” dal finale semitragico.

C’era una volta una grotta sulla spiaggia di Sfinale, tra Peschici e Vieste, (mappa qui – la strada litoranea ci passa esattamente sopra), una grotta enorme e bellissima, lunga quasi 100 metri, al margine di una antica palude che, come tante altre (Calenella, Manaccora, Gusmay, Sfinale, Molinella, Pantanello), caratterizzava la costa fino al boom turistico degli anni ’60 (qualcosa è ancora visibile a Sfinale e Gusmay).

Al suo interno una sorgente di acqua purissima con un laghetto profondo 1 metro; e il laghetto si faceva fiumiciattolo e scorreva nel mare permettendo l’ingresso di pesci ma anche la presenza di rettili e anfibi come tartarughe, rospi e addirittura rarissime salamandre!
Insomma, una vera oasi!

Mappa qui – la strada litoranea ci passa esattamente sopra

Un giorno di quasi 100 anni fa un archeologo toscano di nome Ugo Rellini arrivò sul Gargano e cominciò a indagare questo promontorio misterioso.
Era molto colpito dai tanti ritrovamenti importanti nella zona di Peschici, iniziò a scavare il Grottone di Manaccora (un’altra triste favola…!) ma un giorno, nelle sue esplorazioni alla ricerca di grotte preistoriche sul mare, capitò sulla spiaggia di Sfinale, proprio al confine tra Peschici e Vieste.
Vide la grotta, entrò e, con sua sorpresa, trovò un tunnel lunghissimo e pieno d’acqua. Cammina, cammina, cammina, arrivò in fondo alla grotta dove trovò un’iscrizione romana sulla parete:

“Cn(aeus) Octavius / Suriacus”

era scritto..qualcuno si era divertito a lasciare la propria firma e, a giudicare dal nome, doveva essere proprio una persona vissuta quando Roma era tra la città più potenti del Mediterraneo!

La favola poi ha un brusco stop, un buio lungo oltre 50 anni che rivede luce verso la fine del 1987, quando Angelo e Alfonso Russi, ritrovano le memorie di Ugo Rellini e tornano in quella grotta.
Avvicinandosi (c’è anche Alfio Nicotra con loro) si accorgono che qualcosa è cambiato rispetto al racconto di Rellini; vedono un campeggio di nome “Grotta dell’Acqua”, delle costruzioni, uno spiazzale…l’acqua non esce più dalla grotta ma pare esserci un tubo che la fa defluire fuori, soprattutto non ci sono più tartarughe e salamandre.
Dentro l’acqua è alta e si inoltra solo Alfonso, si inoltra, arriva in fondo, trova l’iscrizione..anzi ne trova un’altra, e poi un’altra ancora, e ancora un’altra, sono decine, risalenti all’età repubblicana ed ai primi periodi dell’impero! E non solo del periodo romano, trova anche dei graffiti preistorici, simili a quelli di Sfinalicchio, una grotta distante meno di 1km da questa.
Wow, che sorpresa!


Angelo Russi è euforico e arrabbiato al tempo stesso; esce dalla grotta, torna a casa, inizia a scrivere un saggio ( (puoi scaricarlo a fine post) dove segnala la “mancanza degli opportuni provvedimenti di tutela da parte degli organi preposti.
E certo, perchè un luogo del genere, in un paese normale, sarebbe protetto, tutelato, studiato.
Sul Gargano, invece, un luogo del genere è nascosto, negato, distrutto.
Angelo Russi riporta tutto quello che ha visto, ha scattato anche delle fotografie e nel 1988 pubblica tutto in “Navi, Marinai e Dei in epigrafi greche e latine scoperte in due grotte del Gargano nord-orientale”, sicuramente sperando anche in un intervento della Sovrintendenza.
Ma, come spesso accade, non si muove una foglia.
Passano altri 12 anni di buio e poi arriva il Parco Nazionale del Gargano che, sotto la presidenza Fusilli, realizza il “Rapporto sullo stato di conservazione del Patrimonio Carsico e Speleologico“.
Un giorno, così, gli speleologi del Gruppo Speleologico Dauno entrano, esplorano e scrivono:
la cavità è quasi del tutto allagata per la presenza di un terrapieno artificiale che impedisce il deflusso a mare dell’acqua sorgiva“, e ancora, “sullo spazio antistante l’ingresso e nell’atrio della grotta è stata realizzata una vasta piattaforma utilizzata come pista da ballo“, “il deflusso delle acque sorgive è realizzato con un’idrovora“, infine, “l’analisi chimico-fisica-batteriologica delle acque ha evidenziato un inquinamento da nitriti, cloruri, coliformi totali e coliformi fecali“.

Triste, tristissimo, e le salamandre ovviamente avranno cercato nuova casa o saranno scomparse del tutto dalla zona.

La favola si interrompe qui, mi dispiace, con un finale buio come la grotta, si.

Dal 2000 ad oggi pare che a nessuno sia stato permesso di entrare, non agli speleologi tornati per una ricognizione del progetto “Catasto grotte” autorizzata dalla Regione Puglia, non a alcuni rappresentanti del mondo universitario interessati ad approfondire la conoscenza della cavità.
Ma si può impedire l’accesso alla grotta, modificarne l’assetto idrogeologico, inquinare le sue acque, usarla come magazzino? La legge regionale “Tutela e valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico” del 4 dicembre 2009, n. 33 evidentemente dice di no. Se poi è su terreno demaniale…fate vobis!

La risposta a un mio vano tentativo di chiedere educatamente di poter entrare.

E allora resteremo con i nostri interrogativi: quale era la funzione del luogo, perchè quelle “firme”, perchè quei graffiti preistorici? Si trattava di un santuario, oppure? E che funzione ecologica rivestiva e può rivestire la grotta, con la presenza di animali rarissimi come le salamandre?

Chiudo questo post con una frase scritta da Russi nel 1988, l’anno della mia nascita:
risulta chiaramente che i provvedimenti di tutela e le iniziative di studio della Grotta dell’Acqua non sono ulteriormente rinviabil”.

E io mi chiedo cosa abbia impedito e impedisca agli organi preposti di agire da ormai più di 30 anni.


Approfondisci con queste letture:
– Nota preliminare su Grotta dell’Acqua, Alfonso Russi, 1987 (scarica pdf qui)
– Navi, Marinai e Dei in epigrafi greche e latine scoperte in due grotte del Gargano nord-orientale, Angelo Russi, 1988 (scarica pdf qui)
– Scheda catasto grotte (scarica pdf qui)
– Vieste-Peschici Foggia, Riparo Sfinalicchio B, Riparo Sfinalicchio C, Grotta dell’Acqua, Grotta dell’istrice, Anna Maria Tunzi Sisto, 1988, TARAS Vili, 1-2, pp- 65-67.


AGGIORNAMENTO DA FACEBOOK DEL 20 OTTOBRE 2021:
Scrive Paolo Villani, ex direttore del CNR di Lesina: 
"Agli albori degli anni settanta abbiamo analizzato scientificamente le sue acque, le quali risultavano biologicamente e chimicamente idonee per un'attività d'acquacoltura. Mi ricordo che in quel tempo esisteva a pochi centinaia di metri dalla grotta solo un albergo, al di là della strada provinciale."

Scrive un'altra lettrice su Facebook:
Al villaggio " Grotta dell'acqua", siamo stati la prima volta nel 1987 e la grotta era ricoperta da una piattaforma che serviva la sera per fare intrattenimento, ma l'acqua sottostante era visibile.
Ci siamo ritornati nel 2018, a parte una gestione cambiata ed in peggio in tutto, la grotta, con somma meraviglia l'abbiamo trovata completamente murata.
Non sappiamo tenerci proprio niente e si continua con quella mentalità gretta ed atavica che "è sempre meglio avere l'uovo oggi e non la gallina dalle uova d'oro per sempre".
Note:
E' necessario accennare telegraficamente al contesto geo-archeologico di questa grotta all'interno del panorama archeologico della zona. Siamo in un punto a cavallo tra i graffiti preistorici di Sfinalicchio e di Grotta dell'Istrice (di quest'ultima non sono mai riuscito a trovare la localizzazione), il Grottone di Manaccora (culti dell'acqua nell'età del bronzo, reperti micenei etc), varie industrie litiche da Manaccora a Sfinale, e la grotta "di Venere Sosandra" del faro di Vieste, con iscrizioni greche e latine, coeve a quelle della "nostra" grotta.
Sulla più nota e più studiata (ma non ancora abbastanza) Venere Sosandra vi rimandiamo a questo link, aggiungendo che durante l'estate 2021 ci sono stati scavi archeologici a cura delle Università di Bari e Foggia di cui si attende la pubblicazione.
Ah dimenticavo, c'è anche grotta Crovatico, nella baia accanto, trasformata in un bar molto suggestivo…peccato che in precedenza nell'antro siano stati trovati reperti dell'età del bronzo e tombe del tardoantico, come emerge dalla Carta dei Beni Culturali redatta dall'Università di Foggia.
Cose dell'altro mondo, cose del Gargano.
I siti archeologici della zona segnalati sulla Carta dei Beni Culturali

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