Vai al contenuto

Scoperte nuove tracce dell’antica strada che conduceva i pellegrini a Monte Sant’Angelo

Spesso le scoperte si fanno per caso.
Succede, ad esempio, che osservi una vecchia mappa e, come al solito decidi “io là ci devo andare, quella via disegnata in neretto bella spessa, ignorata da tutti, la devo percorrere!”.
Per salire a piedi a Monte Sant’Angelo dalla piana di Macchia, infatti, si preferisce la ben più famosa “Scannamugliera” (per inciso, sono certo che, se non fosse per il nome, nessuno la conoscerebbe).
La via “di Valle Portella” comincia da una cappelletta e da una taverna denominata da secoli “del gelso”, elementi che già dicono tanto.

Avanziamo nella vegetazione che ormai ha occupato il la strada tra due muretti a secco; camminare è davvero difficile tra ginepri, lentisco, pini che, fitti, fanno a gara ad occupare prima gli spazi lasciati vuoti da chi non cammina più qui.
Quasi viene voglia di abbandonare “la missione” ma avanziamo solo perché, di tanto in tanto, spuntano scalini, segni di taglio nella roccia, interi e larghi tornanti scavati.
Ed è proprio dopo un tornante che mi sbatte in faccia una grande scritta nella roccia che comincia per “1669”….ah!
E’ l’anno dei lavori per questa strada?

Torno a casa e cerco tra i miei appunti, trovando un articolo di Cavallini su VocieVolti del 17 settembre 2022, la rivista della diocesi (la fonte di Cavallini è una relazione che l’arcivescovo Benedetto Cappelletti invia al Vaticano nel 1669):
La prima via carrozzabile per Monte Sant’Angelo da Macchia fu costruita nel 1668 (un anno prima rispetto all’incisione da me trovata) ad opera del viceré Pedro Antonio de Aragón, una strada comoda e sicura, in sostituzione delle antiche strade aspre, tortuose e pericolose, che aveva egli stesso percorso per giungere al Santuario dell’Arcangelo (vedi Scannamugliera).
C’era anche una lapide a memoria della costruzione, a quanto pare…
In fondo al post trovate tutto l’articolo in pdf.

Curiosità: un trisnonno di Don Pedro era il famoso “Hernán Cortés”

nb l’antico tracciato è ben presente nella memoria di “montanari” e “macchiaioli” e viene chiamata “i rëpondë”, la cui traduzione dovrebbe essere all’incirca “luogo ripido”, ma di questa scritta (la cui seconda parte è ancora da interpretare, lodam… nella prima riga, ab…nella seconda, Carlo nella terza?) non ho trovato alcun riscontro.

Padre Manicone scrive nella Fisica Appula

ATTENZIONE! Questo blog si è trasferito da Blogspot a Wordpress in data 16/01/2020.
Se dovessi riscontrare immagini mancanti, post incompleti o altri problemi causati dalla procedura di trasferimento, sei pregato di segnalarlo a info@amaraterramia.it, te ne sarò grato.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *