Ipotesi di restauro per l’Abbazia di Kàlena: intervista alle studentesse del Politecnico delle Marche

Si, a Kàlena ci teniamo davvero, tanto da averci dedicato decine di post (e anche una recente scoperta!).

Tanti sono, negli ultimi anni, studenti e studentesse universitari che hanno dedicato le loro attenzioni al complesso badiale, grazie alla notorietà che il sito ha acquisito in seguito all’attivismo della prof.ssa Teresa Rauzino, vera “condottiera” nella battaglia per la salvaguardia di Kàlena.

Tra gli ultimi lavori di cui abbiamo notizia, quello delle giovani architette Elisa Caimmi, Laura Coppetta, Lisa Di Prinzio e Angela Mandriota, stimolate dall’assistente universitario dell’Università Politecnica delle Marche, il sanseverese Ing. Andrea Giuliano, amico di questo blog e tra gli scopritori del progetto segreto mai realizzato all’idroscalo Ivo Monti sul Lago di Varano.

Ma bando alle ciance, conosciamo subito le giovani studiose e il loro approccio di studio all’Abbazia di Kàlena.

Da cosa nasce il vostro interesse per l’Abbazia di Kàlena?
Abbiamo conosciuto il complesso dell’Abbazia di Kàlena grazie alla didattica del corso di Restauro Architettonico, tenuto dal Prof. Fabio Mariano e dai tutor Arch. Chiara Mariotti, Arch. Mauro Saracco, Ing. Andrea A. Giuliano e dall’Ing. Leonardo Petetta presso il DICEA (Dipartimento di Ingegneria Edile, Civile e dell’Architettura) dell’Università Politecnica delle Marche.
Guardando le foto, l’intero complesso ci ha conquistate e fatte appassionare al sito e al suo valore storico. Ci ha colpito particolarmente il contrasto tra il fascino dell’Abbazia e lo stato di abbandono attuale. Abbiamo sentito quindi ancora di più il desiderio di contribuire, con le nostre idee, a mantenere i riflettori puntati sulla condizione dell’Abbazia proponendo un possibile recupero.

In cosa è consistito il vostro lavoro?
Il nostro lavoro è consistito in una possibile proposta di restauro conservativo rivolto all’intero complesso di Kàlena, concentrandoci e valorizzando la Chiesa Nuova nel suo stato di rudere. Il primo passo è stato lo studio dello stato di fatto del complesso, analizzato attraverso l’inquadramento territoriale e storico, seguito dal rilievo materico e geometrico. Abbiamo quindi svolto un’analisi dello stato del degrado e ipotizzato degli interventi. È stato poi proposto un nuovo quadro funzionale, compatibile con le condizioni attuali del manufatto e, al contempo, proficuo e di interesse all’interno delle dinamiche della contemporaneità.

Che dati avete raccolto e come?
Sfortunatamente a causa dell’emergenza COVID-19, non è stato possibile svolgere le attività di rilievo sul campo, come il caso avrebbe richiesto. Abbiamo potuto però usufruire dei dati forniti dai docenti, tra cui varie fonti bibliografiche e il lavoro di rilievo e restituzione svolto da un team UNIVPM, in occasione di un sopralluogo del Prof. Gabriele Fangi e dell’Ing. Andrea A. Giuliano. Partendo da questo materiale di base, noi ci siamo mobilitate per trovare ulteriori fonti bibliografiche e sitografiche, anche relative all’opinione dei cittadini che hanno a cuore il futuro dell’Abbazia.

Qualcosa vi ha colpito particolarmente dal punto di vista architettonico?
Guardando il complesso di Kàlena è possibile leggere attraverso la sua architettura e la sua tipologia strutturale, sia in pianta che in alzato, le evoluzioni volumetriche che si sono susseguite nel corso del tempo. Inoltre, i materiali che compongono il complesso ci riconducono ai caratteri del luogo e, nonostante lo stato di degrado superficiale, rivelano ancora l’antico valore e splendore di questa Abbazia.

In base a quale riflessione avete pensato alla destinazione d’uso? Secondo voi è realistica?
Dato lo stato di rudere in cui versa l’Abbazia e in particolare la Chiesa Nuova, per il completo reinserimento del complesso nella contemporaneità abbiamo percepito come necessario un radicale ripensamento architettonico in termini funzionali, formali e tecnologici, pur garantendo la presente e la futura leggibilità ed interpretabilità.
Le destinazioni d’uso sono state pensate in funzione alla distribuzione delle attività nel territorio, infatti la zona è soggetta ad un forte turismo estivo ma la grande maggioranza della attività si concentra sulla costa e, allo stesso tempo, il collegamento del sito d’interesse con la città non ci è d’aiuto.
Abbiamo cercato, quindi, di valorizzare il complesso pensandolo come un punto di intrattenimento e ristoro, ma anche di valorizzazione dei prodotti tipici del territorio, mantenendo lo stato di rudere della Chiesa Nuova ma, contemporaneamente, utilizzandolo a spazio funzionale per eventi. Quello che abbiamo voluto ricreare è un polo che potesse essere il più possibile versatile, mantenendo ben visibili le ferite e le cicatrici dovute al passare del tempo che sono il simbolo della storicità e dell’importanza che ha avuto nel tempo, la stessa importanza che ha permesso al complesso di arrivare a noi. La nuova destinazione d’uso vuole coinvolgere in primis tutta la popolazione del luogo e anche i turisti che visitano il territorio del Gargano.

È troppo tardi per Kàlena?
Lo stato di abbandono in cui versa il complesso di Kàlena sta compromettendo in modo evidente il suo stato di conservazione, mettendo a rischio la possibilità di usufruirne e goderne alle generazioni future. Ha sicuramente bisogno di un restauro, ma ha delle grandi potenzialità grazie alla posizione strategica in cui si trova.
Non è troppo tardi per cercare di recuperare quello che è rimasto poiché ci sono gli strumenti e le conoscenze per riportarla ad una dignitosa esistenza.

Crediamo inoltre, che l’attenzione che viene rivolta verso un manufatto di rilevanza storica-monumentale non sia mai vana.
È importante per noi mantenere in vita l’Abbazia poiché, in quanto testimonianza di un’importante istituzione religiosa ed economica, è in grado di rinforzare il senso di appartenenza ed identità al territorio garganico.

Elisa Caimmi, Laura Coppetta, Lisa Di Prinzio, Angela Mandriota

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