I sindaci del Gargano vogliono ancora cemento e dicono no al Piano Paesaggistico della Regione Puglia

Una volta ottenuto il successo in questa fase e messo in moto il meccanismo della confluenza per abitudine, imitazione e conformismo sociale, la natura non serve più, e può tranquillamente essere distrutta per aumentare la capacità ricettiva del luogo, diventato ormai di moda. Succede la degradazione e il declassamento, ma tutto è previsto. Da luogo di èlite se ne fa luogo per classi medie, conservando alla nuova clientela l’illusione che l’accedere a quel santuario, una volta intangibile, rappresenti un gradino nella scala sociale. Quando nemmeno questo tipo di adescamento funziona più, la speculazione turistica si ammanta di demagogia, e diventa sostenitrice del turismo di massa. A conclusione del processo, il capitale ha dato il suo frutto, valori naturali irrecuperabili sono andati distrutti, nessun fine sociale è stato raggiunto, e resta un ambiente totalmente squalificato, una verminaia caotica, fonte di infelicità, disagio e infinita alienazione. Carattere saliente di questo tipo di insediamento è la corsa ad arraffare la prima linea, cioè la fascia immediatamente prospiciente il mare, quindi l’esclusione degli altri dal suo godimento, la rottura della continuità tra spiaggia e entroterra (accentuata dalle strade litoranee), la riduzione della godibilità dell’insediamento a due-tre mesi all’anno, con parallela riduzione sia nello spazio che nel tempo del reddito economico, la distruzione della potenzialità turistica dell’intera zona. da Il Mare proibito (scritto nel 1964) Uno dei tanti sequestri sul Gargano Quando ho letto questo articolo ho provato sensazioni che non sentivo da un po’…i sindaci “della comunità del parco” (perchè ricordiamoci ogni tanto che siamo in un parco nazionale) dicono che il Piano Paesaggistico, una delle maggiori innovazioni portate dalla Regione Puglia negli ultimi anni, è un Piano calato dall’alto che non tiene conto della vocazione del territorio. In particolare il sindaco di Peschici Franco Tavaglione dichiara: -Il timore che se venisse approvato sarebbe

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VIDEO – Gli eremi di Stignano, conosciamoli con il team archeo-speleologico ARGOD

Abbiamo scritto spesso sugli Eremi di Stignano; questa volta invece vi proponiamo una serie di 7 video, a cura del Team Archeo – Speleologico Argod, che vi permetteranno di conoscere meglio questo sistema di eremi situato lungo una delle valli di accesso storicamente più importanti al promontorio del Gargano. Vedi anche: L’eremo di Celestino V  link 1 – link 2 I crolli dell’eremo di Sant’Agostino

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VIDEO: Conosciamo l’abbazia di Kàlena a Peschici e perchè è così importante difenderla

di Teresa Maria Rauzino  L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, sita in agro di Peschici, è da annoverare fra le più antiche d’Italia. Sarebbe stata eretta nell’872. Probabilmente vi fu una prima presenza di monaci basiliani. Un edificio sacro esisteva nel XI secolo, come testimonia un atto di donazione del 1023: il vescovo di Siponto donò l”ecclesia deserta in loco qui vocatur Kàlena, cuius vocabulum est sancta Maria’ all’abbazia di Tremiti, fornendo tutte le necessarie pertinenze: un orto, una vigna, dei terreni da coltivare che permettessero ai monaci benedettini di poter vivere senza problemi, trasferendosi in terraferma. Nel 1058 il cenobio divenne una potente abbazia. Via via che papi ed imperatori le concedevano ricchi privilegi, i suoi beni si estesero oltre l’area garganica fino a Campomarino e a Canne. L’abbazia di Monte Sacro, presso Mattinata, era una di queste ricche dépendances, ed ebbe un secolare contenzioso con la casa-madre, che non voleva concederle assolutamente l’autonomia. Per rendersi conto dell’entità del prestigio di Santa Maria di Kàlena, basta ricordare che nel 1420, quando era già in declino, i beni in suo possesso consistevano in circa trenta chiese del Gargano Nord, con relative pertinenze di mulini, case, terre, oliveti, diritti di pesca sul Varano e diritti feudali sulla città di Peschici e sul Casale di Imbuti. Contesa dai potenti monasteri di Tremiti e Montecassino, essa riuscì a restare indipendente fino al 1445, quando fu inglobata definitivamente a Tremiti, sotto i Canonici Lateranensi. E’ certo che l’abbazia di Santa Maria di Kàlena accolse molti pellegrini, famosi e non, che sbarcavano sui litorali del Gargano Nord per recarsi al Monte dell’Angelo. I redditi derivanti dalle numerose donazioni dei fedeli le servirono indubbiamente per assolvere degnamente questa funzione di ospitalità. Giuseppe Martella, citando l’abate Benedicto Cochorella (che nel 1508 scrisse una Cronaca Istoriale di Tremiti),

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Apulia, Madre Terra

Apulia,odorosa di vento e sole e margherite giallead ondeggiareMadre terra,come posso non piangerenel ritrovarti e sapereche più non mi appartieni?Matrigna, come posso nonodiarti per la tua povertà?Come posso dimenticare epiantare le radiciin un altroveche non sarà mai del tutto mio?e non ho più tee non ho alcun dove,non so più se tenerti dentro,o ripudiarti. di Maria Lea Pettolino

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