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Gli avieri afroamericani di stanza a Ramitelli, tra Puglia e Molise, nel 1944/1945

di Domenico Sergio Antonacci Chi segue la nostra pagina facebook avrà notato, nei giorni precedenti, alcune “strane” fotografie di piloti di guerra afroamericani e forse si sarà chiesto cosa c’entrassero con gli argomenti normalmente trattati su questo blog. La storia di oggi parla di tre piccoli aeroporti militari, Madna, Ramitelli e Canne, tutti compresi tra Termoli e il confine fra Puglia e Molise (parliamo degli anni ’40 del secolo scorso quindi dovremmo dire Abruzzi dato che la Regione Molise esiste solo dagli anni ’60). L’aeroporto fu costruito dagli ingegneri dell’esercito USA in occasione dell’occupazione in Italia della Seconda Guerra Mondiale e precisamente nei primi mesi del 1944, come parte del Complesso aeroportuale di Foggia (qui tutte le info). Fu chiuso e smantellato a fine ’45…le grelle sappiamo dove andavamo a finire. Nelle mie ricerche ho trovato numerose e interessanti fotografie riguardanti l’aeroporto nella zona Ramitelli (comune di Campomarino), proprio a ridosso del torrente Saccione che segna il confine con la Puglia. Sto esaminando anche sei video che conterrebbero scene di vita in questa base militare (saranno pubblicati a fine maggio qui); la loro importanza potrebbe essere molto alta e appena accerterò la località sarò felice di caricarli su questo blog per mettere a disposizione di tutti quest’altro pezzetto della nostra storia riportato alla luce. Questa foto è particolarmente emblematica: l’aeroporto, come tutti quelli del Complesso Aeroportuale di Foggia, si inserì in un contesto socio-economico fatto di arretratezza e povertà; al tempo pastorizia e agricoltura erano le uniche attività presenti nel Tavoliere delle Puglie. Nulla di particolare se non fosse che le fotografie riguardano il Fifteenth Air Foces 332nd Fighter Group, detto anche Tuskegee Airmen: da wikipedia Il Tuskegee Airmen è un reparto nato per addestrare i piloti di caccia degli Stati Uniti d’America riservato agli uomini di colore, attivo tra

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Ricerca di volontari per un intervento di urgenza agli Eremi di Pulsano

L’eremo Studion AGGIORNAMENTO 17/04. L’INTERVENTO E’ SPOSTATO AL 25 APRILE CAUSA PREVISIONI METEO SFAVOREVOLI PER DOMENICA 21. La Pro Valloni Garganici è un ente che ha avuto il riconoscimento come Onlus per la “tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente”. Nell’ambito delle attività istituzionali la Pro valloni Garganici ha avuto le necessarie autorizzazioni dagli Enti Pubblici competenti per realizzare un intervento in emergenza della struttura a rischio di crollo imminente di un ambiente facente parte del gruppo degli Eremi di Pulsano e denominato “STUDION” . La Onlus ha il titolo per intervenire in forza di regolare contratto di comodato d’uso e può operare avendo compiuto i necessari adempimenti di legge presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Monte Sant’Angelo e l’Ente Parco Nazionale del Gargano a fronte di un progetto che abbiamo già presentato alla Sopraintendenza e di cui abbiamo avuto riscontro con lettera di encomio dalla Direzione Regionale. La progettazione tecnica dell’intervento è stata curata da un team di ingegneri ed architetti guidati dall’Ing. Gaetano Spagnuolo. L’intervento sarà realizzato dall’Impresa D’Angelo Pasquale, la direzione dell’Intervento sarà curata dall’Arch. Francesco Lauriola. Tutte le azioni di progettazione e realizzazione dell’intervento così pure la consulenza del nostro legale Avv. Vincenzo Tizzani , sono svolte pro bono dagli interessati non avendo a tutt’oggi ricevuto contributi dagli enti pubblici . Nella fotografia si vedono le ragioni che determinano l’urgenza dell’intervento. Nella parte interna dell’ambiente che rischia di crollare, sulle pareti pericolanti sono ancora visibili le tracce di affreschi come da fotografie. L’eremo Studion è raggiungibile solo a piedi e con un difficile percorso di trekking dall’Abbazia di Santa Maria di Pulsano e più facilmente, solo scendendo, da un’altro percorso da noi individuato. Tramite quest’ultimo percorso sarà necessario portare circa 500 kg di materiali utili per l’intervento dell’Impresa. Non è possibile utilizzare altri mezzi, elicottero compreso,

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Quanto è antropizzata la Puglia? E il Gargano ? Scopriamo con il progetto Aci

di Domenico S. Antonacci Oggi vi parlo di un argomento che ho affrontato nella mia tesi di laurea, l’informazione geografica dal basso nel web 2.0; in particolare mi soffermo su un progetto web dal basso che vuole creare una mappa del degrado ambientale italiano, usando in modo complementare i modelli dell’open data e del crowdsourcing; vede coinvolta la Regione Puglia e il territorio del Gargano. Spicca il basso tasso di antropizzazione del Gargano, Tavoliere, Subappennino e Murgia; male il Salento. Si chiama Aci (Antropentropia comuni italiani) ed è un’idea no profit nata dalla community del Well-being (www.albanesi.it). Con il termine antropentropia si definisce il rapporto tra la superficie totale di un comune e la sua parte antropizzata, cioè quella occupata da strade, edifici, ferrovie. Il progetto ha attirato l’interesse di vari esperti italiani di web democracy e finora sono state rese disponibili le mappa dell’antropentropia di Lombardia, Puglia, Veneto, Trentino Alto Adige e Sardegna. I colori delle mappe vanno dal verde (buona situazione), al giallo (pericolo), fino al viola (problemi gravi per l’ambente) e al nero (degrado ormai irrecuperabile). “Aci dimostra che è possibile fare attivismo civico ecologista grazie agli strumenti e alla filosofia di internet. Dobbiamo costruire una memoria condivisa del territorio, per svelarne gli abusi. Non solo. Le città del futuro, per potersi definire smart, dovranno adottare modelli di partecipazione informata alla cosa pubblica. Reti sociali, open data e open government sono gli strumenti cardine”. (F. Cortiana). Come avviene nel progetto Aci, spesso viene sfruttato il fatto che alcune Regioni italiane dispongono di geodati open che descrivono il territorio in base a 400 categorie definite dal programma europeo Corine Land Cover e ne consentono acquisizione e uso senza oneri. Il problema è che, però, solo poche Regioni hanno questi dati a disposizione e dispongono di geodati con un

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