Affacciata sul mare Adriatico, in Molise, Petacciato non è solo una splendida terrazza naturale. Per i geologi di tutta Europa, è uno dei laboratori a cielo aperto più complessi e affascinanti del continente. Qui la terra non è ferma: si muove, scivola e respira, seguendo dinamiche che sfidano l’ingegneria moderna da oltre un secolo. Negli ultimi giorni, probabilmente a causa delle abbondanti precipitazioni, la frana ha ripreso a muoversi creando disagi ingenti a cittadini e aziende che sono impossibilitati ad spostarsi agevolmente lungo la fascia adriatica. Numerose anche le testimonianze di garganici che appena entrati al casello di Poggio Imperiale si sono ritrovati bloccati per ore dopo solo 20 minuti di viaggio in autostrada. Un’anatomia del dissesto: perché Petacciato si muove? La frana di Petacciato non è un evento catastrofico isolato, ma un fenomeno di instabilità di versante a grande scala. Tecnicamente, parliamo di un sistema complesso di scivolamenti rototraslazionali che coinvolgono un’area di circa 500 ettari. Quali sono le cause geologiche della frana di Petacciato? La causa principale è la combinazione di una litologia instabile e di un complesso sistema idrogeologico. Il “motore” del movimento risiede nella natura stessa del sottosuolo. Il versante è costituito prevalentemente da Argille Grigio-Azzurre (Plio-Pleistocene), sormontate da depositi sabbiosi e detritici. Semplificando, il terreno è fatto “a strati”: In sintesi, a Petacciato, la pioggia e l’innalzamento della falda acquifera “lubrifica” letteralmente il piano di scivolamento e innesca il movimento del corpo di frana. Quanto è grande la frana di Petacciato? La frana di Petacciato è considerata un fenomeno di dimensioni macroscopiche. L’intero corpo di frana copre un’area di circa 500 ettari (circa 5 chilometri quadrati). Il fronte di frana, ovvero la linea di distacco e scorrimento che impatta sulla costa e sulle infrastrutture, ha un’estensione lineare di circa 4 chilometri. Questo “gigante” si muove