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Quello che non colsi 3…carrellata di link …

Dopo un medio lungo di periodo di (quasi) assenza di connessione internet (i post dal 1 ottobre erano stati pianificati prima) Amara terra mia torna al normale regime di pubblicazione…e guardando indietro a questa decina di giorni ci siamo persi alcune notizie che vogliamo riportare qui velocemente con qualche link: Grandinata a Vico del Gargano | (si chiede stato calamità naturale) Danni ambientali a Carpino e Cagnano  NUOVA ZPS MONTE CALVO – MONTE NERO  Depredato il santuario dell’Incoronata di Foggia, rubata la corona d’oro della statua della Madonna Anfore,gioielli ed altri reperti reperti archeologici sequestrati in un garage di Orta Nova La fortezza di Lucera necessità di scavi archeologici approfonditi Star, tum’l, v’rsur ed altre unità di misura e calcoli usati nel passato (ed in parte ancora oggi)  Ancora tagli ai collegamenti ferroviari tra Puglia e resto d’Italia Il vino Primitivo di Manduria tra i 4 migliori d’Italia Patroni di Puglia, le feste patronali per il rilancio turistico | (vedi video)  Minacciato un giornalista foggiano per le sue inchieste scomode Mattinata continua nel recupero del suo patrimonio naturale, bravi! 1° corso introduttivo di disegno naturalistico Piano del parco…che fine ha fatto?…  Prodotti di Puglia, ora mancano solo le adesioni Servizio di digitalizzazione ed indicizzazione delle raccolte delle biblioteche del polo SBN di Foggia Servizio di catalogazione di materiale bibliografico del polo SBN di Foggia San Nicandro G.co set fotografico per il calendiario 2012 della Federazione Nazionale Tradizioni Popolari Piano territoriale dei tempi e degli spazi…..(spreco di soldi preannunciato in una situazione culturale come quella del Gargano?) Confermati vari ergastoli per la faida del Gargano Lavori di riammodernamento sulla Pedegarganica inoltre una breve nota dalla Regione Puglia: Oggi in Puglia l’informatizzazione nella pubblica amministrazione, ci dice uno studio di Sda-Bocconi e Politecnico di Milano presentato ieri, è superiore a quella meridionale

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La ferula, pianta dai fiori gialli usata nel passato per…

Chi non ha mai visto questa pianta invadere letteralmente i lati delle strade del Gargano tra aprile e giugno? Bene…la pianta in questione si chiama ferulae comunis, molto simile alla thapsia garganica, e addirittura veniva usata dai nostri antenati per tingere i vestiti di giallo o per costruire sedie. Ferula e ferlizz  

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Le piante endemiche del Gargano, conosciamole con le immagini

Campanula garganica Iris bicapitata Ornithogalum comosum Asperula garganica Le altre piante rare (e non endemiche) in Italia che si trovano quasi esclusivamente sul Gargano Non solo piante endemiche sul Gargano…. Quando il Gargano era un’isola: il gigantismo insulare e “il cervo con i denti a sciabola”

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Vitigni e territorio, storia delle vigne del Gargano

di Nello Biscotti L’«Uva pergola! Ecco perché stava li davanti alla casetta, perché era la vite del pergolato». Non era una semplice vite, ma una vite con una sua storia, i cui frutti, «vivono sugli alberi infino al gennaio», scriveva F. Della Martora nella prima metà dell’800. È un vitigno vigoroso, con grappoli grandi, acini perfettamente sferici che a maturazione assumono una intensa colorazione rosso-granato; inconfondibili la croccantezza della polpa e il dolce aromatico, ma specifico, dei suoi chicchi. A quei tempi, ci racconterà un contadino, non c’erano dolci e caramelle e per l’occasione della ricorrenza di Tutti i Santi, ai bambini buoni il premio era la calzetta dei morti riempita di un grappolo di «uva pergola». Nel nostro piccolo viaggio scopriamo che l’Uva pergola era elemento caratterizzante anche per i pergolati dei centri abitati. A Ischitella rinveniamo, ancora in ottimo stato vegetativo, un grandissimo ceppo di Uva pergola, con un tronco grande quanto quello di un albero e alto oltre 10 metri: avrà sicuramente duecento anni, ci dice il signore che si presenta come legittimo custode. L’Uva pergola la ritroviamo in numerose viti in una vecchia e piccola vigna e qui scopriamo con stupore che la stessa era anche oggetto di vinificazione insieme ad altri vitigni per fare il più volte rinomato vino di Sannicandro. Tante singole viti le abbiamo rinvenute tra gli uliveti, grandi ceppi spesso abbarbicati ad un mandorlo, stracarichi di grappoli nero-lucenti. Uno in particolare l’abbiamo imparato a distinguere come Uva nera tosta. «E che vino dava quest’uva!», ci racconteranno. «Gli uliveti erano tutte vigne, in seguito gli ulivi sono diventati grandi e le vigne si sono distrutte. Poi vi è stata la fillossera che ha contribuito a distruggerle definitivamente – ci spiegava sempre ogni contadino, da Vieste a Sannicandro -. Nuove vigne sono state fatte

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