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La visita di Papa Giovanni Paolo II alla Grotta di San Michele di Monte Sant’Angelo

[…] In occidente il culto di San Michele fin dal v secolo si era diffuso in molte città e tra tanti luoghi di culto certamente il più famoso è questo sul monte Gargano […] Era il 1987 e Papa Giovanni Paolo II pronunciava queste parole a pochi metri dal Santuario di San Michele Arcangelo. Fu un evento per tutto il Gargano e le regioni circostanti. Ho raccolto qualche link per potervi far conoscere quel momento o, magari, riaffiorare qualche ricordo. Il discorso integrale di Papa Giovanni Paolo II a Monte Sant’Angelo I papi venuti sul Gargano Video 1 Video 2  Video 3 Video 4

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Carpino 14 giugno 2014: Inaugurazione sala espositiva “Le pietre del Gargano”

Verrà inaugurata sabato 14 giugno a Carpino la sala espositiva “Le pietre del Gargano”. Rucioli, mascheroni, litofunghi e mille altre forme che le pietre calcaree del Gargano hanno assunto attraverso millenni di storia, potranno essere ammirate nella salata espositiva di Michelangelo Di Mauro situata nel centro storico di Carpino. Per altre informazioni visitate www.lepietredelgargano.it

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VIDEO: Assalamou Alejkoume (Terra di migranti)

Il ghetto di Rignano.  Sentiamo sempre più spesso questa locuzione ma ne cogliamo solo la superficie, fatta di lavoro, anzi caporalato, o schiavismo; ma il ghetto è fatto di persone, persone come noi, che provano felicità, dolore, amore, gioia, nostalgia della propria terra e dei propri cari, persone con le stesse esigenze di vita sociale, lavoro e di svago. Questo documentario vuole trasmettere proprio questo spaccato, perché “finché vita c’è speranza…” Dall’Africa sub-sahariana al ‘Ghetto’ in Puglia, fra i campi della Capitanata. ASSALAMOU ALÉJKOUME di Antonio Fortarezza Anno: 2013 – Durata: 71′ In viaggio dall’Africa sub-sahariana in Italia, fino al “Ghetto” in Capitanata, un luogo dove vige la completa negazione dei diritti del lavoratore, lontano dai centri abitati, quindi nascosto ai più ma incombente per il disagio e le condizioni di vita di chi non ha alternative. Serbatoio di manodopera in nero per l’agricoltura locale in una condizione di contemporaneo e strisciante schiavismo e, al tempo stesso, contenitore di Umanità dentro il quale è possibile ritrovare scorci di vita personale, speranze, delusioni, forza e sofferenza. Non è un reportage, non è un “mordi e fuggi”. E’ un racconto “lento” che pur insistendo in uno sfondo di emarginazione e degrado, vuole andare oltre trascendendo la contingenza nel tentativo di sollecitare “sentire comune”. È un racconto che aiuta ad entrare in sintonia con chi parla, con le loro parole, con gli sguardi e gesti. È il tentativo di superare lo schema culturale che del migrante ne fa un’informe — categoria sociale -, vista a distanza attraverso la sicurezza del nostro presunto benessere. Qui un altro documentario di Antonio Fortalezza sul ghetto

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