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FOTO: Un nuovo faro “sconvolgente” installato alle Isole Tremiti

Bellezza e paesaggio? Mi chiedo quale mente può fare una cosa del genere e quali menti possono autorizzarle… Il commento di Maurizio Marrese, autore delle foto, non necessita di altre parole. Il nuovo faro sull’Isola di Pianosa Intanto Ivan Cosmai pubblica questo amarcord tratto da “La ESPANA”. Siamo al 25 settembre 1868 viene fatto l’annuncio dell’accensione del Faro di Capraia…

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⚠️⚠️⚠️ XYLELLA: ECCO COSA FARE PER RIDURRE IL RISCHIO ⚠️⚠️⚠️

⚠️⚠️⚠️ XYLELLA: COSA FARE PER RIDURRE IL RISCHIOLEGGI CON ATTENZIONE E SEGUI LE INDICAZIONI! CONDIVIDI QUESTO POST !!!! ⚠️⚠️⚠️ COSA FARE IN SINTESI:1) Tra marzo e aprile arare il terreno (meglio) oppure eseguire sfalci o trinciatura (ma meno efficace!)2) Potare regolarmente gli ulivi3) Rimuovere i polloni al più presto Si precisa che tali misure servono a ridurre la presenza della sputacchina, l’insetto “vettore” del batterio della xylella, e non combattono direttamente il batterio. INTRODUZIONE: Nel piano nazionale anti-Xylella si specificano, tra gli altri aspetti, le misure da applicare nelle zone indenni da Xylella fastidiosa. L’obiettivo di queste misure è quello di diminuire gradatamente, negli anni, la popolazione degli insetti vettori, in particolare il Philaenus spumarius noto anche come Sputacchina, ad oggi ritenuto il più importante vettore del batterio X. fastidiosa. L’insetto compie una sola generazione annua. Le forme giovanili sono facilmente riconoscibili sulle piante erbacee spontanee in quanto sono ricoperte da una tipica massa schiumosa. Queste sono presenti durante la primavera, in particolare fra il mese di marzo e aprile. L’adulto compare tra fine maggio e giugno e si alimenta sugli alberi di olivo (ed altre arboree), dove passa l’estate e buona parte dell’autunno spostandosi di albero in albero. Questo è l’unico stadio capace di trasmettere (stadio critico) il batterio Xylella fastidiosa. Per quando riguarda il controllo, gli stadi più vulnerabili sono sicuramente quelli giovanili, ciò ovvero quando l’insetto è presente sulle piante erbacee. COSA FARE E QUANDO: In questo periodo, cioè tra marzo e aprile, risulta di fondamentale importanza la gestione della vegetazione spontanea attraverso lavorazioni del terreno o, in alternativa, possono essere eseguiti anche sfalci o trinciatura delle erbe che, tuttavia, hanno un effetto minore sul controllo del vettore. Per quando riguarda il controllo degli adulti è bene potare regolarmente gli olivi secondo le buone pratiche di gestione

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Alcune maschere antiche del carnevale sul Gargano: lu carlucc e lu sckavon a San Giovanni Rotondo

Tra le maschere tradizionali del carnevale di San Giovanni Rotondo ce n’erano due che in particolare catturano l’attenzione per i loro significati antropologici e storici. Lu Carlucc, relitto di figure legate a riti ancestrali millenari (ancora in uso in molti paesi del sud e in Sardegna) e lu Scekavone, lo schiavone, maschera a cavallo che forse ricorda la concessione del feudo di San Giovanni Rotondo a Skanderbeg (fine secolo XV). Lu carlucc: Foto Progetto Cala la Sera Era la maschera che apriva la sfilata. Indossava una veste di pelle di capra o di agnello, un cappello bianco a forma di cono allungato, alla cui punta vi erano dei campanellini (“Carlucce”, da questo deriva il nome della maschera) e una cintura dalla quale pendevano delle campanelle. Saltava e ballava al ritmo de “lu buchete-e-bù”, de “lu scisciulu”, de “lu murtale” e della fisarmonica. Lu Scekavone: Era un giovane che sfilava a cavallo. Il cavallo era coperto da un drappo o da una coperta di seta colorata. La coda e la criniera erano intrecciate con nastri colorati. Il cavaliere indossava un vestito di raso lucente e un largo mantello, anch’esso di raso. Portava una borsetta elegante contenente o confetti o coriandoli o petali di fiori che distribuiva durante la sfilata alle belle ragazze. Indossava guanti bianchi ed era armato di balestra con la quale lanciava fiori sui balconi. Lu Sckavone, travestito da donna, ingannava i custodi dei castelli con lo scopo di rapire le castellane. Tradizioni perse..purtroppo! Leggi la storia del tentativo di recupero del Carnevale tradizionale di San Giovanni Rotondo negli anni 2000 Slideshow

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Parco del Gargano, cani da guardiania per proteggere le greggi dai lupi

Il Parco Nazionale del Gargano inizia concretamente a mettere in campo azioni a tutela dei pastori e dei lupi del Gargano. Al via l’esperimento targato “Parco Nazionale del Gargano” di utilizzo di cani da pastore abruzzese a difesa delle greggi dagli attacchi da lupo (fenomeno purtroppo in ascesa sul Gargano). Ieri sono stati assegnati e consegnati i primi 4 cuccioli (dei 12 reclutati) a due allevatori, tra i più colpiti dagli attacchi predatori: tre a San Giovanni Rotondo (azienda Mario Savino, località Castellere) ed uno a Carpino (azienda Francesco Finizio, località Monte Vernone-Vadovara). Presenti in rappresentanza dell’ente, il vicepresidente Claudio Costanzucci, la direttrice facente funzioni Carmela Strizzi ed Antonio Urbano della tecnostruttura: “E’ una iniziativa finalizzata ad aiutare gli allevatori colpiti da danni per fauna selvatica e rientra nello scopo istituzionale dell’ente volto alla conservazione e tutela della fauna selvatica presente all’interno dell’area protetta. Come? Mediante l’incentivazione – ha spiegato Claudio Costanzucci che guida l’area protetta insieme all’assessore Pasquale Coccia – di una giusta convivenza tra il lupo e le attività zootecniche presenti nel territorio del Parco”. Va premesso che l’esperimento avviato ieri dal Parco Nazionale del Gargano, si inserisce nel solco già aperto tempo addietro – con successo – nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Nell’ottobre 2017 sull’altopiano di Campo Imperatore, in provincia de L’Aquila, l’ente Parco Nazionale del Gargano organizzò una apposita giornata dimostrativa, cui parteciparono una cinquantina di allevatori del Gargano, i quali, al termine, si dissero favorevoli ad utilizzare anche nelle loro aziende i cani pastore abruzzese per la difesa degli ovini dagli attacchi da lupo. Fu il viatico alla successiva decisione di riproporre il modello abruzzese (con qualche adattamento alle caratteristiche degli allevamenti garganici) anche nell’area protetta garganica. A tale scopo fu commissionato alla veterinaria Franca Adriani il reperimento di 12 cuccioli, già sverminati, vaccinati e con

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