Il vivaio delle specie vegetali rare (e non) del Gargano a San Marco in Lamis

di Domenico Sergio Antonacci

Nel weekend 12/13 ottobre si sono tenute le giornate FAI d’autunno che hanno permesso di visitare, in tutt’Italia, luoghi il cui accesso normalmente è chiuso o consentito solo su richiesta.
Io ho scelto di visitare il vivaio del Consorzio di Bonifica Montana del Gargano, a San Marco in Lamis, passando un’oretta a curiosare come un bambino tra i nomi di piante, in particolare quelle rare del nostro territorio.

Principalmente il vivaio si divide in varie sezioni:
– piante dei lavori forestali (quercie etc)
– piante rare ed endemiche del Gargano (aubrezia etc)
– piante aromatiche (e vabbè…rosmarino, origano etc)
– piante da frutto rare del Gargano (un mondo sconosciuto tra sorbi, pere, mele etc)
– altre piante (tantissime)
e infine una nutrica banca dei semi dei frutti rari del Gargano (e finalmente ho visto il pistacchio di cui avevo sentito parlare!).


Sicuramente ho dimenticato qualcosa, ringrazio anche qui il personale del Consorzio e la Delegazione FAI Foggia

p.s. Chiunque può acquistare semi o piante, altre info qui.

p.p.s. A chi volesse approfondire la conoscenza delle piante da frutto del Gargano consiglio questi approfondimenti:
Atlante dei frutti antichi

La “Grotta di Venere” a Vieste verrà (finalmente) studiata dagli archeologi!

L’isolotto del faro di Vieste nasconde al suo interno una grotta importantissima per la storia del Gargano e della Puglia.
La caverna testimonia, infatti, l’esistenza del culto alla Dea Venere sul Gargano grazie ad un’epigrafe incisa nella roccia.
Le tracce sono tante altre (e di ogni periodo storico) ma scavi archeologici e studi approfonditi sulla grotta (e dintorni) non sono mai stati fatti …sembra, tuttavia, che sia arrivata finalmente l’ora!
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Approfondisci sulle pubblicazioni di Angelo Russi sulla Grotta di Venere Sosandra (Vieste) e Grotta dell’Acqua (Peschici) (uno e due)

La “potenza” del Gargano che ti attrae e ti sconvolge

La “potenza” dei luoghi del Gargano…come la Grotta di San Michele di Cagnano Varano.
Racconto raccolto da Leonarda Crisetti.

Il giorno prima, la mamma di F. parla con noi e indica la grotta di San Michele tra gli elementi significativi che si possono vedere a Cagnano Varano, ma non ascolto bene: non sono battezzata e in genere le cose che riguardano i santi e la religione non mi interessano troppo.
È di domenica e in auto c’è F., che ci ospita, e la mia amica A. .
Mentre io guido, F. mi dice, un secondo prima dello svincolo, che proprio lì c’è a grotta di San Michele.
Sterzo bruscamente, mi scuso con le mie amiche, entro nel parcheggio.
Scendiamo dall’auto e subito il giardino mi comunica cura:l’anziano pitosforo verde e squadrato a siepe, un vaso modesto con un’aloe vera, qualche pianta fiorita.
Appena oltrepassata la soglia della grotta capisco che sta accadendo qualcosa.
Entro, avverto l’esigenza di addentrarmi, ma non so dove, né perché, quindi, mi muovo a caso.
Tendo di avvicinarmi alle pareti rocciose della grotta sulla sinistra, dove il soffitto si abbassa e le pareti si stringono quasi a formare una grotta nella grotta.
Sento qualcosa di forte che mi attira, in maniera confusa sulle prime, fino a quando F. mi dice che lì, alla nostra destra, ovvero in fondo alla grotta, di fronte all’ingresso, c’è “l’acqua di santa Lucia”.
Finalmente capisco perché sono qui. Lo so e basta.
Mi dirigo verso la zona dietro l’altare, commossa fino alle lacrime.
Non so come, ma so che devo “mischiare le acque” con la grotta.
Con la punta di alcune dita della mano destra raccolgo qualche mia lacrima e la porto fino alle gocce che stillano dalle stalattiti, mescolando le lacrime a quell’acqua, con cui poi mi bagno la faccia.
Ecco, ho fatto quel che dovevo. Sono in pace.
Serena e quasi stanca, mi appoggio su un sedile di pietra, che F. mi indica.
– Lì è fresco – mi dice.
Mi siedo. Il custode si avvicina per chiedermi se c’è qualche problema.
No – sorrido – Va tutto bene. Benissimo.

Domenica 25 agosto 2019
Giovanna Sebastiani

La pesca sul Gargano è sempre più abbondante…di plastica!

di Ecologia e Scienze Naturali

Il pescato del giorno, signore e signori!
Tra le tante immersioni fatte quest’estate, questo è stato il “bottino” che, più o meno ogni giorno, ci siamo portati via dai fondali. Sott’acqua giacciono, come fantasmi, pezzi di cordame con buste di plastica incastrate, costumi da bagno abbandonati o persi (!), frammenti grandi, piccoli e minuscoli di plastica e, soprattutto, i maledetti retini per il commercio di mitili e altri frutti di mare. Molto spesso si ritrovano spiaggiati, ma non immaginate quanti ce ne siano sul fondo del mare, pochi metri sotto la superficie o in profondità. Queste reti, rigide e pericolosissime per la fauna marina, sono un vero flagello e anche un simbolo della nostra idiozia. La comunità dei mitilicoltori e chi vende e acquista frutti di mare dovrebbe prontamente abbandonare e/o boicottare questo tipo di rete, perché – possiamo assicurarvi – in alcune aree può diventare la fonte di inquinamento prevalente da plastica, a fronte di un mare piuttosto pulito. Abbiamo visto pesci vivi incastrati in queste dannate reti, le abbiamo viste formare delle trappole sott’acqua pericolose anche per i sommozzatori. Studi recenti (trovate i link nei commenti) dimostrano che una tartaruga marina che ingurgita 14 pezzi di plastica ha una probabilità di morire del 50%, e che detriti in plastica sono arrivati fino a 6000 m di profondità, con una densità fino a 335 pezzi di plastica per chilometro quadrato. Non ne vale la pena, per quanto buoni siano gli spaghetti con le cozze bisogna trovare un modo alternativo per allevarle e commercializzarle. La lotta per il futuro dei nostri mari passa anche da qui.

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