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Mestieri di una volta: u ‘nagghijérë

di Michele Giuliano da San Paolo Civitate Alcuni giorni fa, sfogliando “Antiche Anticorìe” un libro su San Paolo di Civitate, scritto da ben quattro illustri autori, sono inciampato in un termine dialettale che ha attirato la mia curiosità. Permettetemi, prima però, di spendere due parole su questo libro. Credo che per un cittadino di San Paolo di Civitate, sia un’ opera importantissima. Soprattutto le giovani generazioni dovrebbero aver letto, se non addirittura studiato questo testo ricco di termini dialettali, di vita vissuta e di tradizioni della nostra terra. Credo che ogni sampaolese dovrebbe averne in casa una copia. Debbo confessare che proprio dalla lettura di questo libro, che periodicamente ripeto, ho ritrovato tanti dei miei ricordi d’infanzia e non, che mi sono sentito stimolato a trascriverli e raccoglierli in un volumetto che cercherò di rendere pubblico proprio con lo stesso spirito che penso abbia animato gli autori del libro in questione: rinsaldare e mantenere vivida la tradizione degli usi e dei costumi del nostro paese, tramandandone il ricordo. Ma torniamo a noi….mentre leggevo questo libro mi sono imbattuto nel vocabolo “u ‘nnagghjér”. A fianco vi era la seguente spiegazione che fedelmente trascrivo “OPERAIO specializzato nel separare con l’omonimo attrezzo l’olio dall’acqua di vegetazione prima dell’avvento della centrifuga”. Per essere precisi il termine dovrebbe avere l’accentazione grave (come quasi tutti i vocaboli relativi ai mestieri recitati in forma dialettale sampaolese) dovrebbe cioè leggersi “u nagghjèr” per analogia con “ u lattèr; u scarpèr, u matunèr ecc. Ma a prescindere da ciò, a me è tornato in mente la spremitura delle olive nel modo in cui veniva fatta al tempo della mia fanciullezza. Tutto iniziava con la raccolta delle olive che veniva rigorosamente fatta a mano (brucatura) dai rami degli alberi utilizzando scale in legno e un attrezzo, sempre in legno, a

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VIDEO: Gargano, ricordando l’estate

Arriva il freddo e la nostalgia dell’estate si fa sentire. Anna e Cesare D’Amico ci inviano questo breve ma intenso filmato delle loro vacanze estive sul Gargano. Edit and Shot by Anna d’Amico Music: Son Lux – Lost It To Trying () Cameras: HDR AS15 Sony, HDR CX115 Sony

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Il grande trattato di falconeria di Federico II “De arte venandi cum avibus” digitalizzato e consultabile online

De arte venandi cum avibus (“Sull’arte di cacciare con gli uccelli”) è un trattato dell’imperatore Federico II di Svevia sull’attività venatoria. Il manoscritto conservato alla Biblioteca Vaticana (codice Pal. Lat. 1071) è la redazione più nota per le illustrazioni, ma contiene solo i primi due libri: si tratta di un codice di 111 fogli di pergamena di dimensioni pari approssimativamente a cm. 24,5×36, commissionata a Napoli dal figlio di Federico, Manfredi re di Sicilia, intorno al 1260. L’opera consiste in un trattato di falconeria, cioè sui sistemi di allevamento, addestramento e impiego di uccelli rapaci (propriamente falchi) nella caccia (soprattutto ad altri uccelli, tutti accuratamente descritti nell’opera).   Basta osservare le miniature per restare incantati per la dedicazione cura con la quale già 800 anni fa gli animali venivano “studiati” e disegnati. Si può anche ipotizzare che alcuni del luoghi ritratti siano nella nostra provincia di Foggia, la Daunia, visto che Federico II aveva qui diverse zone di caccia (Foggia e tra Apricena e il Gargano). Oggi potete “sfogliarlo” qui Download versione solo testo: parte 1 – parte 2

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FOTO: Il sentiero degli eremi di Pulsano ridotto a discarica

di Domenico Sergio Antonacci L’amico Ventura Talamo da facebook segnala la triste situazione che coinvolge gli eremi di Pulsano. Sporcizia sparsa lungo il sentiero da “escursionisti” che con la sacralità del luogo (non solo quella religiosa) non hanno nulla a che vedere, addirittura una carcassa di auto fatta cadere da un punto vicino all’abbazia soprastante.  Ventura segnala anche il pericolo che corrono specie come il falco lanario e pellegrino, specie nidificanti in zona fino a qualche anno fa, prima della “riscoperta” della località in seguito alla vittoria come primo luogo del cuore FAI. Qual è la soluzione? Sarebbe giusto limitare gli accessi per scongiurare una discarica creata da turisti? Una carcassa di auto sul sentiero, verrà rimossa? Difficile..e se si a quale costo? Se vuoi conoscere meglio il contesto storico-naturalistico (e non solo) leggi questi nostri post precedenti: Il progetto del ripristino del sentiero  La valle di Pulsano, gli eremi e l’abbazia Gli scavi dell’UNIFG all’eremo Studion Striscia la notizia a Monte Sant’Angelo Pulsano luogo del cuore FAI 

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