Marina Militare e INGV sul Gargano con la nave scuola Palinuro

Si è da poco conclusa la Campagna di ricerca RICAMAR nel Golfo di Pozzuoli con l’Unità Idro-oceanografica d’altura della Marina Militare, Nave Ammiraglio Magnaghi, e subito parte una nuova missione scientifica che vede ancora una volta la Marina Militare e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) insieme nel monitoraggio dei mari italiani. Questa volta l’area operativa è quella del promontorio del Gargano. La prestigiosa nave scuola Palinuro ospiterà 7 giovani ricercatori dell’INGV appartenenti all’unità ‘Geofisica e Tecnologie Marine’ di Porto Venere. Si tratta di giovani destinatari di Assegno di Ricerca, laureati in varie discipline (fra loro ingegneri, fisici, astrofisici, geologi, ecc.), finanziato dal Fondo Sociale Europeo a seguito di un Bando della Regione Liguria. Questi giovani ricercatori partecipano a diversi progetti di ricerca e innovazione tecnologica con aziende del Distretto Ligure delle Tecnologie Marine che hanno sede nella città di La Spezia. Il programma di ricerca che sarà svolto a bordo  dello storico veliero si concentrerà principalmente sul campionamento e sulla misura di alcuni parametri fisici della colonna d’acqua al fine di censire possibili risalite di sorgenti di acqua dolce presenti nell’areale marino e costiero là dove sono presenti effetti carsici. Contestualmente, saranno effettuate a bordo di nave Palinuro alcune misure con sistemi gravito-inerziali sperimentali, inizialmente ideati per applicazioni spaziali, che verranno utilizzati per la misura delle sollecitazioni alle quali è soggetta la nave durante la navigazione. I giovani si avvarranno dell’esperienza del personale di bordo per l’esecuzione dei campionamenti e per l’esercizio dell’arte marinaresca. Anche questa attività scientifica si inserisce nel quadro delle collaborazioni in atto tra la Marina Militare e l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, attivate da circa una decina di anni nell’ambito di un accordo denominato CONAGEM (Coordinamento Nazionale di Geofisica Marina) e che, dal suo avvio, ha portato a oltre quindici missioni scientifiche condotte

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Celestino V e il Gargano: ancora una prova del suo passaggio sulla montagna sacra

di Domenico Sergio Antonacci alla memoria di Gabriele Tardio Che Celestino V passò dal Gargano è ormai assodato, oltre che dai documenti, da testimonianze pratiche come un’incisione ritrovata nella Valle di Stignano che lo cita ed una grotta a Vieste chiamata Grotta del Papa. Ena Servedio ci invia questo prezioso testo che parla della Chiesa di Sant’Antonio nella Foresta Umbra, chiesa di cui oggi resta soltanto il campanile (vedi foto). Vi sarete sempre chiesti cosa fosse… […]Inoltre, nel cuore della selva, si scopre un’ampia piazza da villaggio coronata di conifere e cinta di alte e ben curate siepi ornamentali ove si eleva al cielo il campanile di una linda Chiesetta dedicata al gran Santo di Padova. Ma qui, come parentesi, teniamo ad osservare che il taumaturgo patavino è fuori d’ogni  rapporto storico col nostro Promontorio. Il titolo della nostra piccola Chiesa spettava logicamente a S. Pier Celestino, il venerando veglio di Morrone, il quale, dopo la sua rinunzia al Papato, andò errando per le contrade nostre più solitarie e nascoste per sfuggire ai suoi persecutori. Ond’è che i garganici lo tennero come protettore delle nostre selve e lo rievocarono nei noti versi popolari: Uomini del comune, il bosco è santo: l’ha benedetto Pietro Celestino: chi taglia un faggio è peggio che assassino, chi taglia un faggio uccide un corpo santo […] da Il Gargano, Anno II – N7-28 Luglio 1951 Ludovico Centola, del gruppo “La valle degli eremi”, ci scrive: “Secondo la mia modesta opinione bisognerebbe approfondire meglio gli ultimi giorni di celestino V sul Gargano. La scoperta dell’Eremo nella valle di Stignano, la leggenda che parla di una sua presenza a Sannicandro G.co, San Giovanni in Piano ad Apricena, la grotta del Papa tra Vieste e Peschici ed infine questa testimonianza orale devono farci riflettere. Il forte legame che

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Addio Gabriele

di Domenico Sergio Antonacci Era il 29 dicembre 2010 e per la prima volta, dopo tanti scambi di mail, ci incontravamo. Avevi organizzato una perlustrazione, l’ennesima di tante, all’eremo della Trinità, vicino San Marco in Lamis. Una bella scarpinata che non ti faceva paura, nonostante il tuo fisico a volte faticava a superare gli ostacoli della fitta macchia. Quel territorio, la valle di Stignano con i suoi eremi, tu lo conoscevi in ogni suo centimetro ma ancora riuscivi a trovarvi nuovi elementi, tracce, testimonianze; eri uno dei pochi studiosi che metteva davvero i piedi sulla terra che studiava, palmo a palmo, e da qualche anno ci portavi i giovani, i giovani in cui forse non avevi mai creduto fino a quando Ludovico non è diventato il tuo allievo. Appena scendi dall’auto, quel giorno, davanti alla chiesa di Stignano, ti vedo, col barbone e i sandali. Tra una chiacchiera e l’altra dopo un quarto d’ora ci avviamo sul sentiero e….tu avevi i sandali ai piedi! Quella cosa mi sconvolse! Non solo perchè non avevo mai visto fare un trekking con dei sandali ma perchè era il 29 dicembre, diavolo! Avevo portato Rocco, un mio amico, per la prima volta con me e mi disse, in carpinese, qualcosa del tipo “ma dove mi hai portato”? Che scena esilarante! Ma ancora non ti conoscevo…ancora non mi avevi detto di aver vissuto 8 anni in alcuni di questi eremi, con qualche comodità in più certo, ma comunque in condizioni di comfort sicuramente non “urbane”. Insomma, per te era normale! Ogni volta che aprivi la bocca si capiva che lo stavi facendo con l’intento didattico verso di noi, quasi a volerci lasciare un’eredità. Spesso accennavi, anche via posta elettronica, a discorsi del tipo “ma questo dovete scoprirlo voi” oppure “ma io il mio l’ho fatto,

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