Il mestiere del “capëllerë”, quando si vendevano i…capelli !

di Michele Giuliano   Giovanotti piangete, piangete, han tagliato i miei biondi capelli, tu lo sai che eran ricci eran belli, giovanotti piangete con me! Mia madre aveva dei capelli bellissimi. molto ricci e lunghi e di colore biondo scuro. Era veramente uno spettacolo vederla pettinarsi, specialmente nelle giornate d’estate, quando il sole rendeva i capelli ancora più splendenti ed il vento li muoveva con delicatezza. Si sedeva sulla piccola sedia con la seduta in paglia, appoggiava una asciugamani sulle spalle e scioglieva i capelli lunghi e fluenti. A quel punto la nonna e, alla sua scomparsa, mia sorella, si metteva alle spalle della mamma e con “a scatén” cominciava a pettinare i capelli lisciandoli. Vi dirò che in quel tempo pettinare i capelli delle donne era un vero e proprio “mestiere” perché le acconciature richiedevano molta abilità. Bisognava essere bravi già nel pettinarli cercando di non farli spezzare e poi bisognava stenderli facendo una treccia che poi veniva raccolta sul capo arrotolandola in modo da formare un tupé – u tùpp. Ricordo che certe acconciature, soprattutto in occasione di matrimoni o delle festività, erano dei veri capolavori. Non tutti però potevano permettersi di ricorrere all’opera di quella che era una vera professionista a domicilio, “a cap’llér”, il più delle volte questo compito era svolto da una amica, da una vicina o da una della famiglia. Era comunque inevitabile che nell’operazione, molti capelli, spezzandosi rimanessero attaccati alla “scatén”. Bene, questi capelli spezzati non andavano persi ma venivano accuratamente “s-catenati” cioè tolti delicatamente dal pettine e raccolti in carta di giornale. Insieme ai capelli così raccolti si conservavano anche le trecce delle bambine quando si decideva di tagliarle perché troppo lunghe. Si attorcigliavano insieme a gomitolo e si “stipavano” in carta di giornale. Per farne cosa, vi starete chiedendo? E’ presto

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Mestieri di una volta: u’ matunèrë

di Michele Giuliano da San Paolo Civitate  Parlava sempre molto poco mio padre, anzi a volte non parlava proprio, ma ti guardava fisso negli occhi e a noi toccava capire, interpretandone lo sguardo, cosa c’era da fare. La prima volta che riuscii ad intavolare un discorso completo con lui avevo ormai quasi sedici anni. Si parlava ovviamente di politica. Io, come tutti i ragazzi dell’epoca, plasmato dal ’68 appena trascorso, tendevo ai movimenti extraparlamentari di sinistra, lui invece socialista vecchio stampo alla Pertini, si vantava della sua amicizia con l’onorevole Di Vagno. Ricordo comunque che i discorsi tra noi finivano sempre con lui che mi diceva : “ Ch’ t’ crìd mò tu cha p’cchè ha studièt sèp ‘cchiù còs d’ mè? Avùglij angòr a fa fùgn; Avùglij a magnà pèn tòst! Jì tèngh sùl u tèrz avviamènt ma t’è ‘mbarà e t’è perd! ( Credi di saperne più di me perché hai studiato? Hai voglia ancora a cercare funghi; Hai voglia a mangiare pane duro! Io ho solo il terzo avviamento – non c’erano ancora le elementari -, ma posso insegarti ancora molto!). Alla fine aveva ancora ragione lui! E’ proprio così! Lui era in grado di fare tantissime cose che io neppure immaginavo. “T’è mparèt a ‘nnstà! T’è mparèt a sar’m’ntà e a fa a carvunèll! T’è ‘mparèt a pul’zzà i puzz e a v’l’gnà!” ( Ti ho insegnato a fare gli innesti, ti ho insegnato a potare le vigne e a fare la carbonella, ti ho insegnato a ripulire i pozzi e a vendemmiare). A tutto questo potevo solo contrapporre la mia profonda conoscenza del greco, del latino, dei classici e della letteratura. Tutte cose validissime per carità, ma che nel pratico non servivano granché. Uno di quei giorni che lo avevo trovato più disponibile a parlare

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FOTO D’EPOCA: Gruppi folkloristici garganici alla prima Fiera del Levante (1931)

Il prezioso internetculturale.it si sta rivelando una vera miniera d’oro per chi vuole approfondire la conoscenza del proprio territorio. Nel 1931 Saverio La Sorsa pubblica “La prima fiera del levante riccamente illustrata”. Il testo, molto interessante, contiene, tra le molte fotografie due probabilmente sconosciute o quasi di due gruppi folkloristichi dell’epoca. Uno deve essere il gruppo della pacchianella di Monte Sant’Angelo mentre l’altro è un gruppo di San Nicandro; da notare gli abiti da pacchiana. Una chitarra battente? Il libro “La prima fiera del levante riccamente illustrata” è visualizzabile e scaricabile in pdf QUI

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I bombardamenti austriaci della Prima Guerra Mondiale a Vieste e Manfredonia (Turbine) e i colpi tirati verso Torre Mileto e le Isole Tremiti

di Domenico Sergio Antonacci Tempo fa parlammo del Turbine, un cacciatorpediniere italiano protagonista di una battaglia a largo delle coste del Gargano durante la Prima Guerra Mondiale (puoi leggere tutta la storia qui). Sebastiano Granatiero, su facebook (ancora una volta si dimostra un ottimo mezzo se usato bene), segnala una mappa molto interessante dove si possono leggere tutti gli orari di inizio bombardamento di alcune città adriatiche; risulta che Barletta fu la prima ad essere colpita alle ore 4:00 del 24 Maggio 1915, Manfredonia e Vieste alle 4:15 e così via Termoli e Campomarino. Si nota anche l’avvicinamento della nave Shreiter alla costa di Torre Mileto e bene, da “La Puglia e la guerra mondiale” di Saverio La Sorsa si apprende che alcuni colpi furono tirati anche al “semaforo di Torre Miletto” e al semaforo delle Isole Tremiti ma, per fortuna, nessuno andò a segno (altrimenti oggi, probabilmente, Torre Mileto sarebbe solo un ricordo). La mappa completa è visibile qui I danni inflitti dalle navi austriache alle cittadine furono, fortunatamente, abbastanza limitati. Effetti dei bombardamenti a Manfredonia (stazione) Effetti dei bombardamenti a Vieste (castello) da “La Puglia e la guerra mondiale” di Saverio La Sorsa da “Il sacrificio del C.T. Turbine” di Mimmo Aliota

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