Mestieri di una volta: il gualano

di Michele Giuliano da San Paolo Civitate  Avete mai provato a bruciare una fotografia?…..La fiamma avanza lentamente e consuma la carta lasciando intatto il negativo dell’immagine. Quasi restasse soltanto la pellicola che si dissolve poi sbriciolandosi in mille pezzi tra le mani oppure ad un semplice soffio di fiato. Che strana malattia è l’alzheimer! Ruba e brucia lentamente…uno ad uno tutti i tuoi ricordi. Comincia dai più recenti e giù giù sino a farti diventare un album senza più una foto. Ti svuota la mente, la memoria sino ad asciugare totalmente i tuoi pensieri. A renderti solo un involucro che difficilmente si riesce a penetrare, capire, interpretare. Asciuga poi il tuo corpo suggendone dall’interno il midollo della vita e ti sterilizza rendendoti simile ad una larva. Non sono mai riuscito a capire quanto possa soffrire un malato di alzheimer! Quanto possa rendersene conto!  Eppure l’esperienza non mi manca. Ho già scritto delle mie due nonne. Una di queste viveva in casa con noi mentre l’altra che da sempre era abituata a stare da sola, viveva in una casetta alla periferia del paese. Ulisse Anna Maria Vincenza, la mia nonna paterna, era rimasta vedova molto presto e con tre figli da allevare. Il più piccolo dei tre, Leonardo, mio padre, all’età di cinque anni era stato avviato al lavoro perché c’era bisogno di mangiare! La nonna invece lavorava nei campi sotto padrone ed era incaricata spesso di reperire la manodopera femminile. Era una donna forte abituata alla solitudine ed a cavarsela in ogni situazione. Almeno fino a quando non fu colpita da alzheimer! Allora non poté più stare da sola anche perché essendo un tipo molto espansivo attaccava bottone con ogni passante e quanto veniva colta dalla voglia di andare in giro, si avviava e cercava di andare e non c’era

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FOTO D’EPOCA: Il trabucco di Lesina

di Domenico Sergio Antonacci Archivio Salvatore Primiano Cavallo Su input di Domenico Ottaviano sono andato alla ricerca (virtuale) di alcune foto di un trabucco esistente a Lesina e di cui oggi non resta alcuna traccia. Subito mi sono rivolto a Salvatore Primiano Cavallo e la fortuna mi ha accompagnato, visto che suo suocero è in possesso di due foto del trabucco di suo padre. La prima foto è riferita al 1951. La persona che vedi al centro della foto è Paolo Costa, un giornalista di Milano che negli anni 50 fece uno studio sui trabucchi del Gargano.  La seconda è stata scattata negli anni ’40 con alcuni componenti la famiglia di mia moglie. Sono entrambi inedite e le originali appartengono a mio suocero. Il trabucco risale proprio agli anni ’40 del ‘900 ma nel febbraio del 1955 venne letteralmente spazzato via da una fortissima mareggiata. Ancora oggi sono visibili quelli che erano i piloni in ferro che formavano la struttura portante. Mio suocero non ricorda nessun altro trabucco prima di quello. La località è Punta delle Pietre nere, località famosa ai geologi per l’antichità delle rocce di origine vulcanica (se vuoi saperne di più leggi questo articolo) Le foto qui di seguito: Archivio Salvatore Primiano Cavallo Archivio Salvatore Primiano Cavallo Anche a Torre Mileto c’era un trabucco, vedi la foto qui Punta delle Pietre nere, le rocce più antiche del Gargano

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Mestieri di una volta: u ‘nagghijérë

di Michele Giuliano da San Paolo Civitate Alcuni giorni fa, sfogliando “Antiche Anticorìe” un libro su San Paolo di Civitate, scritto da ben quattro illustri autori, sono inciampato in un termine dialettale che ha attirato la mia curiosità. Permettetemi, prima però, di spendere due parole su questo libro. Credo che per un cittadino di San Paolo di Civitate, sia un’ opera importantissima. Soprattutto le giovani generazioni dovrebbero aver letto, se non addirittura studiato questo testo ricco di termini dialettali, di vita vissuta e di tradizioni della nostra terra. Credo che ogni sampaolese dovrebbe averne in casa una copia. Debbo confessare che proprio dalla lettura di questo libro, che periodicamente ripeto, ho ritrovato tanti dei miei ricordi d’infanzia e non, che mi sono sentito stimolato a trascriverli e raccoglierli in un volumetto che cercherò di rendere pubblico proprio con lo stesso spirito che penso abbia animato gli autori del libro in questione: rinsaldare e mantenere vivida la tradizione degli usi e dei costumi del nostro paese, tramandandone il ricordo. Ma torniamo a noi….mentre leggevo questo libro mi sono imbattuto nel vocabolo “u ‘nnagghjér”. A fianco vi era la seguente spiegazione che fedelmente trascrivo “OPERAIO specializzato nel separare con l’omonimo attrezzo l’olio dall’acqua di vegetazione prima dell’avvento della centrifuga”. Per essere precisi il termine dovrebbe avere l’accentazione grave (come quasi tutti i vocaboli relativi ai mestieri recitati in forma dialettale sampaolese) dovrebbe cioè leggersi “u nagghjèr” per analogia con “ u lattèr; u scarpèr, u matunèr ecc. Ma a prescindere da ciò, a me è tornato in mente la spremitura delle olive nel modo in cui veniva fatta al tempo della mia fanciullezza. Tutto iniziava con la raccolta delle olive che veniva rigorosamente fatta a mano (brucatura) dai rami degli alberi utilizzando scale in legno e un attrezzo, sempre in legno, a

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VIDEO: Gargano, ricordando l’estate

Arriva il freddo e la nostalgia dell’estate si fa sentire. Anna e Cesare D’Amico ci inviano questo breve ma intenso filmato delle loro vacanze estive sul Gargano. Edit and Shot by Anna d’Amico Music: Son Lux – Lost It To Trying (http://bit.ly/1hReEEJ) Cameras: HDR AS15 Sony, HDR CX115 Sony

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