Quando i tedeschi provarono a distruggere il castello di Manfredonia

da https://edizionisudest.wordpress.com/ Il diario di mons. Andrea Cesarano è uno straordinario documento sul periodo dell’occupazione tedesca di Manfredonia, durante la Seconda guerra mondiale. In quei fogli manoscritti, che egli qualifica come “Promemoria”, sono annotate le drammatiche vicende sipontine che vanno dall’8 settembre al 1° ottobre del 1943. Del libro – curato con grande precisione, competenza e passione da Antonio Tomaiuoli – riproduciamo le pagine del 24 e 25 settembre 1943, quando i tedeschi volevano fucilare quattro manfredoniani e tentarono di far “saltare” il castello. Manfredonia, Venerdì 24 settembre 1943. Mi si dice che verso le 4 del mattino, tre o quattro camions tedeschi venuti da Foggia, e comandati da un ennesimo capo, dopo essersi caricati ben bene di ogni ben di Dio, partirono, lasciando aperti i magazzini. Quindi il saccheggio in piena regola, e fortunatamente senza tristi conseguenze alla vita delle persone. Verso le 12 il Commissario Prefettizio venne ad avvertirmi che il Comandante tedesco gli aveva comunicato che in giornata si sarebbe fatto saltare il Castello. Collo stesso corsi dal Comandante, un vero muro, senza cuore e senza pietà. (Si vede chiaro che i tedeschi scelgono gli uomini adatti per ogni loro triste bisogna!). L’incontrammo in piazza Municipio e mi

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Il sito archeologico di Grotta Scaloria negli scritti del frate Manicone

Foto di Luciana Rignanese di Michele Eugenio Di Carlo Si ritiene ordinariamente che la grotta Scaloria, a nord dell’abitato di Manfredonia, sia stata scoperta nel 1932, durante l’esecuzione di lavori di scavo per la costruzione dell’acquedotto Manfredonia – Monte S. Angelo. Si dice anche che l’accesso all’antro carsico avveniva attraverso un orifizio apertosi a seguito dei lavori di scavo, in quanto l’ingresso principale era stato ostruito da materiale terroso sin dal Tardo Neolitico. Nel 1967, l’esplorazione della parte profonda della grotta aveva portato alla luce i resti di un cerimoniale religioso del IV millennio a. C. legato al “culto delle acque”. Nel 1979, il preistorico accesso alla misteriosa grotta è stato in parte riattivato per permettere i rilievi dell’Istituto di Archeologia dell’Università di Genova e delle Università di Los Angeles e del Mississippi del Sud. Nel deposito di ingresso alla grotta è stato rinvenuto materiale ceramico del Neolitico. Un culto, quello di raccogliere in vasi di ceramica acque ritenute salutari e purificatrici, che secondo gli archeologi Santo Tiné e Eugenia Isetti era stato praticato poche volte e in un arco ristretto di tempo, a causa delle difficoltà di accesso alla parte bassa della grotta o forse perché il cerimoniale religioso

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Riti del fuoco, passa proposta legge sulla valorizzazione del patrimonio culturale pugliese

Il Consiglio regionale ha approvato a maggioranza, con 34 voti favorevoli 7 contrari e un astenuto, la proposta di legge contenente interventi per la valorizzazione dei rituali festivi legati al fuoco.Obiettivo del provvedimento è di contribuire ad assicurare un maggior rispetto del patrimonio culturale e folkloristico legato ai riti del fuoco, diffondendone soprattutto il valore umano. Con questa legge si punta anche ad accrescere la consapevolezza a livello locale, nazionale e internazionale, dell’importanza di tali manifestazioni che favoriscono la diffusione della cultura e la conoscenza delle tradizioni e del territorio della nostra regione. E’ prevista l’istituzione di un apposito Registro dei rituali festivi legati al fuoco che si svolgono sul territorio pugliese, di cui si occuperà la struttura regionale competente in materia di turismo, affidando alla Giunta regionale il compito di definire i criteri e le modalità ai quali far riferimento per l’inserimento nel registro dei soggetti aventi titolo. E’ stato assegnato un contributo da stanziare in bilancio anno per anno (100 mila quelli per il 2018) per concorrere all’organizzazione dei rituali festivi legati al fuoco, inseriti nel registro, dando priorità a tutte quelle iniziative dirette a realizzare circuiti fra manifestazioni storiche di interesse locale e rappresentazioni che si propongono

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Storia di un amore per Serracapriola, di Emanuele Ubaldi

Emanuele Ubaldi, nato il 22 agosto 1969, di origini umbre e residente nelle campagne di Narni, ha maturato, nel corso degli anni, una vasta conoscenza del territorio attraverso frequenti spostamenti, anche fuori dai confini regionali. Nell’assecondare la sua profonda passione per i viaggi ed il gusto per la scoperta di borghi, centri storici, paesaggi, particolari poco conosciuti ed itinerari meno battuti, ha abbinato un autentico interesse per la fotografia nato con l’esigenza di voler catturare la bellezza di ogni singolo particolare per riviverlo nella memoria anche a distanza di tempo.  Il desiderio di testimoniare il fascino del passato e l’incanto della natura lo hanno portato ed affinare la tecnica fotografica con un occhio sempre attento alle inquadrature, alle prospettive, all’uso del bianco e nero e dell’effetto disegnato. COSI CONOBBI SERRACAPRIOLA …… Già, cosi conobbi Serracapriola.Arrivai a Serracapriola senza neanche sapere, nonostante la mia passione per la geografia, storia, la cultura, fotografia, dove esattamente fosse collocata in Puglia. Voglio però prima presentarmi, mi chiamo Emanuele Ubaldi vivo nelle campagne dell’Umbria a Narni(TR),in un angolo dimenticato da tutti e tutto al confine con il Lazio in una piccola borgata di appena 21 anime, ho 46 anni di professione operaio con la passione

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Dialetto e lingua italiana, la fotografia di un paese che cambia

da baiblog.it  Il 17 gennaio è la Giornata nazionale del dialetto e delle lingue locali, promossa dall’Unpli, Unione Nazionale Pro Loco d’Italia. Per l’occasione, dal 2013, le Pro Loco vengono invitate ad inserire nelle loro manifestazioni uno spazio anche piccolo che ricordi l’importanza delle lingue e dei dialetti locali, un vero e proprio patrimonio da tutelare. Ma quanto è diffuso il dialetto in Italia? Secondo i dati Istat pubblicati a fine 2017 è in calo l’uso esclusivo del dialetto. L’Istituto nazionale di statistica, fotografa il Belpaese che parla italiano, altre lingue straniere ma sempre meno solo l’idioma locale. In particolare l’indagine, in riferimento al 2015, conferma che soltanto il 14,1% della popolazione parla prevalentemente il dialetto in famiglia, ancor meno con gli amici e gli estranei. Una quota che si era già dimezzata tra il 1988 e il 2006. Considerando solo la popolazione di lingua madre italiana, tra il 2006 e il 2015, l’uso prevalente o esclusivo del dialetto in famiglia diminuisce per tutte le fasce di età, soprattutto a partire dai 45 anni. Segno dei tempi che cambiano. L’andamento risente infatti dei cambiamenti generazionali e del progressivo innalzamento dei livelli di istruzione delle generazioni più giovani che si riflettono

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Intervista a Giorgia De Vicariis, neolaureata con una tesi sul recupero dell’Abbazia di Kàlena

L’abbazia di Kàlena suscita sempre molto interesse negli specialisti, che siano professionisti, storici o studenti. Qualche mese fa avevamo intervistato Angela Romondia, neo-ingegnere con una Tesi di laurea in Ingegneria Edile-Architettura dal titolo “Rinascita dell’Abbazia di Kàlena: immagini dal passato, del presente, per il futuro”. Ora è il turno di Giorgia De Vicaaris. Presentati Sono Giorgia De Vicariis,nata a Lucera il 25/02/1992 ma cresciuta in varie città italiane, per ultima Ancona, dove attualmente vivo. Che studi hai intrapreso e qual è la motivazione che ti ha spinto a scegliere questo percorso di studi? Sono laureata in Ingegneria Edile Architettura nella facoltà di Ancona, la passione per l’edilizia l’ho maturata sin da piccola vedendo mio nonno, muratore, costruire la mia casa. Crescendo mi sono appassionata sempre più all’architettura antica in particolare chiese ed edifici storici, sviluppando un grande interesse nel recupero di quest’ultimi.  Che legame avevi con il Gargano prima e dopo l’università? Il fatto di essere cresciuta lontano dalla mia terra ha rafforzato ancora di più l’amore e l’attaccamento al territorio, ma al contempo mi ha fatto avere una visione esterna ed oggettiva dei numerosi problemi culturali ed economici che la affliggono. La mia missione è sempre stata quella di cambiare

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